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Il cloud alternativo è quello europeo. Intervista al Ceo di Ovh, Michel Paulin


Di Ovh abbiamo spesso parlato, facendo conoscere la realtà transalpina al nostro mercato, con la consapevolezza che in un mondo tecnologico come quello attuale fare riferimento a un fornitore europeo ha i suoi punti di interesse.

Stavolta abbiamo avuto l’occasione di intervistare in esclusiva Michel Paulin, Ceo del provider che dalla Francia si sta proponendo sullo scenario cloud mondiale, e non ce la siamo lasciata scappare.

Con lui abbiamo toccato tutti i temi che influiscono sulla scelta cloud di un’azienda, endogeni ed esogeni: dall’avere un punto di riferimento europeo all’incombenza di Amazon, dal multicloud ai nuovi datacenter, dal cambiamento dei ruoli aziendali stante la trasformazione digitale al 5G. E le chiavi di lettura che propone sono a tratti sorprendenti. Come la formazione di un’alleanza europea, un ecosistema digitale alternativo, capace di supportare gli utenti europei nel modo più consono a loro.

Perché è importante che un’azienda francese, italiana o tedesca abbia come riferimento un operatore cloud europeo? Quali sono i fattori quali e quantitativi che lo fanno preferire?

Le soluzioni e infrastrutture cloud offerte da Ovh, unico provider europeo del settore, sono semplici e intuitive e garantite da un’infrastruttura con standard di sicurezza e certificazioni di primissimo livello. Abbiamo recentemente illustrato la visione di cloud alternativo spiegando come la rivoluzione dei dati che stiamo vivendo sta cambiando velocemente tutti gli scenari e Ovh ha il dovere di offrire un’alternativa per accompagnare clienti e partner a raggiungere i propri obiettivi. La nostra missione consiste dunque nel permettere a tutti di gestire i propri dati, di innovare e agire in piena libertà, attraverso un cloud smart, semplice e rapido da implementare. Questo è il nostro grande obiettivo e stiamo lavorando in questa direzione per garantire ai nostri clienti le migliori soluzioni presenti sul mercato e all’avanguardia.

Dobbiamo dare vita a un ecosistema alternativo e affidabile, mettendo insieme le energie dei più importanti operatori del digitale made in Europe e supportare, in termini di customer management e service, ancora meglio tutti i nostri clienti

Amazon sta ampliando la propria presenza in Europa. Aprirà una region in Italia fra due anni. Cosa comporta per il vostro business e per le scelte delle PMI nazionali?

In occasione del nostro Summit di Parigi, il fondatore di Ovh, Octave Klaba, ha lanciato una proposta: contrapporre ai giganti Google, Apple, Facebook, Amazon e Microsoft un’alleanza europea del digitale che sia in grado di dare vita a un ecosistema nuovo fondato sui valori europei e che sia in grado vincere la sfida con i giganti d’oltreoceano. Può sembrare a molti uno scenario molto lontano dalla realtà ma credo che ci sia davvero la possibilità di dare vita a un ecosistema alternativo e affidabile, mettendo insieme le energie dei più importanti operatori del digitale made in Europe e supportare, in termini di customer management e service, ancora meglio tutti i nostri clienti, siano essi privati oppure aziende di piccole medie e grandi dimensioni.

In che modo le aziende possono essere convinte, coerentemente con i loro obiettivi, ad abbracciare una infrastruttura multicloud?

La nostra mission è supportare nel migliore dei modi i clienti e partner con soluzioni innovative ma al contempo semplici e dal rapido utilizzo. La tecnologia sta evolvendo in maniera molto rapida e con tempistiche inimmaginabili fino a pochi anni fa. È fondamentale che le aziende cavalchino la rivoluzione digitale al più presto per non dover essere costretti a rincorrere in futuro. Tutto questo è stato tradotto in quattro universi realizzati, sviluppati e adattati alle diverse tipologie di clienti e alle esigenze di ognuno di loro in termini di fruizione di prodotti e servizi: OVHmarket (insieme di strumenti e prodotti digitali che comprendono i nostri prodotti storici, come ad esempio i server virtuali, OVHspirit, infrastruttura di base che risponde alle esigenze dei DevOps, OVHstack, che è il nostro Public Cloud realizzato grazie alla partnership con Openstack, e OVHenterprise, infrastrutture più complesse per aziende che necessitano di integrare diverse soluzioni cloud, pubblico e privato e che hanno bisogno di usufruire di un cloud ibrido. Parliamo di clienti di grandi dimensioni o di dimensioni più contenute che a loro volta servono grandi aziende clienti.

Ovh ha ricevuto pochi mesi fa la certificazione sanitaria per la durata 3 anni in Francia per la gestione di dati sensibili nel settore healthcare

Quali sono le tecnologie che determinano l’affidabilità di un datacenter e su cui state investendo?

