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Il mistico: la recensione del nono albo di Samuel Stern


Le avventure di Samuel Stern hanno avuto sin dalla loro prima apparizione l’intenzione di dare una differente visione del tema della possessione demoniaca. Tema complesso e ampliamente trattato, al cinema come nei fumetti, ma che non ha sempre goduto di una profondità tale da cogliere aspetti corollari che possono invece dare lustro a questo archetipo della narrazione horror. Una considerazione che ha trovato spazio in Samuel Stern, come dimostrato dal nono albo, Il Mistico.

Se nei primi episodi delle imprese dell’esorcista scozzese sembra mancasse un’evoluzione dinamica della narrazione, a partire da Legione si è invece evidenziato come il duo Fumasoli – Filadoro abbia voluto espandere la propria creazione in direzioni nuove e promettenti. Pur mantenendo il tema della possessione come fulcro narrativo della serie, i due creatori di Samuel Stern hanno scelto di dare risalto anche ad un racconto emotivo legato alla possessione, che ci ha consentito di leggere storie intense e strazianti come il recente Il secondo girone.

Affrontare il lato oscuro della fede

Merito di questa varietà è la scelta di Fumasoli e Filadoro di affidarsi anche ad altri sceneggiatori, evitando il ruolo di padre-padrone del proprio personaggio. Lo scorso mese, grazie a questa a loro scelta, si è apprezzato l’estro narrativo di Andrea Guglielmino, che ha trattato con particolare sensibilità il tema del ‘mostro’, del diverso.

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A luglio, invece, il testimone passa ad un altro sceneggiatore, Davide La Rosa. Nome noto del fumetto italiano, La Rosa ha un’ironia inconfondibile, emersa nelle sue opere, come Il Libretto Rosso del trio antifascista o il ciclo comico-fantascientifico dedicato al poeta Parini. Tratto distintivo di La Rosa è cogliere elementi essenziali del tema trattato e declinarlo in chiave emotivamente coinvolgente e ironica, mantenendo intatte le caratteristiche basi ma rendendole comprensibili al lettore e offrendo uno spunto di riflessione.

Operazione che viene ripetuta con Il Mistico. E non con un tema semplice, bensì affrontando un discorso complesso e delicato come i santoni e la mai ben chiarita dinamica economica dietro queste figure. La fede è un atto di devozione senza dubbi, che spinge spesso gente disperata ad affidarsi alle parole e alle melliflue promesse di individui spregevoli che mistificano l’altrui disperata fede in un business deprecabile.

La Rosa si lascia ispirare da questo dettaglio per imbastire una storia che vede Samuel Stern e padre Duncan incaricati dal vescovo di Edimburgo di indagare su Irvin. Apparentemente comparso dal nulla, Irvin è divenuto un punto di riferimento per i disperati della zona, che vedono nei suoi poteri taumaturgici una manifestazione di potere divino.

Preoccupata da questa dilagante fama, la curia locale decide di investigatore su queste miracolose guarigioni, e chi meglio di Padre Duncan e Samuel Stern può scoprire cosa nasconda veramente il misterioso Irvin?

Occasione che La Rosa sfrutta in modo encomiabile non solo per approfondire ulteriormente il mondo di Samuele Stern, ma anche per analizzare il ‘lato oscuro’ di una fede cieca. Non mancano, infatti, in Il mistico delle parti in cui viene analizzata la criticità di una fede dogmatica e priva di controllo, sia nella gestione del personaggio di Irvin come mistico che nell’evento scatenante che lo ha dotato di questi suoi poteri.

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Affrontare un argomento simile è un atto di coraggio, perché ci si confronta con una dimensione personale e spirituale che si presta ad essere una fonte di critiche, se maneggiata senza il dovuto garbo. La Rosa in questo non delude, offre una visione logica e ragionata dei pericoli di una simile aderenza dogmatica, ma senza puntare il dito, anzi ritraendo con comprensione e pietas coloro che si affidano a Irvin. Non condivide la loro fede cieca, ma ne comprende umanamente la tragica speranza che li anima, al punto di dar vita ad una scena che mostra un padre disperato accettare passivamente le parole del santone di turno.

Espandere il mondo di Samuel Stern

Ad un’analisi più attenta, emerge una ricerca di La Rosa nel dare alla sua trama una serie di richiami che conferiscono a Il Mistico uno spessore non indifferente. Dal misterioso ‘libro rosso’ di Bourges cercato da uno dei lettori del Derryleng (Otras Inquisiciones, probabilmente) alla visione della mercificazione della fede cieca, che spinge La Rosa ad identificare il traghettatore che porta i fedeli all’isola di Irvin con il dantesco Caronte, con tanto di citazione ai versi dell’Inferno.

La storia di La Rosa si innesta perfettamente all’interno della trama orizzontale della serie. Il modo in cui viene trattato il tema della possessione è ben caratterizzato, amplia quanto visto sinora e consente di arricchire il contesto demoniaco, mostrando un altro tassello della ‘società’ demoniaca. E non mancano dei flashback particolarmente importanti per dare ulteriore spessore alla figura di padre Duncan.

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A dare manforte a La Rosa per realizzare Il mistico ci sono i disegni di Luca Zagaria. Anch’egli all’esordio sulla serie, Zagaria ha il merito di cogliere lo spirito ironico di La Rosa realizzando tavole in cui il dinamismo della coppia Stern-Duncan trova una perfetta corrispondenza nel linguaggio corporeo e nella costruzione delle tavole.

Da premiare anche l’ottimo lavoro nel dare vita all’aspetto demoniaco della vicenda, dove Zagaria crea una perfetta inversione cromatica, alternando la luminosità delle tavole dedicate all’apparente

Con Il Mistico, Samuel Stern conferma la progressione narrativa di questo mondo in continua espansione e definizione, offrendo ai lettori un nuovo sguardo nella vita dell’esorcista scozzese.



Fonte articolo: https://www.tomshw.it/

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Updated: 27 Luglio 2020 — 16:44
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