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L’Impero colpisce ancora: segreti e curiosità sul secondo capitolo di Star Wars


A detta di molti appassionati, specialmente tra i fan della prima ora, il capitolo migliore della saga di Star Wars è L’Impero colpisce ancora. L’episodio in cui scopriamo il vero rapporto tra Luke e Darth Vader, il momento in cui diviene chiaro il rapporto tra Han e Leia, ma soprattutto il capitolo in cui compaiono personaggi come l’Imperatore, Boba Fett e Lando Carlissian! L’Impero colpisce ancora, da buon seguito di un film di successo, aveva il difficile compito di confermare le buone sensazioni del primo capitolo, tenendo a mente che difficilmente un seguito riscuote lo stesso successo.

Come è stato possibile raggiungere questo obiettivo?

Il passo indietro di Lucas

Il successo di Guerre Stellari fu quasi un trauma per Lucas. Il suo film divenne rapidamente un fenomeno culturale, venendo analizzato e vivisezionato anche da sociologi e psicologici, che ravvisavano nei suoi personaggi degli archetipi quotidiani. L’idea di realizzare dei seguiti era sempre stata alla base del progetto di Lucas, ma per il nuovo capitolo delle avventure dei suoi eroi spaziali il regista voleva realizzare il film in modo autonomo, spaventato dall’idea di cedere anche un minimo del controllo creativo ad una major. Per garantirsi questa autonomia, Lucas decise di realizzare L’impero colpisce ancora in modo quasi autonomo, utilizzando i proventi del primo film e chiedendo prestiti alle banche.

Questo impegno più gestionale, unito alla crescita dell’immensa struttura che stava diventando la LucasFilm, portò Lucas ad una scelta inattesa: non dirigere il film. Il rischio era quello di non dedicare la giusta cura al film, dovendosi dividere tra troppi impegni, e Lucas preferì ritagliarsi il ruolo di produttore, un modo per avere comunque un controllo creativo sull’evoluzione della sua storia.

Lucas era però intenzionata ad avere un regista di cui potessi fidarsi e la sua scelta ricadde sul suo professore alla USC School of Cinema Arts, Irvin Kershner. Questa decisione era spinto dal modo in cui Kershner riusciva a caratterizzare lo spirito dei personaggi, che era uno dei crucci principali di Lucas per il secondo capitolo della sua saga.

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Inizialmente, Kershner rifiutò la proposta di Lucas. Il timore del regista era quello di non riuscire a dare vita ad un seguito che fosse all’altezza del primo capitolo. Fu necessaria una grande opera di persuasione da parte di Lucas, che portò Kershner ad accettare ad una condizione: totale liberà. Al regista doveva essere garantita libertà creativa, con la possibilità di poter riscrivere parti di sceneggiatura che avesse considerato deboli all’interno del film.

L’intenzione di Kershner era di rendere L’impero colpisce ancora il momento centrale di un complesso dramma, in cui gli equilibri vengono scossi, portando i protagonisti ad affrontare pericoli e vivere una parentesi oscura delle loro esistenze:

“Avevo l’impressione servisse dell’umorismo, ma senza siparietti. Avevo necessità di una storia d’amore che non fosse solo smancerie. E soprattutto era necessario un qualcosa di potente che scuotesse Luke nel profondo”

Deciso il regista, arrivava la parte più difficile: dare vita alla storia.

L’Impero colpisce ancora, storia di una trama complicata

La prima scelta di sceneggiatore per L’Impero colpisce ancora fu la scrittrice di fantascienza Leigh Brackett. Nell’autunno del 1977, Lucas e la Brackett si confrontarono spesso su quale direzione dovesse prendere L’impero colpisce ancora, un lungo lavoro che prese una prima, rudimentale forma nel febbraio del 1978.

La prima stesura prevedeva che Luke venisse addestrato dal fantasma del padre Anakin, che gli avrebbe anche rivelato l’esistenza di una sorella, Nellith. Brackett aveva una visione più complessa di Star Wars, al punto che avrebbe approfondire le vite dei personaggi con scelte coraggiose, come la presenza del padre di Han Solo (pensato come potente e ricca figura della società galattica). Soprattutto, nella visione della Brackett era la Forza a dover essere maggiormente esplorata, andando a definirla in modo preciso. Lucas, dopo avere letto la prima bozza di sceneggiatura, non era particolarmente soddisfatto e chiese alla Brackett di correggere alcuni punti del suo lavoro. Sfortunatamente, la donna morì poco dopo, lasciando incompiuto il suo lavoro su L’impero colpisce ancora.

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Lucas si rimise in cerca di uno sceneggiatore, chiamando infine Lawrence Kasdan. A convincerlo fu il lavoro di Kasdan sulle prime idee di Indiana Jones e i Predatori dell’Arca Perduta. Lucas e Kasdan si misero all’opera sul lavoro della Brackett, anche se Lucas, anziché affidarsi alla sceneggiatura della scrittrice, preferì tornare alla fase precedente, studiando la sceneggiatura del film sulla base degli appunti inziali di Lucas e Brackett. Il risultato fu una revisione pressoché totale del lavoro della Brackett, che tuttavia, per espresso desiderio di Lucas, venne ugualmente accreditata come sceneggiatrice nei titoli di coda.

