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Forum PA, i servizi digitali nei comuni d’Italia


Quanto sono maturi dal punto di vista digitale i comuni capoluogo italiani? Per il secondo anno consecutivo Forum PA ha realizzato in esclusiva per Dedagroup Public Services, società impegnata nella costruzione delle nuove infrastrutture pubbliche digitali del Paese, l’indagine sulla maturità digitale dei comuni capoluogo, che si pone l’obiettivo di misurare l’avanzamento della PA italiana nel suo percorso di innovazione attraverso l’approfondita analisi qualitativa di un campione di 109 Comuni capoluogo, aggiornata al 31 maggio 2020.

L’indagine, presentata in occasione di Forum PA 2020, evidenzia un elemento centrale: la digitalizzazione oggi non è più un’esclusiva delle grandi città e delle regioni del Nord, ma coinvolge anche i centri più piccoli e le città del centro-sud. La ricerca sostanzia il modello Ca.Re. (Cambiamento Realizzato) di Dedagroup Public Services, frutto di una rielaborazione del DESI (Digital Economy & Society Index) rispetto agli obiettivi definiti dalla strategia nazionale sulla PA digitale (Agenda Digitale italiana, Strategia per la Crescita Digitale, Piano triennale per l’ICT) e di una sua contestualizzazione a livello locale.

Si tratta di uno strumento operativo per misurare i risultati raggiunti, confrontarsi con altri Enti e capire su quali ambiti intervenire per migliorare il proprio livello di digitalizzazione. A questo indirizzo è disponibile una versione semplificata del questionario accessibile a tutti i comuni che desiderano autovalutare il proprio livello di digitalizzazione.

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Fabio Meloni, Amministratore Delegato di Dedagroup Public Services ha detto: «Abbiamo assunto l’impegno di condurre questa indagine con l’obiettivo preciso di offrire alla Pubblica Amministrazione Locale, anche realtà molto piccole, un attendibile griglia di riferimento per autovalutare il proprio grado di digitalizzazione».

«La seconda edizione evidenzia quanto oggi il percorso di digitalizzazione sia all’effettiva portata di tutti i comuni, grandi e piccoli, indipendentemente dalle risorse finanziarie a disposizione grazie alla strategia nazionale sulla PA digitale e agli strumenti da essa derivati. A questo si aggiunge la necessità di promuovere e sviluppare servizi digitali realmente efficaci perché progettati per mettere al centro l’esperienza del cittadino-utente e utili grazie all’impiego di open data certificati ad alto contenuto informativo. Infine, rileva una nuova consapevolezza delle amministrazioni sulla necessità di comunicare i servizi correttamente attraverso tutti i canali possibili che l’indagine ha puntualmente analizzato».

L’Indagine prende in esame tre dimensioni per valutare la maturità digitale delle nostre città: Digital public services, che misura il livello di disponibilità online dei principali servizi al cittadino e alle imprese erogati dai comuni capoluogo; Digital PA, che misura il livello di integrazione rispetto alle principali piattaforme abilitanti individuate dal “Piano triennale per l’informatica pubblica” (SPID, PagoPA e ANPR); Digital Openness, che misura il livello di apertura dell’amministrazione comunale in termini di numerosità e qualità dei dati aperti rilasciati e il livello di comunicazione con la propria comunità di riferimento attraverso l’attivazione dei principali canali social.

Per ciascuno di questi indici è stato calcolato, per ogni comune capoluogo, il livello di maturità digitale ed è stato infine delineato l’Indice complessivo che rappresenta la sintesi dei risultati ottenuti nelle tre dimensioni. Immaginando il percorso di digitalizzazione come una corsa di velocità, che anche alla luce della recente esperienza dettata dall’emergenza sanitaria si è capito che si deve e si può compiere, l’indagine individua tre classi di maturità digitale che vede i Comuni collocati in tre momenti: “Blocchi di partenza”, “Stacco” e “Spinta”.

Su 109 Comuni capoluogo, 35 sono nella fase “Spinta” e hanno raggiunto un buon grado di maturità digitale, 37 si attestano nella fase di “Stacco” e altrettanti si collocano ai “Blocchi di partenza”.

Tra le 35 amministrazioni con elevata maturità digitale ci sono 26 Comuni che raggiungono un livello almeno sufficiente in tutte e tre le dimensioni considerate (Digital public services, Digital PA, Digital Openness) ed elevato in almeno una di esse (classificate come “omogenee”), cioè Arezzo, Bari, Bergamo, Brescia, Cagliari, Cremona, Firenze, Forlì, La Spezia, Livorno, Lodi, Matera, Modena, Monza, Napoli, Palermo, Parma, Pavia, Piacenza, Prato, Reggio Calabria, Reggio Emilia, Trento, Verbania, Verona e Vicenza.

A questi si aggiunge Mantova, con un livello “differenziato” (in fascia bassa in una dimensione e in quella più elevata nelle altre due. E poi 8 Comuni che raggiungono il livello più alto in tutte le tre dimensioni: le grandi metropoli di Bologna, Genova, Milano, Roma, Torino, Venezia e due medie realtà come Cesena e Pisa, a testimonianza del fatto che difficoltà strutturali oggettive (collocazione geografica e dimensione demografica) non impediscono il raggiungimento di ottimi risultati quando si è in presenza di determinate proattività soggettive.

In un contesto in cui il valore del dato come fonte di informazione su cui costruire nuovi servizi è chiaro, merita attenzione ciò che emerge dall’indice Digital Openness che indaga sulla pubblicazione di dati in formato aperto relativi all’attività dell’amministrazione e alla vita economica e sociale delle proprie comunità come elemento per l’affermazione della “PA aperta”, misurando il numero di dataset pubblicati su portali dedicati e siti istituzionali ma anche, coerentemente al Piano Triennale, ulteriori parametri: qualità dei dati esposti, aggiornamento, documentazione e metadatazione, automazione nella produzione e nel rilascio, disponibilità di API (Application Protocol Interface).

Complessivamente, i dataset pubblicati dai 109 Comuni capoluogo sono poco più di 17 mila. 48 città su 109 non hanno ancora pubblicato nemmeno un dataset sui propri portali, e 28 Città hanno reso disponibili meno di 100 dataset. Spiccano 6 grandi città – Bologna, Roma, Firenze, Torino, Palermo e Milano – che con più di 1.000 dataset sui loro portali confermano l’utilizzo degli open data come elemento fondamentale della propria strategia di digital transformation. Lo stesso anche per realtà più piccole come Pisa, Lecce e Piacenza, che si attestano tra i 1.000 e i 500 dataset pubblicati. Tra i comuni che si contraddistinguono per l’utilizzo di formati che consentono livelli di interoperabilità maggiori, sono le già citate Roma, Firenze, Palermo e Milano, a cui si aggiungono Cesena e Pisa.



Fonte articolo: https://www.tomshw.it/

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Updated: 20 Luglio 2020 — 6:40
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