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Adobe, come la digitalizzazione sta cambiando la Pubblica Amministrazione


L’emergenza sanitaria ancora in corso ha reso il digitale uno strumento fondamentale per non fermarsi. Il nostro paese ha visto un processo di trasformazione digitale senza precedenti, col fine di garantire continuità sia nel settore pubblico sia in quello privato. E proprio le pubbliche amministrazione si sono dotate in tempi rapidi di nuovi strumenti per dare al cittadino servizi chiave in modo costante. In questo scenario si inserisce Adobe, che ha contribuito a creare uno scenario di organizzazione smart con le sue soluzioni per la digitalizzazione dei processi e per la realizzazione di esperienze personalizzate.

In occasione di ForumPA, l’evento annuale dedicato al mondo della Pubblica Amministrazione, Adobe ha presentato “PA e cittadino: quali strumenti per migliorare la digital experience dell’utenza?”, una ricerca elaborata in collaborazione con FPA, società del gruppo Digital360, con l’obiettivo di analizzare lo stato di avanzamento delle principali PA italiane nel loro percorso di costruzione di strumenti e servizi digitali sempre più orientati ai bisogni e alle aspettative degli utenti.

Lo stato di digitalizzazione della PA

Lo studio ha voluto indagare il livello di maturità dei servizi digitali del settore pubblico in Italia lungo quattro direttrici: strategia, azioni, governance e strumenti della digital experience, concludendo che “trasformazione digitale” non vuol dire solo adozione di strumenti e tecnologie avanzate ma anche far crescere le competenze e una cultura dell’innovazione. Secondo il 76,7% degli intervistati, sono le skill digitali infatti l’elemento davvero determinante per migliorare i servizi digitali della Pubblica Amministrazione, seguite dall’efficientamento dei processi interni.

adobe pa

Ma in cosa consiste il contributo di Adobe a simile contesto? Ne abbiamo parlato con Federico Tota, Country Manager di Adobe Italia. «Il nostro obiettivo è quello di semplificare il passaggio della PA a soggetto multicanale, interattivo e digitale. Non è semplice ma solo in questo modo siamo convinti di poter proiettare il paese verso un futuro fatto di servizi puntuali, veloci e rispondenti alla necessità odierne».

«Anche se la PA è uno dei soggetti più lenti nell’adottare piattaforme digitali, è stata molto veloce nello spostarsi, digitalmente, verso soluzioni che da febbraio ad oggi si sono rivelate essenziali per continuare a erogare servizi» spiega Tota.

Uno degli aspetti fondamentali, indicati dalla suddetta ricerca Adobe, è il punto che vede solo il 32% dei cittadini italiani utilizzare i servizi a valore aggiunto della PA, un tempo chiamati “VaS” (value added service). Come mai solo una piccola fetta di popolazione accede a tali funzionalità effettivamente avanzate? «Perché spesso manca una centralità nel comunicare ciò che è possibile fare. Come azienda, lavoriamo per dare un supporto “seamless” alle pubbliche amministrazioni nostrane, cercando di realizzare un sistema-paese che metta a fattor comune le esigenze necessarie a concretizzare sul serio le possibilità offerte dalla tecnologia» prosegue il Country Manager.

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«Vediamo che molte PA mancano non tanto di hardware o software per realizzare progetti validi ma di quella cultura necessaria per compiere l’ultimo passo. Come software vendor che è nato negli Stati Uniti, ci siamo resi conto che mercati più piccoli, come quello italiano, hanno bisogno di una maggiore vicinanza al cliente, una territorialità che spesso non viene considerata. In questo modo possiamo colmare il gap tra i grandi e i piccoli soggetti, anche in qualità di “advisor”».

Le soluzioni Adobe

Sono varie le piattaforme nel portafoglio di Adobe utili a raggiungere lo scopo. Ad esempio Adobe Experience Cloud, che include soluzioni integrate per la creazione di esperienze digitali multicanali, come Federico Tota, Country Manager di Adobe Italia che può commentare con te i risultati della ricerca e aggiornarti su come le soluzioni Adobe possano aiutare la PA a rispondere al meglio alle sfide del prossimo futuro per la gestione dei contenuti e delle risorse digitali, Forms, per la creazione e condivisione di modulistica online, Adobe Campaign Standard per la gestione delle comunicazioni e Adobe Sign, per la firma digitale. Ma anche Adobe Document Cloud, per la gestione, creazione e condivisione di documenti in formato PDF e Adobe Creative Cloud, piattaforma pensata per la creatività e che integra programmi ad-hoc per l’illustrazione, la fotografia, il web designer la user experience.

«A differenza di quanto potesse sembrare in passato, oggi le PA possono trarre un vantaggio assoluto da alcune soluzioni che abbiamo nel nostro ventaglio. L’esempio di Adobe Sign è fondamentale. Nell’era del Covid-19, riuscire a non fermare alcuni processi, che richiedono l’apposizione di una firma, è risultato essenziale per far proseguire le attività amministrative, che non potevano di certo chiudere da un momento all’altro, per tanti mesi».

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«Il mantra che Adobe persegue è quello di costruire una tecnologia semplice che tutti possono usare. La sfida è creare un layer tecnologico che sia indipendente dalla piattaforma di base o dai sistemi operativi, cross-device, cross-platform, con un’attenzione specifica allo standard open, di cui da sempre siamo sostenitori».

Ma cosa riserva il futuro?

Per Adobe, l’errore fino a ieri è stato quello di considerare solo il reparto IT di una PA come unico interlocutore di tecnologia. Facendo ciò, si sono lasciate fuori quelle divisioni, dalle risorse umane alla comunicazione e marketing, che pure avevano bisogno di essere coinvolte e rinnovate. Cosa assicura che le soluzioni adottate oggi anche da questi ambiti, restino anche in una fase consolidata di “new normal”?

«Una volta che un’amministrazione pubblica ha sperimentato i benefici di certe piattaforme, si rende conto di ciò che ottiene in quanto a velocità, versatilità e flessibilità. I trend che oggi sono necessari, per forza di cose, resteranno anche domani. Tendenze quali il 5G e la banda ultra larga renderanno ancora più naturale fondare il lavoro sul digitale, così come l’accesso ai servizi pubblici, andando oltre ciò che la pandemia ha naturalmente accelerato. Questo perché le basi erano già fondate ed evidenti. Mancava quello switch che, ahimè, si è avuto solo con una crisi globale e imprevedibile».



Fonte articolo: https://www.tomshw.it/

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Updated: 22 Luglio 2020 — 14:59
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