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Il telefono di Jack Bezos hackerato dal principe dell’Arabia Saudita: ecco com’è successo


Le Nazioni Unite vogliono avviare un’indagine dopo che, secondo un primo rapporto forense, il telefono di Jeff Bezos stato hackerato “molto probabilmente” da funzionari di stato sauditi. Come? Pare che avrebbero utilizzato un hack via mobile, forse quello creato dal gruppo NSO, Pehasus, per penetrare le sicurezze dello smartphone del fondatore di Amazon, nonch proprietario del Washington Post.

In base alle osservazioni svolte dagli esperti citati dalle Nazioni Unite lo scorso mercoled, pare che lo spyware mobile sia stato sfruttato per esfiltrare gigabyte di dati dal telefono di Bezos lo scorso mese di maggio, dopo circa sei mesi che il governo saudita era riuscito ad ottenere il software. Il rapporto forense arriva a circa un giorno di distanza dalla diffusione della notizia dell’hackeraggio dello smartphone di Bezos, e al suo interno ci sono informazioni a tratti sbalorditive.

Smartphone di Bezos acherato, com’ successo

Una fra tutte, il fatto che il malware sia stato consegnato al dispositivo del fondatore Amazon da un numero che appartiene a Mohammad bin Salman, principe ereditario, Vice Primo Ministro e Ministro della Difesa dell’Arabia Saudita. Il rapporto, firmato FTI Consulting, indica come “altamente probabile” che lo smartphone di Bezos sia stato manomesso sfruttando un video malevolo inviato via WhatsApp. In pochissime ore il malware riuscito a trasferire un grande quantitativo di dati dallo smartphone.

Secondo quanto rivelato dei funzionari delle Nazioni Unite che hanno avuto accesso al rapporto forense, la violazione del telefono di Bezos faceva parte di un “sistema di sorveglianza mirata rivolta a presunti avversari ed esponenti di ampia importanza strategica per le autorit saudite”. Il rapporto non esclude che l’aggressore abbia utilizzato tecnologie non di NSO, ma sviluppate da un altro produttore di malware mobile. Il governo saudita ha gi respinto tutte le affermazioni del rapporto, definendole “assurde”.

Ha risposto anche il Gruppo NSO, responsabile di malware utilizzati da diversi governi in tutto il mondo, sostenendo che il proprio software “non stato utilizzato in questo caso”, dichiarando che la propria tecnologia non funziona su numeri americani. Ogni riferimento al gruppo nel caso di Bezos potrebbe essere definito, ha precisato, “diffamatorio”.



Secondo quanto noto oggi, gli esperti forensi hanno iniziato ad osservare lo smartphone di Bezos dopo che quest’ultimo lo scorso anno aveva accusato il National Enquirer di ricatto. In un post scritto su Medium Bezos sosteneva come fosse stato preso di mira dal tabloid, che aveva messo le mani su messaggi di testo privati e foto ottenuti dal suo dispositivo personale, pubblicandoli. Il fondatore di Amazon aveva scritto che avrebbe avviato in breve tempo un’indagine sull’accaduto.

Il primo rapporto dell’indagine indica che la prima violazione avvenuta dopo che Bezos e Mohammad bin Salman si sono scambiati i numeri di telefono nell’aprile 2018, un mese prima dell’hack. Lo stesso malware usato nell’hack del telefono di Bezos stato utilizzato, nello stesso periodo, anche sui dispositivi di altri avversari e attivisti politici sauditi, fra cui quelli di esponenti vicini a Jamal Khashoggi, editorialista del Washington Post pi volte espostosi contro il governo saudita, assassinato a ottobre 2018. In quel caso l’intelligence americana aveva concluso che l’omicidio era stato commissionato da bin Salman.

Secondo gli esperti citati dalle Nazioni Unite potrebbe esserci un coinvolgimento del principe ereditario anche nella sorveglianza di Bezos, con il fine di influenzare, se non addirittura impedire, la reportistica del Washington Post su quanto avviene in Arabia Saudita. Il governo saudita avrebbe quindi acquistato il malware Pegasus dal Gruppo NSO e lo avrebbe utilizzato – via WhatsApp – per installare il malware sul dispositivo di Bezos.

WhatsApp ha gi mandato in tribunale NSO Group per aver creato e usato Pegasus nella piattaforma di messaggistica proponendolo ad agenzie terze. Una volta usato sullo smartphone, il malware pu in alcuni casi intervenire in maniera del tutto invisibile consentendo agli operatori di recuperare dati dal dispositivo. Le Nazioni Unite hanno dichiarato che proseguiranno con le indagini al fine di scoprire quanti pi dettagli sul “crescente ruolo dell’industria della sorveglianza” utilizzata per prendere di mira giornalisti, sostenitori dei diritti umani e proprietari di realt editoriali.



Fonte: https://feeds.hwupgrade.it

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Updated: 23 Gennaio 2020 — 18:43
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