Quando si parla di innovazione e cloud non si può non parlare di sicurezza di dati e affidabilità delle infrastrutture; è un elemento imprescindibile per guadagnare la fiducia dei clienti. Le soluzioni Ovh sono certificate e tuttora affidabili e sicure; basti pensare che Ovh ha ricevuto pochi mesi fa la certificazione sanitaria per la durata 3 anni in Francia per la gestione di dati sensibili nel settore healthcare. Una cosa non immaginabile fino a pochi anni fa. Questo è un elemento su cui stiamo investendo molto e siamo fortemente impegnati a garantire la salvaguardia dei dati dei nostri clienti e continueremo nel nostro percorso di innovazione tecnologica anche su questo fronte.

In che modo il 5G influirà sulla vostra attività e di riflesso su quella delle aziende che a voi si rivolgono?

Stiamo raggiungendo i 5 milioni di oggetti interconnessi e il cloud da solo non basta; per funzionare in maniera ancora più eccellente c’è sicuramente bisogno di più banda e più velocità. Il 5G sarà sicuramente un fattore chiave per lo sviluppo futuro di innovazioni in ambito cloud e garantirà ai clienti una sempre più avanzata esperienza utente. Ovh sta comunque lavorando costantemente per migliorare le proprie infrastrutture; ad esempio il nostro backbone ha raggiunto i 16 Tbps di capacità.

Secondo il Codice di condotta CISPE, i fornitori di infrastrutture cloud non possono estrarre dati o profilare dati personali dei clienti per attività di marketing, pubblicità o simili, per i propri scopi o per la rivendita a terzi

Può l’Europa ambire ancora se non a un primato tecnologico, a una coerente politica di partnership con i paesi da cui provengono nuove tecnologie e modelli di utilizzo?

Come detto in precedenza, l’idea è di sviluppare un’alleanza europea del digitale che sia in grado di dare vita a un ecosistema nuovo fondato sui valori europei e che sia in grado vincere la sfida con le superpotenze di oltreoceano. In questo modo ci potrebbe concretamente essere una possibilità di sviluppare un ecosistema alternativo creando un polo digitale Europeo. Passi importanti in questa direzione sono stati fatti grazie al CISPE, Cloud Infrastructure Services Providers in Europe di cui fa parte Ovh), una coalizione di oltre 20 provider cloud operanti in Europa, che ha annunciato il lancio del primo codice di condotta per la protezione dei dati chiedendo la possibilità di elaborare e archiviare esclusivamente i dati all’interno dei territori UE / SEE. Ai sensi del Codice di condotta CISPE, i fornitori di infrastrutture cloud non possono estrarre dati o profilare dati personali dei clienti per attività di marketing, pubblicità o simili, per i propri scopi o per la rivendita a terzi. Il codice CISPE è conforme con l’applicazione del GDPR.

Come è cambiato il ruolo di Ceo di società tecnologica negli ultimi anni?

Negli ultimi anni il ruolo dei Ceo di tutti i settori è cambiato profondamente e indubbiamente i player tecnologici sono in prima linea in questa rivisitazione della figura del leader aziendale. Ciò è dovuto all’impatto della tecnologia sull’organizzazione aziendale, che a maggior ragione vale per chi vive di innovazione tutti i giorni. Sono tre gli ambiti principali di cambiamento: quello più prettamente tecnologico, per cui la disruption prodotta da Cloud, Big Data e intelligenza artificiale, cambia anche le competenze richieste al capo azienda, che deve conoscerne potenzialità e caratteristiche pur non essendo un CIO o CTO. C’è poi un tema legato alla digital transformation, anche per quanto riguarda la capacità di comunicarla al mercato e ai clienti in maniera efficace. Infine, c’è un aspetto legato alla competenza nell’utilizzare la tecnologia per essere empatico nei confronti degli stakeholder, pensiamo ad esempio a quanti Ceo utilizzano sempre più spesso i social per comunicare con i propri dipendenti.

E quello di IT manager, come deve essere attualizzato?

Al CIO/CTO è richiesto di essere un leader del cambiamento e di sostenere responsabilità crescenti e sempre più trasversali, come la diffusione di attività digitali e tecnologie innovative. Se la distribuzione di servizi IT rimane tra le responsabilità dell’IT Manager, c’è una maggiore enfasi sul raggiungimento di una serie molto più ampia di obiettivi di business. Con il procedere della digitalizzazione delle organizzazioni, Il CIO diventa l’abilitatore della diffusione di dati sicuri e flussi di informazioni condivisi, che consentono di apportare a tutte le informazioni aziendali un nuovo e determinante valore aggiunto. Per questo essi, come protagonisti della trasformazione aziendale, devono dotarsi anche di soft skill, in modo da costruire team integrati, capaci di mantenere le persone connesse, coinvolte e abili ad adattarsi in maniera flessibile al cambiamento.





Fonte: https://www.01net.it/

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Updated: 29 novembre 2018 — 9:01
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