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eSport: intervista a RAISY, pro player di Quake Champions!


Il gaming sta cambiando. Il settore degli eSport, si sa, sta attraversando un percorso di crescita sempre più importante: un processo che si è intensificato soprattutto negli ultimi anni e che mira a portare attività di tal genere sempre più in alto, tanto che ci sentiamo ormai di appellarci ai vari giochi come a vere e proprie discipline. Tra le tante esperienze in tal senso, Quake Champions è con tutta probabilità una delle più interessanti tra quelle disponibili oggi sul mercato.

Già perché il titolo in questione, nato dalla collaborazione tra id Software e Bethesda, è al momento uno dei più gettonati dai pro player di tutto il mondo: un po’ per la sua natura free-to-play e un po’ per l’importanza del nome che porta, il gioco è infatti riuscito a far breccia nel cuore di tantissimi appassionati.

Nel corso dell’ultimo Lucca Comics & Games abbiamo avuto la fortuna di incontrare RAISY: giovane giocatore professionista che ci ha concesso una chiacchierata molto interessante, dove abbiamo toccato diverse tematiche relative al mondo degli eSport. Classe 1995 e di nazionalità ungherese, Adrián “RAISY” Birgány è da ormai un anno parte del team Myztro Gaming, squadra con la quale è riuscito a togliersi non poche soddisfazioni.

Iniziamo con una domanda semplice: come ti sei avvicinato a Quake Champions?

Avevo sei anni quando ho conosciuto Quake la prima volta, per la precisione Quake III Arena. Giocavo contro i bot ma mi divertivo moltissimo e negli anni questa passione è cresciuta. Mi sono trovato a giocare a Counter-Strike in maniera competitiva ma non sono mai riuscito a raggiungere i livelli più alti, sono sempre rimasto sul semi-professionale. Quell’esperienza ha però lasciato il segno portandomi a desiderare di voler diventare qualcuno negli eSport, ecco perché mi sono dedicato a Quake Champions nel momento in cui è arrivato sul mercato. Anche se, mi sono scordato di dirlo, prima di questo ho giocato un po’ a Play2Live, senza scendere nel competitivo. Tornando a Quake Champions, non potevo evitarlo vista la mia passione per la serie e a un certo punto mi sono reso conto che non ero poi così male: ho cominciato a giocare sempre di più, mi sono allenato, ho preso parte a qualunque torneo, coppa, evento di qualificazione, qualunque cosa. Sono migliorato in ogni modo possibile. Ad esempio, all’inizio non usavo molto la testa ma con il tempo ho imparato non solo a gestire me stesso ma a leggere la mappa e i miei avversari, sfruttando al meglio tutte le armi e i Campioni a disposizione. Sono riuscito a ottenere risultati molto buoni online fino al punto da qualificarmi per il Quake-Con 2017, piazzandomi molto bene nel corso dell’evento. Da lì in poi ho continuato a giocare, partecipare, spesso vincere: sono arrivato terzo al ESWC sempre nel 2017, poi ci sono stati altri eventi non sempre con buoni risultati ma giusto poche settimane fa c’è stato il PGL, dove non mi sono posizionato benissimo – tra il quinto e l’ottavo – ma nonostante la delusione ho ripensato al mio match, capito i possibili errori e ripreso ad allenarmi con maggior impegno fino ad arrivare secondo, recentemente, all’eSport World Convention. Ancora una volta sono arrivato molto vicino alla prima posizione, questo mi ha fatto pensare che alla fine sarei riuscito a raggiungerla e così è stato qui a Lucca: posso dire con orgoglio di essere riuscito a sconfiggere alcuni pro player come Cypher, per citarne uno, e sono molto contento della mia prestazione. È stato molto difficile arrivare fino a lì perché ovviamente loro sono pro player, ognuno gioca in maniera diversa e bisogna adattarsi per superare il momento. Non bisogna mai arrabbiarsi, mai arrendersi, non importa cosa stia succedendo, quante volte muori o fino a che punto la fortuna ti volti le spalle. Andare sempre avanti, mai arrendersi e dare il proprio meglio: alla fine verrai ricompensato. Ed è ciò che ho fatto.

