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Il ritorno a fumetti di Dungeons & Dragons, tra Baldur’s Gate e i vampiri di Ravenloft


Qualunque amante del buon videogame di ruolo non potrà non conoscere la serie Baldur’s Gate, titoli nati dall’amore di Black Isle (defunta e benemerita) per Dungeons & Dragons, e per lo straordinario mondo del Faerun in cui, di fatto, l’intera serie di titoli fu ambientata.

I primi due, in particolare, sviluppati direttamente da Black Isle, furono certamente i titoli più amati, ed anche quelli più ideologicamente vicini al gioco di ruolo più classico, a differenza ad esempio della serie “Dark Alliance” arrivata anche su console, più simile ad un dungeon crawler in stile Diablo, che a titoli come Torment, che proprio a Baldur’s Gate in parte si ispirarono all’epoca. Ma stiamo divagando.

Il punto è che se avete giocato a Baldur’s Gate ed al suo sequel Shadows of Amn, avrete certamente memoria del personaggio di Minsc, ranger pellegrino della Costa della Spada, accompagnato da sempre dal suo fido e fedele famiglio: Boo il criceto.

Memorabile, e fondamentalmente fuori di melone, Minsc è uno dei tanti personaggi che hanno abitato la fantasia degli amanti dell’ambientazione Forgotten Realms, assieme a personaggi indimenticabili come Elminster e Drizzt Do’Urden, reso celebre dalla serie di racconti di R.A Salvatore.

Ebbene, in occasione del lancio di quello che è stato il lancio della nuova edizione di D&D, IDW ha ben pensato di riesumare il brand fumettistico di D&D, facendo proprio di Minsc uno dei suoi personaggi principali, complice la bonaria follia che talvolta lo pervade, oltre, s’intende, ad un grande eroismo.

La serie si chiama semplicemente “Dungeons & Dragons”, e con il suo primo volume, Le Leggende di Baldur’s Gate, riparte proprio da Minsc, a distanza di ben 100 anni dagli eventi conclusivi di Shadows of Amn, in un tempo in cui il ranger e le sue imprese sono ormai parte del mito e della leggenda.

Il progetto, nato sotto l’etichetta IDW, vede ai testi Jim Zub, di volta in volta in coppia con un autore diverso, tra cui Max Dumbar per il primo volume, e Nelson Daniel per il secondo. Con il primo arco narrativo, racchiuso proprio in “Leggende”, Zub rimette in piedi un party pronto per l’avventura, unendo a Minsc, completamente spaesato dal lunghissimo salto temporale che intercorre dalla sua ultima avventura, a tre personaggi inediti: la maga Delina, e i ladri Krydle e Shandie.

Il gruppo, a causa di Delina, si troverà subito coinvolto in un misterioso complotto, i cui risvolti vedranno coinvolta proprio Delina, che in apertura del volume è già vittima di un attacco da parte di alcuni malvagi e inarrestabili gargoyle. Salvata fortuitamente da Minsc (e da Boo ovviamente), la ragazza si imbatterà ben presto nel duo di ladri, che “joinando” il party, aiuterà la giovane e inesperta maga a venire a capo del mistero che la vede protagonista, apparentemente connesso con il suo passato e con la ricerca di suo fratello.

Il primo volume, diciamolo subito, non ci è sembrato particolarmente brillante, complice una certa verbosità dei dialoghi necessari, più che altro, per dare contesto tanto al racconto in sé, quanto alla vita dei personaggi che, conosciuti praticamente in fieri, necessitano di qualche premessa per poter essere letti ed apprezzati.

Non mancano certo gli scontri, ma buona parte del racconto è scandita da digressioni e spiegazioni che, in effetti, tolgono un po’ di mordente alla lettura. Per fortuna Zub, da fan di D&D dichiarato qual è, riesce a creare un contesto così familiare (specie per i fan) ed a dipingere una Baldur’s Gate così affascinante e misteriosa, che arrivati a metà del volume si supera tranquillamente ogni perplessità, complice il talento di Max Dunbar, le cui tavole e la cui dinamica dell’azione (e delle inquadrature) restituisce sempre un colpo d’occhio piacevole e a dir poco perfetto per il contesto fantasy in cui, ovviamente, il racconto è calato.

