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Dirt Rally 2.0 Recensione – Tom’s Hardware


Abbiamo recensito per le pagine di Tom’s Hardware e Game Division, il seguito del noto simulatore rally di Codemasters: Dirt Rally 2.0

Quando si parla di videogiochi autmobilistici Codemasterss è una garanzia. La software house britannica riesce, infatti, a migliorarsi a ogni produzione, raggiungendo vette qualitative sempre più alte, impressionando critica e community.

Nel 2015, l’azienda rilascio sul mercato Dirt Rally, uno spin off simulativo della serie arcade Dirt, interamente incentrato sul rally che l’utenza apprezzò notevolmente, tanto da convincere Codemasters a realizzarne un seguito: Dirt Rally 2.0.

Il secondo capitolo della serie non introduce grosse novità, ma lima tutte quelle piccole imperfezioni di cui il primo Dirt Rally soffriva. Dopo averlo provato per diversi giorni possiamo finalmente raccontarvi ciò che pensiamo del nuovo lavoro di Codemasters.

Fango, asfalto, ghiaia

Dirt Rally 2.0 offre quattro diversi tipi di partita: la carriera basata sui Rally Storici, il campionato ufficiale Fia World Rallycross Championship, le prove a tempo e il multiplayer. Questa diversificazione permette di garantire prima di tutto una precisa varietà, cercando di venire incontro a tutte le esigenze del caso, attraverso una carriera che prende spunto da Dirt 4, riuscendo a migliorare quella del primo Dirt Rally.

I Rally storici sono campionati suddivisi per categoria, ognuno dei quali ambientato in una delle ambientazioni che il gioco vi propone tra cui Spagna, Polonia, Australia, USA, Nuova Zelanda e Argentina. Ogni campionato è composto da diverse tappe d’affrontare, lo scopo è ovviamente quello di arrivare primi con la somma dei tempi realizzati in tutte le gare rally.

Potrete personalizzare il vostro pilota

Per raggiungere questo obiettivo abbiamo a disposizione un intero team da gestire, dall’assunzione degli ingenieri, fino alla scelta dei pneumatici da usare e all’assetto da impostare.  Ogni scelta ricade inevitabilmente sul percorso di gara, se sbagliamo un assetto o utilizzare un tipo di pneumatico non adatto rischiamo di compromettere interamente l’intero campionato, per cui è necessario studiare il tutto, magari facendo prima qualche ricognizione sul campo.

Non è finita qua, perché oltre i classici Rally Storici, Dirt Rally 2.0 offre sia le prove a tempo che la licenza ufficiale Fia World Rallycross Championship. Le prime, come suggerisce il nome, sono prove a tempo con tanto di leaderboard, sfide esterne alle classiche gare. Il campionato ufficiale Rallycross è invece basato sulla nota competizione e permette di affrontare gare più “standard” per gli amanti dei titoli automobilistici comuni gareggiando su circuiti chiusi misti.

Scalabilità per tutti

Una delle cose più interessanti e meglio gestite nel titolo è sicuramente quella della difficoltà scalabile. Le opzioni consentono infatti di personalizzare la complessità del gioco, con alcuni valori che variano dall’1 al 5. Insomma, sia per chi è alle prime armi sia chi è abituato a gareggiare in Dirt Rally si trova dinanzi a un prodotto adatto alle sue doti.

Certo va sottolineato che a difficoltà più alte l’utilizzo del gamepad stona un po’, nonostante sia quest’ultimo molto migliorato rispetto al primo capitolo come giocabilità generale. Va comunque detto che pur avendo ancora delle caratteristiche arcade, punta prevalentemente alla simulazione, quindi è assolutamente normale trovare difficoltà con un gamepad qualsiasi.

La complessità più alta rimane comunque gestire tutta la componente strategica del gioco, sfruttare quindi i diversi terreni – e le diverse condizioni climatiche – in maniera intelligente, cercando nel contempo di non danneggiare l’auto, visto che ogni incidente può causare un ritardo sul tempo finale che può segnare la nostra classifica in negativo. Per farvi un esempio, se buchiamo una gomma possiamo decidere se continuare – con tutte le difficoltà del caso – o fermarci e rattopparla, ma ciò implica inevitabilmente perdere tempo nei confronti dei nostri avversari. Anche decidere se sistemare la nostra auto prima di una tappa può essere un problema per le tempistiche, quindi ritornando al discorso iniziale: la strategia è davvero tutto nel gioco.

Una volta scelta di opzioni per il vostro stile di gioco

Codemasters ha inoltre lavorato attentamente per limare la fisica del gioco, migliorandola sotto diversi aspetti, soprattutto per quanto concerne la degradazione del terreno a ogni passaggio. Chiariamoci, non siamo ancora a dinanzi a un titolo perfetto sotto questo punto di vista, ma le migliorie sono palpabili e ci si rende subito parte di gare decisamente immersive, grazie anche a un sistema di guida che rimane solido e divertente sin dai primi minuti di gioco.

Ciò di cui pecca Dirt Rally 2.0 è principalmente una presenza di contenuti abbastanza irrisoria per un prodotto di questo calibro. Qualche tracciato in più o auto non avrebbe guastato, ma questo non significa che non ci saranno aggiunte nel corso del tempo, come promesso dagli stessi sviluppatori durante il nostro provato.

La sporca bellezza

Se Dirt Rally 2.0 rimane bellissimo da giocare lo è anche da vedere e vivere. L’Ego Engine di Codemasters riesce ancora a sorprendere grazie a una fluidità ancora ai 60 FPS su tutte le console e un’estetica davvero eccellente, per lo meno durante le fasi di gara. Si perché gli unici difetti, impercettibili, sono notabili solo da fermo, per via di uno scenario forse leggermente troppo statico. Ma ciò non è un problema in un racing game in cui si passa il tempo a correre, per cui non si può di certo considerarlo un difetto importante.

Colpisce graficamente e tecnicamente

Impressionante è però l’audio design del gioco che da una parte è essenziale per poter affrontare le competizioni, visto che il navigatore è una parte fondamentale del gioco, dall’altra l’estremo realismo dei suoni del motore in cuffia fa realmente esaltare ogni singola gara del gioco.



Fonte articolo: https://www.tomshw.it/

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Updated: 18 Febbraio 2019 — 10:13
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