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Death: Unchained | Recensione | Game Division


In Death: Unchained arriva su Oculus Quest, dopo la versione per PC VR e PS VR. Non è un semplice porting, bensì su Quest il gioco è stato espanso, con un nuovo mondo (The Abyss) che si affianca ai due esistenti nella versione originale (Sanctuary e Paradise), mentre è stato migliorato anche il tracking rendendo le interazioni più soddisfacenti rispetto, ad esempio, alla versione PS VR.

Per chi si avvicina a questo titolo per la prima volta, è un FPS Rogue-Like, ambientato in un mondo realizzato con generazione procedurale. In pratica uno sparatutto dove i livelli vengono creati in maniera casuale (quindi non con un level design prefissato) e anche i nemici posizionati in maniera random. L’ambientazione è quella medievale, con una componente soprannaturale, quindi si passa dai templari, agli zombie, gli spettri ed altri nemici del genere.

La particolarità di In Death: Unchained è che non imbraccerete il classico fucile a pompa, arma immancabile in ogni FPS, ma un arco con cui scoccherete frecce. La precisione dei gesti con cui incoccherete la freccia e tirerete la corda dell’arco è molto soddisfacente, così come la fisica della freccia stessa. Abbiamo provato moltissimi giochi VR che offrono questo tipo di simulazione e In Death: Unchained è quello che offre la migliore esperienza. Con Questo si nota una perdita di tracking in condizioni molto sporadiche, quando ad esempio si tende a spostare la mano destra che tira la corda dietro al visore (dove non ci sono videocamere).

Inizierete nel primo mondo, il vostro scopo sarà spostarvi per il livello e abbattere ogni nemico. Le uccisioni vi faranno guadagnare punti e progredire nell’avventura. Quando raggiungerete una percentuale di progresso (il 20%) sbloccherete il secondo mondo, mentre al 40% il terzo mondo. Non pensate che sia facile progredire, poiché dopo un’accelerazione iniziale fatta per non scoraggiare troppo i nuovi giocatori, il progresso sarà più lento e richiederà maggiore abilità e tanti headshot. Non esiste una progressione del personaggio in stile GDR, potrete unicamente sbloccare alcune tipologie differenti di frecce (fuoco, ghiaccio, esplosive, perforanti), e una seconda arma, una balestra, che si rivelerà più efficace a corto raggio.

Questo gioco metterà alla prova la vostra forma fisica. Vi ritroverete ad effettuare continuamente il movimento necessario per lanciare frecce con l’arco, niente di particolarmente complicato o stancante, fintanto che lo farete solo un paio di volte. Dopo venti minuti con il braccio steso davanti a voi e centinaia di frecce scoccate inizierete a rendervi conto della fatica. In questo caso la balestra diventa più comoda, poiché permette di scoccare anche più dardi in serie e abbattere i nemici più velocemente, ma vi renderete conto che non è l’arma più corretta per una buona strategia.

Per muovervi nel livello non dovrete utilizzare il classico teleporter, attivabile con un joystick, ma ancora una volta dovrete scoccare una freccia “di teleport”, dopo averla selezionata con un tasto. Servono alcune ore di gioco per destreggiarvi con i vari pulsanti ed evitare errori. Inizialmente, soprattutto in momenti di tensione quando verrete incalzati dai nemici, sarà facile sbagliare il tasto. Potrete usare il joystick per ruotare la visuale, e lanciare un “pugnale di teleport” attivabile con il tasto sul dorso del controller destro, che vi permetterà di spostarvi di alcuni metri. Non siamo del tutto convinti che questo sia il metodo migliore, ma non è una novità della versione Questa ma una meccanica originale. Il fatto è che se commetterete l’errore di teletrasportarvi troppo vicini ai nemici, o non interverrete con anticipo durante uno scontro con un Boss (che avviene in un ambiente delimitato), il tempo necessario per incoccare la freccia, girarvi e mirare a un posto lontano dove spostarvi, a volte vi sarà fatale.

Essendo una meccanica di gioco dovrete tenerne conto. Infatti Death: Unchained non è un classico FPS in cui buttarsi nella mischia e sparare ovunque, ma dovrete pensare bene ai vostri spostamenti, allenare la mira e bersagliare i nemici da lontano. O anche fare delle veloci sortite, seguite da ritirate fulminee. Questo mix di strategia vi permetterà di limitare le volte in cui morirete per poi dover ricominciare da capo.

Parliamo delle limitazioni che ha portato Quest: la grafica è piacevole, ma forse un po’ troppo spoglia. La sensazione, sotto questo punto di vista, porta alla memoria giochi di diversi anni fa, con ambienti statici e fin troppo geometrici, texture semplificate ed effetti d’illuminazione e ombre basilari. Probabilmente non era possibile fare di più su Quest mantenendo un frame rate fluido. Il gioco rimane divertente, ma si sente la necessità di qualcosa di più.

Verdetto

In Death: Unchained è piacevole, si può giocare anche in corte sessioni di qualche decina di minuti, ed è tutto basato sulla strategia, la pazienza e la capacità di prendere le giuste misure per scoccare le frecce in maniera precisa.

Se preferite gli FPS frenetici e odiate ricominciare da capo ad ogni morte, non è il gioco che fa per voi. Se vi piace imbracciare un arco e scoccare frecce (probabilmente l’arma più soddisfacente nella VR), dategli una chance.



Fonte articolo: https://www.tomshw.it/

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Updated: 27 Luglio 2020 — 13:30
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