Da segnalare, tuttavia, che al netto di tutto è lodevole la volontà di Zub di dare spessore ai personaggi (Minsc compreso), cercando sempre di renderli più profondi e accattivanti di quanto spesso non sia richiesto ad un prodotto su licenza. Senza timore di sbagliare, ed anzi con la voglia di scrivere una propria storia di D&D con tutti i crismi, Zub rende i personaggi sempre intriganti, motivati e perfettamente inquadrati nel loro gioco di motivazioni, ambizioni, desideri e sogni. Questo è forse l’aspetto migliore del primo volume, che è utile poi anche per la lettura del successivo, essendo il party l’unico vero punto di riferimento orizzontale da un volume all’altro.

Se, dunque, il primo numero è, tutto sommato, poco più che un’introduzione al nuovo contesto narrativo, e soprattutto un’introduzione al nuovo party di avventurieri, con il secondo volume, “Le ombre del Vampiro”, la storia è nettamente diversa. Su tutto è da chiarire che ogni volume gode di una propria indipendenza narrativa, lasciando che il collante tra le storie sia il party di Minsc e compagni, che proprio con il secondo volume sono calati, sin dalla prima pagina, direttamente nell’azione, proprio come se stessimo assistendo ad una sessione di D&D in fieri.

Messa da parte per un attimo la Costa della Spada, il secondo volume ci cala nel mondo di Ravenloft, il sottopiano del terrore ispirato al romanzo gotico e vampiresco, fondendo quindi il tema horror allo scanzonato modo di fare di questo party di guasconi, con un risultato molto godibile e funzionale.

Sarà il contesto di Ravenloft, a giudizio di chi vi scrive tra i più belli mai pubblicati per D&D sin dalla sua prima edizione (ed era il 1983, ragazzi!), o forse la trama più dinamica e serrata, fatto sta che è proprio con il secondo volume che i giochi di questa nuova edizione a fumetti di IDW si aprono del tutto, rivelando al lettore quella fascinazione per l’avventura che è, in effetti, il cuore pulsante dell’esperienza tutta di D&D. Zub, qui in coppia con il cileno Nelson Daniel, conferma le buone premesse del primo volume, e con il ritorno a Ravenloft si dimostra più capace che mai di dare la giusta dignità al folclore di D&D, aggiungendovi quel tocco di humor (mai invadente) che caratterizza Minsc ed il suo party di sconclusionati eroi. Gli espedienti narrativi, la caccia ai vampiri, e persino la comparsa di uno dei più potenti ed amati draghi del mondo di D&D, rendono il secondo volume sicuramente più accattivante dal punto di vista narrativo, per quanto – lo ripetiamo – Leggende di Baldur’s Gate sia comunque più che dignitoso nella sua forma di “reintroduzione al mondo di gioco”.

Solo i disegni di questo secondo volume ci hanno convinti di meno, ma giusto perché il potenziale di Daniel, espresso più e più volte in casa IDW (pensiamo ad esempio al suo Dredd, o a The Cape, entrambi insieme a Zach Howard ai testi), sembra un tantinello sotto tono in alcune tavole, specie nella rifinitura di certi dettagli un po’ approssimativi. Dettagli tecnici che, comunque, non rallentano né penalizzano la lettura, che resta pregna di quello spirito avventuroso che è poi la base, e l’estasi, di qualunque sessione di D&D… anche in versione fumetto.

Se sei un fan di D&D, il nostro consiglio è di dare un’occhiata al bellissimo libro Dungeons and Dragons Art & Arcana: A Visual History, un corposo volume dedicato alla storia e l’evoluzione del popolare gioco di ruolo ideato da Gary Gigax e Dave Arneson. Un must per ogni fan!



Fonte articolo: https://www.tomshw.it/

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Updated: 28 novembre 2018 — 16:19
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