L’Anno Del Dragone, stasera in tv uno dei grandi film degli anni Ottanta


L’Anno Del Dragone segna il ritorno al cinema, nel 1985, di Michael Cimino. A quei tempi il suo nome era già leggendario, circonfuso di un titanismo sconfinato nella rovina. Dopo aver conquistato Hollywood nel 1978 con Il Cacciatore, 5 Oscar e risultati eccezionali al botteghino, solo due anni dopo Cimino era incappato nel rovescio de I Cancelli Del Cielo, il film che, in virtù di costi lievitati fino a 44 milioni di dollari e un incasso risibile portò al fallimento la United Artists fondata da Charlie Chaplin.

Da quel giorno Cimino divenne un autore maledetto, osannato dai cinefili europei e visto come il fumo negli occhi dai produttori. Dopo quell’esito commercialmente disastroso – che però, rivisto nella versione montata dal regista di quasi quattro ore si rivela un capolavoro maestoso, quasi viscontiano –, ci vollero cinque anni per ritrovare Cimino all’opera. L’occasione gli fu offerta da Dino De Laurentiis, l’unico disposto ancora a dargli credito.

L’Anno Del Dragone partiva da ottimi presupposti: il romanzo bestseller di Robert Daley, una sceneggiatura scritta a quattro mani dal regista con Oliver Stone – reduce dallo script di Scarface e con tra le mani il progetto inedito di Platoon di cui Cimino aveva apprezzato la sceneggiatura (gliel’avrebbe anche voluto produrre, ma questa è un’altra storia) – e infine la scelta, come protagonista, del talentuoso Mickey Rourke, uno dei lanciatissimi nuovi volti di Hollywood (l’anno successivo avrebbe girato il successo planetario 9 settimane e ½).

Il trailer originale del 1985 de L’Anno Del Dragone

Memore del precedente disastro, Michael Cimino stavolta rispettò budget e tempi di lavorazione. Ma il film era destinato a dividere ancora una volta. L’Anno Del Dragone ha la struttura di un poliziesco metropolitano, un film adrenalinico ed entusiasmante, ma è un racconto a doppio fondo, che contiene sotto l’azione la sostanza densa e controversa del cinema di Michael Cimino.

È la storia di Stanley White (Rourke), capitano di polizia reduce del Vietnam di origini polacche, nuovo capo del distretto di Chinatown, intenzionato a mettere a soqquadro il quartiere controllato dalla mafia cinese, oggetto di una lotta intestina tra vecchi e nuovi boss per le mire del giovane, feroce Joey Tai (John Lone), che aspira a diventare il nuovo leader incontrastato. Nella vicenda ha un peso anche l’ambiziosa reporter televisiva di origini asiatiche Tracy Tzu (Ariane Koizumi), con cui White inizia una burrascosa relazione, fornendole notizia in esclusiva che l’aiutino a fare ancora più rumore.

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L’anno del dragone

  • Attributi: DVD, Thriller
  • Mickey Rourke, John Lone, Ariane (Actors)

L’Anno Del Dragone è il nuovo capitolo di un racconto sull’America visto dalla parte degli immigrati. Al centro de Il Cacciatore c’era la comunità di origine russe di una città operaia della Pennsylvania, I Cancelli Del Cielo raccontava come nel tardo Ottocento i poveri contadini immigrati vennero sterminati dai mercenari assoldati dai baroni del bestiame, ponendo in una luce sinistra il mito della Frontiera. Ne L’Anno del Dragone White è un polacco, il suo cognome è una finzione (in realtà è Wyczinski).

E dei cinesi, si ricorda il loro ruolo nella costruzione dell’America. Una delle metafore più incisive del film, che continua il discorso di Cimino sulla revisione della storia patria, è quella contenuta in una fotografia, autentica, che White mostra alla giornalista. È quella scattata il 10 maggio del 1869 al Promontorio Summit nello Utah, ossia il punto e il giorno in cui i binari delle ferrovie dell’Est e dell’Ovest si incontrarono per dare vita alla prima linea transcontinentale, un’opera cui gli operai cinesi avevano intensamente contribuito.

