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Io Sono Shingo: riepilogo e presentazione dell’opera di Kazuo Umezu


Io Sono Shingo (Watashi wa Shingo) è una delle serie fumettistiche più celebri del mangaka horror Kazuo Umezu, conosciuto amichevolmente come Kazuo Umezz. Si tratta di uno degli autori più importanti sia del genere che dell’intera era editoriale attuale. Grazie ad opere come OrochiAula alla deriva, ma anche lo stesso Io Sono Shingo, ha fatto da scuola e da precursore per tantissime opere del genere horror e del genere Science Fiction.

Io Sono Shingo

Nel 2018 il manga ha vinto l’illustre premio al patrimonio assegnato dal Festival international de la bande dessinée d’Angoulême, diventando a tutti gli effetti patrimonio mondiale del fumetto.

Io Sono Shingo: caratteristiche principali dell’opera e dell’autore

La sopracitata serie iniziata nel 1982 e finita nel 1986, in realtà, non è propriamente horror, bensì una delle poche opere di Umezu facenti parte del genere Science Fiction. Io Sono Shingo arriva quindi in Italia grazie ad Edizioni Star Comics che, dopo aver constato una grande crescita della popolarità del mangaka nel nostro Paese, merito della sua particolare rappresentazione mediatica nel mondo orientale e il suo essere incredibilmente bizzarro ed eccentrico, ha pensato bene di pubblicare una delle sue più importanti e famose opere.

Umezu è sempre stato famoso per utilizzare un tratto stilistico unico ed inimitabile, caratterizzato dall’incredibile esaltazione dell’espressività umana. Se questa inizialmente era unicamente una caratteristica fondamentale del genere horror, in Io Sono Shingo si trova all’interno di un’ambientazione più reale e quotidiana. Vengono trattati argomenti più intimi come l’amore e la malinconia, ma lo si fa attraverso la crescita e lo sviluppo di un robot da lavoro di ultima generazione.

Il robot, tra curiosità e amore

Il robot è il fulcro centrale di una storia ambientata nel 1982 che vede come protagonista Satoru, un simpatico e buffo studente delle elementari. È sostanzialmente un ragazzino ribelle e molto eccentrico (una sorta di rappresentazione in chiave allegorica dell’autore Kazuo Umezu) dotato di una grande passione per la tecnologia e per qualsiasi cosa sia anche vagamente futuristico. Un giorno la vita del ragazzo viene completamente stravolta quando alla fabbrica dove lavora suo padre arriva, quasi all’improvviso, un misterioso e particolare robot meccanico.

Satoru rimane estasiato, soprattutto quando lo osserva mentre compie mansioni anche complesse con un margine di errore praticamente nullo. Durante una gita organizzata dalla scuola proprio nella fabbrica del padre, il piccolo Satoru fa anche la conoscenza di Marine, una bambina che fa subito breccia nel cuore del ragazzino. Il centro della loro conoscenza sarà proprio il robot e il desiderio di conoscenza, forte in entrambi, che permetterà loro di crescere e unirsi apprendendo le meccaniche del nuovo strumento.

Io Sono Shingo

Il robot (inizialmente chiamato Monroe e poi Shingo), fin dai primi volumi, è come se rappresentasse la voce narrante del racconto. Spiega in che modo riesce ad apprendere la realtà che lo circonda attraverso gli incontri di Satoru e Marine i quali, a sua volta, cercano di rafforzare la loro conoscenza grazie all’interesse comune che è presente all’interno fabbrica. La loro forte curiosità, rafforzata dalla classica sensazione delle farfalle nello stomaco data dalla prima cotta, fa nascere sia nuovi sentimenti che nuovi modi di comunicare tra di loro e con la sconosciuta tecnologia.

L’importanza della famiglia nella società moderna

Non mancano, però, i problemi e gli ostacoli imposti dalle rispettive famiglie. Questo è un altro tema rilevante di Io Sono Shingo poiché la famiglia rappresenta la centralità della vita dei due ragazzini che, giorno dopo giorno, si spostano verso la periferia dando priorità ad altri interessi. Di certo Umezu vuole porre una critica molto accesa alla società consumistica e capitalista la quale continua a dare molta importanza alla figura del padre (in particolare quello di Satoru) che, però, viene raffigurato come un uomo rozzo e che pone un grande interesse unicamente verso il lavoro.

Io Sono Shingo

Proprio il padre, dotato di un ego spropositato, quando vede la sua figura centrale di genitore iniziare a vacillare a causa di Monroe, inizia ad odiare con tutte le sue forze il giorno esatto in cui ha deciso di farlo entrare nella sua catena di montaggio. Un giorno che ha visto il licenziamento di molti operai non più necessari alla manodopera e che l’ottimizzazione tecnologica potrebbe far ripetere continuamente. Anche questa è una delle tante accuse e analisi sulla modernità condotte dal capolavoro di Kazuo Umezu.

L’umanizzazione del robot e la robotizzazione degli umani

In realtà ciò che mette in mostra Umezu nel suo Io Sono Shingo è il lento, ma potente e attualmente inarrestabile processo messo in atto dalla globalizzazione. Il robot cerca di essere un umano, mentre proprio l’umano cerca di superare i suoi limiti mentali e fisici cercando di eguagliare la macchina. Questa contrapposizione si mostra principalmente nella narrazione dell’opera che raffigura e descrive il sopracitato concetto con una dualità molto ambigua.

Lo stile dell’autore è così preciso e realistico da sembrare inquietante, tuttavia è talmente dettagliato e delicato da far volare il lettore in un turbinio di sensazioni che vanno dallo stupore alla rabbia e dalla malinconia alla felicità. Il tutto viene ancora più mistificato dal fatto che i protagonisti sono sostanzialmente due bambini e dalla presenza di un particolare robot che compie il ruolo di narratore.

Io Sono Shingo

Il mondo di Io Sono Shingo appare quasi fatato, lontano dalle cattiverie e dalla crudezza degli adulti. Nonostante tutto vengono ugualmente trattati argomenti importanti come lo sfruttamento dei lavoratori, lo sviluppo tecnologico, il senso di responsabilità e soprattutto l’amore seppur tra due ragazzini delle elementari.

Ogni tema, anche il più crudo, viene argomentato con estrema delicatezza dall’autore senza mai aver paura di farlo, ma a sua volta senza mai esagerare. Il lettore si ritrova a rivivere una società in continua evoluzione al pari del rapporto uomo-macchina e del rapporto d’amore tra i due giovani protagonisti. 

L’opera è stata scritta in 4 anni e comprende 10 volumi (la versione portata da Edizioni Star Comics ne vede 7). Fin dalla prima uscita nel 1982 è stata considerata una pietra miliare della cultura, della tradizione e della mitologia giapponese. Piccolo appunto: se il primo volume dovesse sembrarvi poco futuristico, è dal secondo volume in poi che la storia inizia a seguire il ramo fantascientifico.

Il rapporto d’amore tra i due ragazzi si fa sempre più forte e inaspettatamente vero nonostante l’età e il robot, che nel frattempo acquista sempre più consapevolezza di se stesso cambiando anche il nome in Shingo, rappresenta il bene e il male della vita dei giovani innamorati. Non vi resta, quindi, che iniziare ad immergervi all’interno di una storia che vi catturerà e vi emozionerà pagina dopo pagina.

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Fonte articolo: https://www.tomshw.it/

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Updated: 2 Agosto 2020 — 15:06
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