Quake Champions è un free-to-play, può perciò essere visto come un allenamento per tutti coloro che vogliono avvicinarsi agli eSport?

Quake Champions è uno dei giochi al momento più difficili. Molto complesso e difficile, soprattutto ad alti livelli. A un principiante potrebbe fare un po’ paura perché come ho detto è molto difficile e se all’inizio, senza nemmeno sapere come muoverti, ti trovi contro giocatori che sanno il fatto loro può essere pesante. È anche vero però che se continui a perdere ma migliori piano piano, con il tempo subirai meno sconfitte. Quake è adatto soprattutto a chi adora gli shooter arena frenetici, i FPS: ha un ritmo sostenuto, è molto versatile, mette a disposizione tanti Campioni diversi, armi mappe e quant’altro. Se vi piace, giocateci. Personalmente vorrei che il gioco diventasse ancora più esteso di quanto è ora, perché Quake è fantastico e adoro giocarlo.

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Quali sono i tuoi obiettivi con Quake Champions? Diventare il numero uno? Migliorare ancora e ancora?

Onestamente non ho mai avuto obiettivi al di fuori di diventare un giocatore professionista. Voglio mantenere il mio stato e prendere il meglio che può offrirmi, continuerò a prendere parte a eventi cercando di posizionarmi sempre in alto. Voglio essere conosciuto come un ottimo giocatore di Quake ma ovviamente non sarebbe male continuare a vincere, indipendentemente dal tipo di competizione – anche se fosse una partita online qualsiasi, senza premi. È semplicemente fantastico essere fra i migliori.

Cosa puoi dirci sugli eSport? Credi sia un fenomeno destinato a crescere sempre di più?

Gli eSport, specialmente durante lo scorso anno, sono diventati sempre più grandi giorno dopo giorno e ne sono felice, perché è qualcosa che amo fare. Mi piacerebbe che le persone arrivino a vederlo sia come intrattenimento per lo spettatore sia come lavoro di per sé, soprattutto ai livelli più alti. Immaginate di star guardando una partita di calcio: siete a casa dopo una lunga giornata di lavoro, seduti sul divano con i vostri popcorn, pronti a guardare un po’ di partite online e passare una serata rilassante e divertente. Questo sono per me gli eSport: competizione e intrattenimento.

Ultima domanda. Qual è stato il tuo primo videogioco competitivo?

Counter-Strike: Source nel 2010. Era la prima volta che prendevo parte a un evento, avevo… quindici anni mi pare. L’ho adorato perché avevo finalmente la possibilità di mettermi alla prova, incontrare altre persone, e l’ho fatto. Da lì ho continuato a giocare anche a Counter-Strike: Global Offensive finché non è uscito Quake Champions, al quale mi sono dedicato completamente abbandonando CS perché ero abbastanza stanco di non riuscire a raggiungere il livello più alto. Mi ci sono sempre avvicinato ma non l’ho mai toccato davvero. Ecco perché quando ho scoperto di non essere male a Quake Champions mi ci sono dedicato anima e corpo.

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Si è così concluso quello che è stato un piacevole botta e risposta con una delle stelle emergenti del panorama mondiale di Quake Champions, un giovane tanto ambizioso quanto abile che siamo certi saprà togliersi ancora tante soddisfazioni nel corso della sua carriera. Noi gli facciamo i nostri migliori auguri, rinnovando ulteriormente la convinzione che professionisti di questo calibro riescano a rendere gli eSport un fenomeno sempre più d’impatto nel mondo del gaming.

Vi lasciamo dunque invitandovi a dirci la vostra: come giudicate la continua ascesa del fenomeno eSport?

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Fonte articolo: https://www.tomshw.it/

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Updated: 7 novembre 2018 — 13:18
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