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Energia solare conservata in forma liquida, ecco come


L’energia solare si può conservare per riutilizzarla quando serve, e grazie agli ultimi sviluppi scientifici un’applicazione pratica di questa teoria potrebbe essere un po’ più vicina. Questa è la promessa nell’ultimo aggiornamento della ricerca di Kasper Moth-Poulsen e del suo team alla Chalmers University of Technology (Svezia), che negli ultimi dieci anni hanno lavorato con costanza all’immagazzinamento chimico dell’energia – giungendo quest’anno a una svolta importante.

Alla base del progetto ci sono i fotointerruttori molecolari, molecole che assorbono la luce solare e si trasformano, nel caso specifico in isomeri con alta carica energetica (si parla di isomerizzazione). Un secondo processo chimico permette di rilasciare questa energia sotto forma di calore, che si può usare per esempio nel riscaldamento domestico. L’isomero si può conservare a lungo, rendendo possibile di fatto la conservazione dell’energia solare; si parla dunque di molecular solarthermal energy storage system, indicati con l’acronimo MOST.

L’esistenza di questi processi chimici è nota da tempo, e l’aspetto rilevante nella ricerca di Moth-Poulsen è appunto un nuovo record nell’efficienza delle reazioni chimiche. Sono basate su una coppia di molecole, il Norbornadiene (NDB) e il quadricyclane (QC), che sono state raffinate in NBD1 e QC1 dai ricercatori svedesi. Il QC1 assorbe luce solare e diventa NDB1. Quest’ultimo entra in una soluzione liquida e può passare dentro a un piccolo reattore; qui reagisce con il catalizzatore (cobalt phthalocyanine, CoPc) e torna a essere NBD1. Quest’ultima trasformazione genera una notevole quantità di calore.

Il sistema, come si può intuire da quanto descritto, è a emissioni zero e non richiede rifornimenti, giacché si tratta di un ciclo di reazioni dove le due molecole e il catalizzatore non si consumano – se non in minima parte dovuto all’usura e a eventuali microperdite; gli scienziati hanno valutato una degradazione pari allo 0,14% per ciclo.

Nei test realizzati è stato possibile aumentare la temperatura dell’acqua di oltre 60 gradi centigradi, un nuovo record per questo tipo di soluzione tecnologica. Per ottenere tale risultato sono state usate celle solari per un’estensione di 900 centimetri quadrati

La molecola “carica” si può conservare fino a 30 giorni a 25 gradi, ma Moth-Poulsen ha dichiarato che si può arrivare fino a 18 anni. Questo significa che un’abitazione potrebbe fare scorta di energia solare, non solo per usarla durante la notte, ma anche e soprattutto per compensare giornate di pioggia o semplicemente nuvolose, quando non è possibile raccogliere sufficiente luce solare. In sostanza è una batteria, e nel concetto non è troppo diverso da un sistema come la più famosa Tesla Power Wall. Con la differenza che i costi e l’impatto ambientale sarebbero minori.

Se stai sempre con lo smartphone in mano, magari ti serve un power bank con celle solari integrate. Ce n’è uno da 25.000 mAh a 40 euro circa.



Fonte articolo: https://www.tomshw.it/

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Updated: 7 novembre 2018 — 19:44
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