Siti Web > Notizie di Marketing e comunicazione

Consulta le nostre news di tecnologia ed informatica online !

Animali Fantastici: I Crimini di Grindelwald, la nostra recensione


1927, a tre mesi dagli eventi che culminarono con la cattura di Gellert Grindelwald, il Ministero della Magia americano si prepara a trasferire il crudele mago in una prigione di massima sicurezza. Come immaginerete le cose non andranno secondo i piani, e la rocambolesca (e bellissima) fuga di Grindelwald darà il via ad una serie di eventi che sconvolgeranno il mondo magico, in un gioco di trame che partendo dall’America, passerà per l’Inghilterra sino ad arrivare a Parigi.

Al centro di tutto Grindelwald, la sua ammaliante capacità di convertire le masse di maghi, psicologicamente ancora scossi dalla Prima Guerra Mondiale, ma soprattutto Newt, nuovo eroe del mondo magico che, come Harry, finirà coinvolto suo malgrado in una serie di eventi sconvolgenti e drammatici, in una lotta ciclica ed eterna tra bene e male.

Sono molti i momenti memorabili di Animali Fantastici: I Crimini di Grindelwald, a partire dalla sua bellissima apertura in notturna, che verrebbe voglia di rivedere almeno un paio di volte prima di ricominciare il film, sino all’arrivo in scena di Silente, anticipato dal trailer, e carico di quello stile così dissimile dalle precedenti interpretazioni del personaggio, eppure così familiare.

Non solo, ci sono colpi di scena, sotto trame, evoluzioni emotive che I Crimini di Grindelwald tesse con grandissimo stile, figlio com’è del linguaggio e della scrittura della Rowling, così abile nel costruire meticolosamente i suoi racconti, che il film diviene quasi una lunga corsa dal sapore “holmesiano”, con un altro grande investigatore come protagonista: Newt Scamander.

Un Eddie Redmaine, come sempre, in stato di grazia, che in certi frangenti ricorda quasi uno Sherlock Holmes del mondo dei maghi, solo più impacciato, più umile, meno innamorato di sé stesso.

Del resto, senza voler fare spoiler, I Crimini di Grindelwald è la storia di una una ricerca, di una caccia genealogica che dovrà, alla fine del suo racconto, far luce su di un “chi è chi” che viene ereditato direttamente dal primo film, preoccupandosi al contempo di dare nuova luce e nuovo spazio ai personaggi che abbiamo già imparato ad amare e a conoscere. Ma soprattutto è l’occasione per introdurre al nuovo canone cinematografico un villain imponente e importante, a cui non era stato ancora dedicato il giusto spazio: Gellert Grindelwald.

Qui si nota lo stile della Rowling, il suo coinvolgimento attivo in questo nuovo canone narrativo, fatto di piccoli indizi, di rimandi, di intrecci che si rivelano solo per lasciar posto ad altri grandi interrogativi, come era nello stile dei suoi racconti dedicati al mondo di Harry Potter. In quest’ottica, è evidente il salto di qualità rispetto al film precedente, mettendo da parte una certa giocosità delle situazioni per far spazio ad un dramma corale (e politico) che vi lascerà certamente scossi una volta usciti dalla sala, specie per mezzo delle grandi rivelazioni (evitate spoiler a ogni costo) che verranno messe in piedi alla fine del film.

David Yates, in tal senso, ci consegna uno dei suoi film più cupi all’interno del canone potteriano, complice una scrittura la cui carica drammatica si avvicina moltissimo a pochi altri momenti della saga di Harry Potter al cinema, facendo riferimento per estetica (e non a caso) al Prigioniero di Azkaban, e per pathos al primo capitolo dei Doni della Morte.

Allo stesso modo i Crimini di Grindelwald è un film che lascia meno spazio al sorriso, che pure c’è quando si tratta di avere a che fare con la goffa, ma piacevole, presenza di Jacob o con l’impacciata incapacità di Newt di aver a che fare con gli altri, e più spazio all’introspezione, al mutamento delle emozioni e, come detto, alla politica.

Grindelwald è infatti, prima che un omicida freddo e spietato, un affabile oratore e soggiogatore di folle, la cui capacità di parlare, veicolare e convincere tiene gioco a gran parte degli eventi del film, mostrandosi certamente uno dei più personaggi più belli e carismatici che siano stati scritti per la serie, al pari forse del solo Silente.

Un lavoro possibile sicuramente grazie alla storia, che tratteggia eventi che vanno al di là della contrapposizione tra ciò che è magico e ciò che non lo è, tirando in ballo la questione della razza, della sua superiorità e dell’epurazione di ciò che non è degno, come se il personaggio interpretato da Johnny Depp fosse un nazista ante-litteram (il film precede di molto la Seconda Guerra Mondiale); ma soprattutto grazie allo steso Depp che interpreta quello che è il suo migliore ruolo da anni, con uno charme e una presenza scenica in grado di mettere in ginocchio buona parte del cast.

