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Amnesty International: Google e Facebook sono una minaccia per i diritti umani


Un documento di 60 pagine di Amnesty International accusa in maniera molto diretta Google e Facebook di violazione dei diritti umani. I due colossi del web, attraverso un modello di business basato sulla sorveglianza, violerebbero il diritto alla privacy, sancito nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani delle Nazioni Unite. Oggi Google e Facebook, costituendo quasi sempre la modalit di accesso all’informazione, determinano il valore della notizia e, grazie ai potenti strumenti di profilazione, sono in grado di personalizzare l’informazione a seconda della visione del singolo utente.


Il sistema, oltre a violare il diritto alla privacy, secondo Amnesty International, dunque, rappresenta una minaccia per molti altri diritti inderogabili come la libert di opinione e d’espressione, il diritto all’uguaglianza e alla non discriminazione. Gli strumenti che Google e Facebook hanno introdotto su internet hanno finito per renderla molto diversa dalla internet a cui avevamo aderito ai suoi esordi, con importanti ripercussioni in termini di privacy.


Tutto ci ha portato Amnesty International a etichettare il modello di business dei due giganti della tecnologia come una minaccia ai diritti umani. Il documento non espone casi nuovi, ma stabilisce un filo conduttore rispetto a notizie degli ultimi mesi o anni, citando lo scandalo Cambridge Analytica che ha coinvolto Facebook, o l’affare Snowden, e cita anche la raccolta dei dati che viene predisposta con i recenti strumenti di tipo Internet of Things e gli assistenti vocali Google Assistant e Facebook Portal. La stessa Facebook sta portando avanti degli studi sui visori di VR e AR che potenzialmente sono in grado di leggere nel cervello degli utenti e modificarne il pensiero.


Nello studio si fa riferimento all’esperto di sicurezza informatica Bruce Schneier che ha definito l’odierna violazione alla privacy come “sorveglianza onnipresente”. Ci si riferisce al fatto che le persone sulla internet di oggi vengono costantemente monitorate quando svolgono le loro attivit quotidiane online e sempre di pi anche nel mondo fisico. Oggi Google non solo a conoscenza delle ricerche che facciamo su internet e delle informazioni personali che lasciamo sulla rete, ma conosce anche i nostri spostamenti fisici grazie alla presenza del sistema operativo Android nei nostri smartphone. In futuro potrebbe essere in grado non solamente di mostrarci messaggi pubblicitari basati sulle nostre preferenze, ma potrebbe disporre di una mole sufficiente di dati da fare automaticamente al posto nostro l’acquisto che pi desideriamo, perch a quel punto avrebbe una visione pi chiara della nostra.



Il diritto alla privacy prevede che nessuno debba essere soggetto a “interferenze arbitrarie o illecite” con la propria privacy, come sancito dal Comitato per i Diritti Umani delle Nazioni Unite, che con la legge 76, ha predisposto che tale diritto riguarda anche la sfera informatica e internet.


“Oltre alle conseguenze dirette che il modello di business basato sulla sorveglianza ha sulla privacy, c’ un rischio di conseguenze indirette determinate dalla relazione tra sorveglianza delle aziende e programmi do sorveglianza statale” si legge nel documento. “Autorit statali, come agenzie di intelligence, forze dell’ordine e agenzie per l’immigrazione, cercano sempre pi di ottenere l’accesso ai dati detenuti dalle societ tecnologiche”. Per Amnesty International le istituzioni governative hanno sempre pi opportunit di accedere a dati personali di grande valore che sarebbero altrimenti molto difficili da ottenere. Google e Facebook, pertanto, potrebbero facilitare un modello invasivo di sorveglianza digitale illecita da parte degli Stati e quindi contribuire a illeciti e abusi sulla libert personale.


Google e Facebook lavorano ormai da anni con dedizione su sistemi avanzati di raccolta e analisi dei dati basati su apprendimento automatico. Si punta a fornire, in prima istanza, pubblicit mirata e, in secondo luogo, massimizzare il coinvolgimento degli utenti. “Entrambi questi scopi hanno effetti collaterali preoccupanti che minacciano i diritti umani” si legge nel documento. “La combinazione di profilazione e personalizzazione dei contenuti determinata dagli algoritmi d l’opportunit a Google e Facebook di assumere un ruolo di primaria importanza nel plasmare l’esperienza online delle persone e nel determinare cosa vedono. Ci pu influenzare, modellare e modificare opinioni e pensieri, che rischia di compromettere la nostra capacit di fare scelte autonome”.


Il diritto alla privacy un requisito essenziale per la realizzazione del diritto alla libert di espressione” e quindi l’erosione della “sfera privata” che Google e Facebook stanno realizzando porta impatti diretti e indiretti sullo sviluppo e lo scambio gratuito delle idee. Inoltrare contenuti mirati a gruppi di persone selezionate, inoltre, pu alimentare la discriminazione, minando il principio secondo cui tutte le persone dovrebbero avere condizioni paritarie nell’accesso ai loro diritti umani. “Le singole istanze di targeting non implicano necessariamente una violazione dei diritti: gli inserzionisti le usano da sempre per indirizzare i consumatori ad acquistare i loro prodotti senza compromettere alcun diritto o libert personale. Tuttavia, quando si vanno a intaccare altri diritti delle persone come i diritti economici, sociali e culturali, Facebook e Google possono innescare un alto rischio di discriminazione”.


“Il modello di business basato sulla sorveglianza di Google e Facebook ha permesso loro di stabilire un controllo quasi totale sui canali primari usati dalla maggior parte delle persone per interagire con il mondo digitale e con la “piazza pubblica” globale, acquisendo nel processo un potere senza precedenti nella storia. Mai prima d’ora qualsiasi entit stata in grado di determinare l’importanza e la priorit delle informazioni per oltre due miliardi di utenti
che risiedono in nazioni differenti”
.



Fonte: https://feeds.hwupgrade.it

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Updated: 22 Novembre 2019 — 18:25
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