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Blood Sword: quando i librogame si fanno multiplayer


Direttamente dagli anni ’90 torna Blood Sword, la serie di librogame da poter giocare da soli o con due, tre o quattro amici. E sapete una cosa? Funzionano ancora benissimo!

 Chi ha detto che sono solo “avventure in solitario”? Adesso che i librogame sono tornati alla carica , gli scaffali delle librerie tornano a riempirsi di serie vecchie e nuove, con copertine piene di mostri, pagine traboccanti di barbari e demoni ed imprese mozzafiato in mondi fantastici di ogni genere.

Una delle migliori collane di tutti i tempi con ambientazione fantasy è sicuramente quella di Blood Sword, una serie di cinque volumetti che rappresentano i capitoli di una epica missione, che si va dipanando via via da una avventura eseguita per denaro nelle profondità di un dungeon a un vero e proprio finale apocalittico!

Blood Sword è una saga ben scritta e ben congegnata: la trama è esaltante, si va in crescendo di libro in libro, e si arriva in (soli) cinque volumi a una degna conclusione, cosa non da poco nel panorama del genere – basti pensare che la serie di Lupo Solitario non è ancora terminata dopo trenta libri pubblicati!

Ma quello che più caratterizza la collana, già ottima di suo, è una peculiarità quasi unica: i libri supportano anche la modalità multiplayer! Cosa vuol dire in soldoni, anzi in pezzi d’oro, una cosa del genere per un librogioco?

Significa che ogni singola avventura può essere presa e portata avanti da 1 a 4 giocatori, con quattro possibili personaggi a disposizione (Guerriero, Stregone, Ladro e Saggio) e un efficiente sistema di livelli di avanzamento, che consente di mantenere la sfida bilanciata qualunque sia il numero di giocatori seduti attorno al tavolo.

 Modularità da videogame fra le pagine di un libro

Per capirsi ancora meglio: uno degli antagonisti del libro, il terribile Nebularon, avrà sempre le medesime caratteristiche, ma il livello dei personaggi che lo affrontano cambia a seconda del loro numero: saranno quindi 4 personaggi di secondo livello, 3 di terzo, 2 di quarto o un singolo eroe di ottavo a giocarsi la battaglia contro il mostro. E la progressione di nemici/livelli/numero di personaggi varia di libro in libro, aggiustandosi continuamente a seconda di nuove leve o personaggi uccisi per strada: un sistema semplice e geniale che ha fatto la fortuna della serie, assieme alle splendide ambientazioni, a una storia epica e a una scrittura matura e immersiva.

Ma non finisce qui: anche un giocatore che voglia giocare da solo può decidere di mettere su una squadra di eroi, gestendoli da solo lungo le scelte e i rimandi del libro, e anche in questo caso le meccaniche continuano a funzionare perfettamente.

Ma come agiscono di fatto tutti questi personaggi insieme? In cosa consiste davvero la modalità multiplayer?

Innanzitutto ci sono i combattimenti: in questa serie, ogni scena di battaglia è accompagnata da una mappa tattica che mostra la posizione dei combattenti (1, 2, 3 o 4 eroi più gli avversari), la pianta quadrettata dell’ambiente, la presenza di elementi tattici e le eventuali vie di fuga. In questo scenario, con un sistema a turni che comprende anche iniziativa, spostamenti, uso di poteri magici, manovre difensive e armi a distanza, gli eroi combattono contro l’intelligenza artificiale del nemico di turno, spiegata nelle opzioni del paragrafo corrispondente. Le varie opzioni che chiudono il paragrafo sono quindi tutti i possibili output della situazione, e cioè in genere: vittoria, fuga o sconfitta.

Un altro elemento di interattività tra i personaggi è l’uso vicendevole di incantesimi di potenziamento e poteri di guarigione, e lo scambio di oggetti. In Blood Sword infatti la gestione dell’equipaggiamento è molto importante, e il numero di spazi negli zaini limitato: essere in tanti consente anche di avere più slot per tenerci pozioni, reliquie o artefatti speciali, che altrimenti un solo giocatore dovrebbe lasciarsi dietro.

Inoltre, in molti paragrafi sono presenti opzioni speciali riservate a determinati personaggi. In questi casi, il giocatore che gestisce l’eroe in questione deve prendere in mano il libro e leggere in segreto la parte che lo riguarda, seguirne le istruzioni e poi, tornando al gruppo, decidere cosa riferire ai compagni, con la possibilità di attivare dei piccoli tradimenti o dei vantaggi segreti.

 Versione riveduta e corretta

Pubblicata per la prima volta negli anni ’90 da due autori molto conosciuti del settore, Dave Morris e Oliver Johnson, la serie è stata ripresa di recente, riveduta e corretta in una versione inglese di un paio di anni fa, per poi essere riportata anche in italiano da Edizioni Librarsi. Quest’ultima versione è per molti versi migliore di quella inglese e sicuramente superiore alla prima edizione italiana: libri più grandi e curati, con una qualità di stampa eccellente, sovraccoperte con illustrazione più accattivante, traduzione splendida e persino ulteriori aggiustamenti e correzioni subentrate dopo la versione inglese più recente.

Finora è possibile giocare solo al primo volume della serie, Il labirinto di Krarth: una serrata competizione nel cuore di un sotterraneo pieno di trappole e insidie, per raggiungere l‘Emblema della Vittoria in una contesa tra Tredici Maghi e i loro inviati nel dungeon. Già all’inizio del libro avremo la possibilità di scegliere tra tre diversi patroni, e la scelta fatta influenzerà la prima parte del percorso e i nemici che si incontreranno nelle segrete di Krarth, compresi gli altri contendenti!

A tutti gli effetti si tratta di uno dei librogame più belli e famosi di sempre, splendido da giocare in gruppo in una serata in cui cercate un passatempo analogico, proprio come fosse un gioco da tavolo o un gioco di ruolo senza master.

Se Il labirinto di Krarth vi ha intrigato potrebbe piacervi anche Lupo Solitario , una delle serie di libri game più longeve presenti sul mercato o potreste avventurarvi nel mondo di Dungeon & Dragons con la serie Endless Quest



Fonte articolo: https://www.tomshw.it/

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Updated: 28 novembre 2018 — 17:28
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