Grindelwald è machiavellico, spaventoso, accattivante, e semplicemente “potente” ogni volta che appare sullo schermo. Allo stesso tempo è un personaggio politico, che necessita di parlare, spiegare, convincere e per questo non si nasconde nell’ombra, non “aleggia” sulla storia come fece Voldemort per buona parte della serie originale, ma è sul campo, in scena ed è anzi praticamente il primo personaggio ad apparire sullo schermo.

Sul versante opposto il Newt di Redmayne, che abbiamo già imparato ad amare, ma anche e soprattutto l’Albus Silente di Jude Law, così piacevole, confortante e amichevole ma, come da tradizione, spesso criptico e indecifrabile. Eppure questo è comunque un Silente diverso da quello a cui eravamo abituati, in primis perché più giovane, ma anche più dinamico e sornione, e quando si presenta a Newt e allo spettatore è carico di un’aurea “mitica” così evidente, che sembra bucare lo schermo.

Attorno a loro un crogiolo di situazioni, personaggi e intrecci che quasi mettono da parte le premesse del primo film per partire con uno sviluppo nuovo, autonomo, come a dire che il primo Animali Fantastici altro non era che una introduzione (e lo era in effetti) e che ora si fa sul serio, schierando per altro le forze in campo in modo più netto di quanto non potesse essere, per forza di cose, con il primo film.

Ritroveremo quindi Tina, Queenie e Jacob, ma faremo anche (e finalmente) la conoscenza della tanto chiacchierata Leta Lestrange, il cui passato e presente saranno a dir poco essenziali nello sviluppo della trama, specie per far da motore al rapporto travagliato tra Newt e suo fratello Theseus: eroe di guerra, auror e promesso sposo della Lestrange. E poi, come anticipato dai trailer: Nagini, Nicholas Flamel ma anche e soprattutto il Credence di Ezra Miller, che manterrà anche qui una certa centralità negli eventi, rendendo quindi questo secondo film della serie più un dramma corale che un film personale su Newt, approfittandone per approfondire certi personaggi che nel film precedente erano poco più che delle estese comparse, Queenie su tutti.

Detto ciò, I Crimini di Grindelwald non è comunque un film esente da difetti. Per quanto Yates confezioni un film stiloso e accattivante, ci sono alcuni problemi che potrebbero far storcere il naso ai più. Ad esempio alcuni passaggi dell’intreccio narrativo che a mente lucida non tornano, e che sono figli di quello che è un lavoro di retcon che, data la grandezza del progetto (ricordiamolo: ben 5 film prequel) doveva per forza perdersi in qualche dettaglio, e così è. Registicamente parlando, poi, Yates confeziona alcune scene forse un po’ troppo caotiche e confusionarie, la cui macchia più evidente è certamente quella relativa alla gestione del cast che, minuto dopo minuto, passa dal solo Newt ad una composizione più corale e complessa, in cui buona parte dei componenti è lì per un motivo personale che confluirà nella figura di Grindelwald quasi da subito, come se questi fosse un enorme magnete emotivo (e probabilmente lo è) non solo della narrazione, ma anche delle emozioni di protagonisti e comprimari.

Se tutto questo centra l’obiettivo di rendere il nuovo mago oscuro una figura di spicco del mondo magico, dall’altro rende alcuni passaggi narrativi ed alcuni “cambiamenti emotivi” un po’ troppo forzati e frettolosi, specie per ciò che concerne alcuni personaggi che, sin da subito, si dimostrano schieratissimi, salvo poi diventare ambigui troppo velocemente… e quasi immotivatamente.

Ci sono poi scene, ad esempio, in cui ci si chiede da dove siano venuti fuori certi comprimari, se siano stati sempre lì, o cosa abbiano fatto in certi frangenti in cui la macchina da presa indugiava su altro. Problemi relativi alla posizione, al movimento ed alla presenza del numeroso cast, che possono creare una certa confusione, specie se molti dei personaggi hanno fatto il loro debutto praticamente in questo film. Sono problemi importanti? Sì, ma restano comunque appannaggio di uno spettatore “tecnico” che vuole far le pulci ad un film che è, e sarà per molto, un eccezionale esempio di intrattenimento, configurandosi per altro come uno dei film più maturi relativi al tanto amato “Wizarding World”.

Perché a conti fatti Animali Fantastici: I Crimini di Grindelwad è un film apprezzabilissimo e divertente, capace di coinvolgere, emozionare e di lasciare col fiato sospeso quel tanto che basta da farvi desiderare di vederne subito un sequel risultando, per altro, uno dei film più maturi, emotivi e – ancora una volta – “politici” dell’intero canone potteriano. Al netto di qualche sbavatura, il risultato è insomma più che positivo e merita di essere visto. La presenza in sala dei fan del “wizarding world”, invece, è praticamente obbligatoria.

Benché la serie di “Animali Fantastici” sia stata creata squisitamente per il cinema, potrete comunque arricchire la vostra biblioteca con gli screenplay dei film! Il primo e il secondo libro sono già disponibili, in modo del tutto simile a quanto successe per “La Maledizione dell’Erede”. 



Fonte articolo: https://www.tomshw.it/

Rate this post
Updated: 9 novembre 2018 — 12:18
Siti Web > Notizie di Marketing e comunicazione © 2018 Realizzazione, creazione, sviluppo, progettazione siti web-internet