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Katamari Damacy REROLL, recensione della remastered del primo storico Katamari


Sono trascorsi quindici anni esatti da quando nel 2004 arrivò sul mercato Katamari Damacy. Erano gli anni di World of Warcraft, Halo 2, Half Life 2, Viewtiful Joe, ma anche Rome: Total War, tutti titoli che hanno segnato un’era nel mercato videoludico e che hanno segnato parte dell’adolescenza di quei videogiocatori che hanno vissuto un’epoca di grande crescita del nostro medium preferito. Katamari era sicuramente un titolo di minore forza, ma non per questo di inferiore impatto, anche perché il suo senso di divertimento era davvero unico.

A distanza di quindici anni, come già detto, seguendo quello stesso filone che sta riportando su Switch i successi di un tempo, Katamari Damacy torna con la sua versione Reroll, che sbarca anche su PC: un’edizione rimasterizzata che ci permetterà di apprezzare il titolo in una versione più definita e curata a livello tecnico, per rimetterci nei panni di un eroe che doveva portare a termine una missione dall’altissimo tasso di importanza: raccogliere cianfrusaglie e creare la più grande palla del mondo. Che detto così, sì, fa molto strano, ma vi assicuriamo: Katamari era, e adesso è, un’esperienza unica.

Il settimo giorno distrusse tutto

Katamari Damacy arrivò su PlayStation 2 e ci metteva subito dinanzi alla più grande catastrofe dell’universo: il Re del Cosmo, l’unico possente proprietario dell’universo, inavvertitamente si era ritrovato a distruggere tutto il creato. Un errore che può capitare a tutti, no? Per questo il sovrano di ogni cosa decide di affidare al proprio figlio, il Principe, il compito di rimettere in piedi tutta la struttura che era stata così meticolosamente riprodotta. L’obiettivo quindi sarà quello di ricreare stelle e pianeti, che avendo forma sferica potranno essere formati semplicemente appallottolando oggetti, persone, animali, cose in generale, qualsiasi cosa.

Ovviamente l’espediente narrativo è proprio questo, un espediente, perché al di là di quelle che sono delle tematiche completamente fuori di testa ed esagerate, oltre che esasperate, non avrete molto da seguire: la vicenda è quella appena raccontata, nuda e cruda, pertanto dovrete solo dedicarvi a inglobare quanti più oggetti possibili per poter ricreare delle stelle corpose e sontuose, per ricreare l’universo che vostro padre ha distrutto. Lo spirito è prettamente nipponico, perché ha quella vena dell’assurdo e della filosofia del cosmo che solo al Sol Levante può essere ricondotta.

Ricreare le stelle facili

Inizieremo con dei livelli ovviamente molto più semplici di quelli che troveremo andando avanti nell’avventura, andando ad appallottolare oggetti di vario genere per costruire il katamari: il nostro obiettivo sarà sempre indicato in diametro della nostra sfera, il katamari appunto. Si inizia da elementi di piccola dimensione e andando avanti, ottenendo una palla sempre più grande sarà possibile inglobare anche elementi di statura superiore, che inizialmente ci faranno da contrasto. L’esempio più chiaro avverrà proprio all’inizio, quando dovremo andare a rovinare la vita di alcuni poveri granchi che circolano nel giardino di un giapponese intento a mangiare alla sua tavola. Partirete dai più piccoli fino a inglobare il più grande a vostra disposizione, sottraendo anche il cibo al malcapitato di turno.

Andando avanti avrete a disposizione più ambientazioni, più oggetti e dovrete raggiungere un diametro sempre più vasto: non avrete praticamente mai limite alla vostra inventiva e cercare di darvi una linea da seguire è abbastanza inutile, perché dovrete solo rotolare, rotolare e rotolare ancora, inglobando tutto ciò che vi capiterà a tiro. Il gameplay in questi quindici anni non è assolutamente variato, quindi nel caso in cui vi foste già innamorati dell’originale Katamari Damacy non troverete nulla di nuovo, ma ciò non significa che l’esperienza debba essere inferiore e meno significativa di quella vissuta su PlayStation 2 nel 2004.

I nuovi comandi del Principe

C’è da dire che su Switch i comandi sono stati leggermente ritoccati e avrete bisogno di un po’ di pratica per farli vostri. Il movimento è stato reso leggermente più immediato e diretto, con gli analogici che vi permetteranno di rotolare nella direzione che avete scelto. Potrete poi saltare, così da raggiungere delle piattaforme più in alto, o anche per effettuare un’inversione di marcia che vi faccia evitare di andare a sbattere contro elementi troppo grandi, che non potranno essere inseriti nella vostra sfera e che vi faranno perdere anche altri oggetti che avrete già inglobato. Questo d’altronde è l’unico grande limite al vostro divertimento.

Switch vi permetterà anche di utilizzare il motion controller, nel caso in cui vogliate sfruttare in tutto e per tutto le funzionalità della console Nintendo: c’è da dire che il divertimento non è lo stesso, principalmente perché la precisione non è a portata di mano e l’entusiasmo iniziale viene immediatamente sostituito dalla voglia di restare ancorati a dei controlli tradizionali e molto più efficaci nelle fasi più congestionate del gameplay. Infine utilizzando un solo Joy-Con potrete anche sfidare un amico nella modalità multiplayer locale.

Il nuovo universo

Arriviamo quindi alla parte focale di questa rimasterizzazione, ossia l’aspetto tecnico. La risoluzione è logicamente aumentata da quando Katamari girava su PlayStation 2 e molte texture sono state adeguatamente ripulite. Resta totalmente invariato, invece, l’aspetto molto povero, nel senso positivo del termine, dell’immagine: d’altronde gli spigoli dei poligoni sono molto visibili, in maniera molto intensa, proprio per dare al katamari quella sensazione di cianfrusaglie messe insieme a caso, un’accozzaglia totale di elementi che si ritrovano a ricreare delle stelle distrutte dal Re del Cosmo. Si tratta di un aspetto che può non piacere, ma fa parte di quella che è la filosofia intera del gioco, che è molto approssimativo, così come la missione che è stata affidata al nostro Principe.

Non aspettatevi poi i 60fps, perché Katamari Damacy Reroll non ne vuole sapere di raggiungerli e si inchioda sui 30fps durante il gameplay. Diversa è la storia nel menù. La scelta non mina assolutamente il gameplay e il divertimento del gioco, ma il dinamismo ne avrebbe sicuramente giovato. Così come non dovete aspettarvi, voi che siete dei novizi della saga, una longevità ad alti livelli: non ci sono contenuti aggiuntivi rispetto all’edizione 2004, e in poche ore potete portare a termine un’esperienza che, d’altronde, potrebbe stancare andando avanti. Al di là della voglia che sarà esclusivamente soggettiva di ripetere i vari livelli, non troverete molto ad alzare la rigiocabilità.



Fonte articolo: https://www.tomshw.it/

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Updated: 13 Gennaio 2019 — 16:22
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