L’Anno Del Dragone
La vera foto al Promontorio Summit del 1869, mostrata nel film

Eppure in quella immagine loro non ci sono. E a sottolineare il trattamento ricevuto dalla comunità asiatica, il film ricorda pure un’altra pagina poco ammirevole della storia americana, l’Exclusion Act, una legge promulgata nel 1882 che fino al 1943 proibì l’immigrazione di nuovi cinesi, impedendo agli immigrati già negli Stati Uniti di essere raggiunti dalle proprie mogli e causando moltissimi ritorni in patria.

L’Anno Del Dragone però offre dei cinesi una rappresentazione unilaterale, dipingendo Chinatown come un quartiere polveriera costruito intorno a gioco d’azzardo, prostituzione e spaccio di droga, con una guerra tra boss e gang giovanili. E White è un carattere apertamente razzista, ossessionato da una sua guerra personale che per lui è quasi una continuazione del Vietnam. Fu infatti questa la difesa che Michael Cimino addusse: cioè che quello era il punto di vista del personaggio e non del film. Aggiungendo: “Quando feci Una Calibro 20 Per lo Specialista dissero che ero omofobo. Per Il Cacciatore dissero che ero fascista, e marxista dopo I Cancelli Del Cielo. Ora mi chiamano razzista. Possibile che io sia tutte queste cose?”.

Vero è che, come il suo protagonista, L’Anno Del Dragone s’assume l’onere e il rischio della sgradevolezza, volendo, attraverso una vicenda problematica, raccontare la sua versione non conciliata della storia. Con un dispositivo narrativo spiazzante, con White (quant’era bravo Mickey Rourke quando era Mickey Rourke) il film crea un protagonista sgradevole col quale è impossibile per lo spettatore identificarsi, mentre è assai più fascinoso e seducente il pur crudele Joey Tai, l’elegantissimo John Lone poi protagonista de L’Ultimo Imperatore di Bertolucci.

L’Anno Del Dragone
Mickey Rourke e Michael Cimino durante la lavorazione del film

Pur discusso e discutibile, L’Anno Del Dragone ha una costruzione visiva raffinata. Una Chinatown ricreata quasi integralmente in North Carolina (per la quale pare che lo stesso Kubrick, che lo vide in anteprima, si complimentò), con la cura scenografica tipica di Cimino e inquadrature dense e sovraccariche di persone, sempre sul punto di scoppiare. Un film cadenzato da tre funerali – la tipica passione del regista per le cerimonie, coi riti a rivelare l’autentica natura delle comunità –, in un racconto all’insegna del lutto e dell’impossibile lieto fine – poco credibile, infatti, quello che viene appiccicato alla chiusa del film.

Michael Cimino racconta un’altra tragedia americana: le due linee ferroviarie si sono formalmente unite, ma il paese resta diviso e squilibrato tra le sue numerose, instabili identità. La stampa statunitense bocciò all’unanimità L’Anno Del Dragone, a partire dall’influente Pauline Kael, che scrisse di “scene senza tensione né definizione, che probabilmente rendono più visibile la faziosità del racconto”, e dell’“incapacità di Cimino di sviluppare i personaggi e farli interagire tra loro”. Il risultato fu un incasso di soli 18 milioni di dollari e 5 nomination ai Razzie Awards, che incoronano il peggio del cinema americano dell’anno. In Francia invece i Cahiers du Cinéma lo misero sul podio dei tre film più belli del 1985. Col senno di poi, ormai scomparso malinconicamente Cimino nel 2016 e passata tanta acqua sotto i ponti, sarà il caso di cercare di guardare questo film con altri occhi, per riscoprire un’opera grande e sottovalutata.





Fonte: http://www.optimaitalia.com/

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