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Atlantico di Marco Mengoni, il pop-rock e il ritmo latino. La recensione


Le notizie circa un tributo a Muhammad Ali presente in Atlantico di Marco Mengoni, la sua nuova fatica discografica, mentivano. Sì, è presente una traccia intitolata Muhammad Ali ed è la numero 4 della tracklist, ma il riferimento al pugile Cassius Marcellus Clay Jr non è che una piccola frase: “Menomale, sto bene o male tutti i giorni, ad incassare la vita sul ring, in piedi come Muhammad Ali, siamo tutti Muhammad Ali, qui si vince e si perde in un attimo”. Un parallelismo, senz’altro, tra i patemi che esistenza e amore portano nella quotidianità e il combattimento sul ring, ma parlare di tributo è azzardato.

Atlantico di Marco Mengoni nasce dopo due anni in cui la ex star di X Factor aveva scelto una solitudine coltivata in giro per il mondo, dalle strade di Cuba a New York, per poi spostarsi in Portogallo, Tanzania e gli Emirati Arabi. Lo ha tradotto in musica, poi, perché il disco è l’oceano che fa da sabbia in quel vaso di ghiaia che sono le esperienze maturate durante i suoi viaggi. L’amalgama di questo quinto disco è l’autoanalisi, qualcosa che Marco Mengoni ha voluto delineare in più sfumature per raccontarsi spaziando in diversi generi: dal pop-rock con un tocco di revival anni ’80 di Voglio, brano che apre il disco e uscito come singolo insieme a Buona vita il 19 ottobre, all’esotismo de La casa azul nel quale a gran sorpresa compare Adriano Celentano. Il molleggiato, qui, omaggia la rivoluzionaria Frida Kahlo quando interviene con parole intense, scritte da Fabio Ilacqua: “Ho disegnato un amore che sembra vero, una pozzanghera illusa d’essere cielo ed una lacrima fine che non si può vedere, una collana di spine, la strada fatta insieme”.

La spinta sull’attesa dell’uscita di Atlantico di Marco Mengoni si è fatta sentire fino all’ultimo, con il lancio del singolo Hola (I say) registrato in un featuring con il cantautore britannico Paul Walker. È la ballad per eccellenza. Walker apre la canzone ed è subito un catapultarsi nell’indie più nostalgico e anche più moderno. La nostalgia è la base del testo, visto che si parla della fine di una relazione della quale non rimane che un saluto in spagnolo, quell’hola che si veste di addio.

Altre collaborazioni, ancora, colorano “Atlantico” di Marco Mengoni come accade in Amalia, brano dedicato ad Amalia Rodrigues che il cantante ha conosciuto durante il suo viaggio in Portogallo durante il quale ha conosciuto il fado, canto popolare di quella terra. Per il brano ha scelto di duettare con i brasiliani Vanessa da Mata & SeltonAtlantico, la title-track, è una ripresa dalle sonorità di Voglio con l’audace scelta di un groove dalle tinte contemporanee.

Collaborazioni, si diceva, anche nella scelta degli addetti al mixaggio: Atlantico di Marco Mengoni, in sala regia, ha visto passare Mauro Pagani, che oltre all’apporto tecnico ha offerto la fruizione di alcuni strumenti di rara fattura; Takagi & Ketra, anch’essi, hanno dato il loro contributo per questo disco che lo stesso cantante definisce una condivisione, un lavoro di gruppo e un progetto collettivo. L’entusiasmo di affacciarsi di nuovo al suo pubblico con del nuovo materiale è stato costante: Mengoni ha presentato il disco in anteprima con uno show a sorpresa alla Stazione Centrale di Milano. No, non durante gli aperitivi serali, e nemmeno nel dopocena: Atlantico di Marco Mengoni è stato eseguito alle 2:30 della notte.

Non è tutto, perché nell’occasione dell’uscita del disco – pubblicato il 30 novembre – sta avendo luogo l’Atlantico Fest, una full immersion che il pubblico può vivere a Torre Velasca attraverso stanze, esperienze e ancora tanta musica. “Atlantico” di Marco Mengoni, appunto, è una condivisione per abbattere ogni muro, – lo ha detto ad Avvenire – anche quello che separa il backstage di un’opera dall’accesso del pubblico. Con l’Atlantico Fest, Marco Mengoni offre al pubblico la possibilità di conoscere tutte le tappe che hanno portato alla realizzazione del disco, in particolare le fonti di ispirazione. Esiste anche una sua campagna in collaborazione con National Geographic sull’inquinamento della plastica, portata al pubblico con una mostra fotografica. Infine, anche esibizioni in acustico: dagli indie Ex-Otago a Francesca Michielin.

Condivisione e riscoperta, dunque, sono alla base di “Atlantico” di Marco Mengoni, un disco dalle tante sfumature e dal linguaggio diretto.

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Fonte: http://www.optimaitalia.com/

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Updated: 1 Dicembre 2018 — 13:44
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