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2,3 milioni di euro basteranno?


Pesantissima la sanzione a TIM ma pure a Wind Tre da parte dell’AGCOM per mancata garanzia del diritto di recesso ai clienti nel periodo successivo all’abbandono della fatturazione a 28 giorni al posto di quella sul mese solare. Entrambi i due vettori avrebbero utilizzato “trucchetti” abbastanza simili per tenere con se i clienti, non chiarendo bene le nuove condizioni contrattuali in essere e tutto a discapito della trasparenza.

L’Autorità Garante per le Comunicazioni ha pubblicato tre ingiunzioni, due per TIM e una per Wind Tre e di certo è il primo vettore a dover pagare il prezzo più salato per l’appurata pratica commerciale scorretta con una multa pari a 1.508.000 euro complessivi, nel secondo caso solo (si fa per dire) di 870.000.

Perché, in particolar modo TIM, non avrebbe garantito il diritto di recesso ai suoi clienti con l’abbandono della fatturazione a 28 giorni verso quella solare? Come appurato dall’AGCOM, il vettore avrebbe inviato una prima comunicazione ai suoi clienti il 5 marzo 2018, comunicando l’aumento della spesa mensile dell’8,6% e una seconda l’8 aprile in cui si faceva riferimento ad un aggravio rivisto all’8,2% dunque dello 0.4% in meno rispetto a quanto notificato precedentemente. Secondo l’Autorità, il vettore avrebbe posto l’accento sulla presunta seconda rimodulazione positiva, non chiarendo la quota comunque maggiorata e soprattutto non specificando comunque il diritto al recesso per il cliente.

Sempre per TIM, la seconda ingiunzione riguarda la clientela business, per la quale pure nelle comunicazioni inviate in caso di modifiche unilaterali del contratto, non si è sottolineate la possibilità di recedere dal contratto.

Perché la multa AGCOM colpisce anche Wind Tre? Le motivazioni sono molto simili a quelle impugnate per TIM anche perché il vettore unico ha utilizzato, nel corso dell’anno, la medesima strategia. Con l’abbandono della fatturazione a 28 giorni, i clienti sono stati informati via SMS prima dell’aumento della spesa pari all’8,6% e nel giro di qualche settimana, della finta rimodulazione positiva dell’8.3%: dunque con un risparmio dello 0,3%. Il tutto, sempre senza far notare che un aumento ci sarebbe comunque stato e senza fare riferimento al diritto di recesso.

Sia nel caso di TIM che Wind Tre, erano giunti all’AGCOM degli specifici esposti da parte di Vodafone e pure Altroconsumo per presunta incompletezza delle informazioni fornite ai clienti. L’Autorità ha dunque verificato la non correttezza della pratica commerciale in entrambi i casi. Ora la domanda è una sola, basteranno più 2,3 milioni di euro complessivi ai due vettori per evitare reiterati comportamenti nella stessa direzione, con il diritto di recesso mai opportunamente pubblicizzato ai clienti? Solo il tempo ce lo dirà.

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Fonte: http://www.optimaitalia.com/

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Updated: 1 dicembre 2018 — 12:42
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