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Il software cresce più del PIL americano e piace al venture capital


Il Software as a Service (SaaS) avrà un tasso di crescita medio del 19,6% tra il 2016 e il 2021, contro l’8,5% previsto per il software tout court e il 3,3% del totale dell’IT: in tutti i casi, ritmi di incremento superiori a quelli del Pil Usa, che si attesta su una media del +2,3%.

I dati sono presi dai rapporti di Gartner, Forrester, PwC e Fmi e li ha elaborati la società di investimento Battery Ventures e li ripropone in una nota Giuseppe Donvito, Partner di P101 SGR, società che gestisce fondi di venture capital, specializzata in investimenti in start-up innovative e technology driven.

Per Donvito sono dati sufficienti a spiegare che è ancora presto perché la tecnologia sia prossima a un crollo, come temono molti osservatori di Borsa che ricordano la bolla del 2000 (quella della new economy).

Giuseppe Donvito, partner di P101 SGR

Negli USA i finanziamenti del venture capital, che investe in business promettenti, sono cresciuti di quattro volte negli ultimi sei anni: un indizio non indifferente per immaginare le potenzialità ancora inesplorate del settore di cui parliamo.

Ed è l’industria del software a essere sulla cresta dell’onda. Solo negli USA il comparto dà lavoro a 10 milioni di persone, di cui 2,5 milioni direttamente nella produzione del software e il resto nell’indotto: non solo, lo stipendio medio di uno sviluppatore è il doppio di quello di un lavoratore generico in USA, secondo lo studio The $1 Trillion economic impact of software.

P101 SGR , che prende il nome dal primo personal computer venduto su larga scala da Olivetti, è un società di gestione di fondi di venture capital specializzata in investimenti in società innovative e technology driven. Nata nel 2013 e fondata da Andrea Di Camillo, ha tra gli investitori dei propri fondi Azimut, Fondo Italiano di Investimento e European Investment Fund oltre ad alcune tra le principali famiglie imprenditoriali italiane. Gestisce due fondi. Programma 101 lanciato nel 2013 ha investito in 26 società tecnologiche early stage, fra cui BorsadelCredito.it, Cortilia, Milkman, Musixmatch e Tannico, realizzando exit come quelle di Musement e Octorate. Programma 102 è stato lanciato a maggio 2018 per raccogliere 120 milioni di euro ed ha già finalizzato 3 nuovi investimenti.

Nel report gli analisti elencano le cinque ragioni perché il software non conoscerà rallentamenti. La prima sta nei numeri, tutti improntati a un solido segno più; la seconda è che il software sta diventando sempre più pervasivo, infiltrandosi laddove prima c’erano mercati di nicchia. E, ancora, sta rimpiazzando l’hardware grazie alla virtualizzazione; oltre a svolgere servizi e lavoro di manutenzione che prima necessitavamo la mediazione umana. Infine, qualsiasi azienda, che pochi anni fa poteva permettersi di considerare l’aspetto tecnologico come collaterale, ora ne deve fare il suo core business ed è costretta a diventare una società software.

Rammenta Donvito che secondo Idc nel 2018 il 27,8% del mercato del software per le imprese è fatto da applicazioni SaaS, rispetto al 16,6% del 2013. Dunque, siamo solo all’inizio dello sviluppo di un’industria che nel 2030 varrà 1.000 miliardi di dollari per superare i 5 trilioni nel 2050, assumendo una crescita di appena il 5% annuo.

Un altro trend in fase embrionale che si ritiene avrà una crescita esponenziale è quello delle piattaforme di virtualizzazione dei server che valevano 1,9 miliardi nel 2016 e arriveranno ai 7,7 nel 2021 con un Cagr, un tasso di crescita medio annuo, del 32,7%.

Il report State of the Cloud Report 2018, pubblicato da Bessemer Venture Partners, ne spiega le ragioni: è diventato relativamente più facile accedere al cloud e dunque dare vita a una cloud company che da startup diventi velocemente scaleup. Esempio: hanno impiegato un anno a fare il balzo Twilio, una piattaforma di cloud communication per costruire app di messagistica, e Box per la gestione di contenuti sofisticati, poco più di tre anni sono bastati a SendGrid, leader mondiale nei sistemi di marketing email.

Nel mercato cloud è in atto un processo di consolidamento che ha già portato all’emergere di quattro aggregatori: Adobe, Oracle, Salesforce e SAS.

Secondo il Global Software Market Perspective di GP Bullhound, a definire le direttive di sviluppo del settore saranno alcuni trend che oggi sono nascenti: il primo è quello dell’intelligenza artificiale e del machine learning che diventeranno sempre più pervasivi nei processi e nelle decisioni aziendali. La cybersecurity si baserà sempre di più su algoritmi capaci di apprendere per difendere persone e aziende dai continui attacchi hacker, mentre il numero di device connessi aumenterà in maniera esponenziale.

Le grandi aziende stanno adottando sempre più sistemi di Software Asset Management per ottimizzare la spesa in IT. E c’è sempre maggior interesse verso la tecnologia a container che semplifica, attraverso la virtualizzazione, lo sviluppo e la gestione delle applicazioni, in quanto supera la necessità di possedere un’intera macchina virtuale per ognuna di esse.





Fonte: https://www.01net.it/

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Updated: 14 Gennaio 2019 — 15:48
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