Sul finire del 1978, Kasdan e Lucas iniziarono a lavorare alla loro sceneggiatura. Le idee erano molte e di impatto, ma lo scoglio principale fu la complessità dei necessari effetti speciali. Ad esempio, dalla città volante di Bespin vennero tolte delle creature alte pallide che solcavano i cieli a bordo di mante volanti (che alla fine arrivarono comunque su Star Wars, come scopriremo presto).

Superato questo primo ostacolo, Lucas e Kasdan si misero all’opera su uno degli aspetti principali di L’impero colpisce ancora: i personaggi.

Eroi e nemici di una galassia lontanta, lontana

I protagonisti della precedente pellicola tornarono anche per L’impero colpisce ancora.

Mark Hamill tornò nuovamente nel ruolo di Luke Skywalker. L’intenzione di Hamill era quella di cambiare la propria recitazione per trasmettere il cambiamento interiore di Luke, meno ragazzo sprovveduto di Guerre Stellari e più uomo coinvolto dalla Ribellione. Kershner apprezzò molto questo lato di Hamill, rimanendo colpito dalla sua grande professionalità e dal suo frizzante umorismo.

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Contrariamente alle leggende metropolitane, la celebre scena del Wampa nella caverna di ghiaccio non fu un’aggiunta dell’ultima ora, ma era da sempre presente nella sceneggiatura de L’Impero colpisce ancora. L’equivoco nasce dal fatto che negli ultimi tempi di lavorazione di Guerre Stellari, Mark Hamill fu coinvolto in un incidente dove si ruppe il naso e uno zigomo, rendendo necessario l’intervento di una controfigura per terminare le riprese.

Han Solo venne nuovamente interpretato da Harrison Ford. Ford si sentì particolarmente coinvolto dal nuovo progetto, al punto che Kershner fece spesso affidamento su di lui per riscrivere alcune delle scene con protagonista Han. Ford si calò molto nel personaggio, cercando di dargli il giusto spessore. Ad esempio, nella celebre scena in cui viene imprigionato nella grafite, quando Leia dice ‘Ti amo’ la sceneggiatura originale prevedeva che Han rispondesse ‘Anche io’.

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Kershener non era perfettamente convinto che questo fosse in linea con il personaggio, una considerazione condivisa dallo stesso Ford, che, dopo affrontato con il regista questo dubbio, durante le riprese della scena improvvisò la celebre battuta ‘Lo so’. Kershner apprezzò la sua idea, mentre Lucas la considerava una potenziale battuta comica, ma la frase di Han rimase grazie ad una proiezione test privata, in cui le reazioni furono più che convincenti!

La vera incognita fu Carrie Fisher. Dopo aver recitato in Guerre Stellari, la Fisher era tornata a vestire il ruolo di Leia nello speciale natalizio, mostrando già i primi segni delle sue dipendenze che ne avrebbero segnato la vita. Nonostante l’anno precedente fosse stata quasi licenziata dal set di Blues Brothers, la Fisher venne riconfermata nel ruolo della principessa Organa, anche se durante la lavorazione del film era spesso assente per via dei suoi problemi personali. Tuttavia, Kershner aveva un’alta opinione di lei, pur non potendo fare a meno di vedere i suoi limiti

“Carrie è un’attrice nata, con una voce meravigliosa, ma si sforza di accontentare sempre tutti. Più volte ho dovuto incoraggiarla a non scegliere una via per accontentarmi, ma lasciarsi guidare dalla sua intelligenza e dal suo istinto”

Darth Vader venne nuovamente interpretato da David Prowse. La voce fu nuovamente quella di James Earl Jones. Nella scena del duello con Luke, sotto la maschera del Signore Oscuro dei Sith c’era Bob Anderson, su scelta di Peter Diamond, coordinatore delle controfigure, che vedeva nel suo stile il giusto equilibrio di potenza e drammaticità per dare il tono giusto alla costruzione del pathos che sarebbe poi esploso nella celebre battuta. Se non sapete quale battura, non temete ci torniamo su tra poco!

Nonostante la sua storica ritrosia nell’interpretare il personaggio, Alec Guinness tornò nei panni di Obi-Wan Kenobi, sotto forma di fantasma della Forza. L’attore inglese mise come condizione di non partecipare ad alcuna attività promozionale de L’impero colpisce ancora. Inoltre, proprio per non forzare la situazione, venne consentito a Guinness di recitare le proprie scene al termine di tutte le altre riprese. Scelta curiosa, ma che non privò Guinness della sua leggendaria professionalità. Kershner svelò che l’attore si appuntava su un libretto le proprie battute, evidenziando le tonalità e le inflessioni necessarie per dare la massima enfasi al suo personaggio.

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In L’impero colpisce ancora compaiono anche nuovi personaggi, che divennero in seguito elementi imprescindibili della saga di Star Wars

Dopo avere sentito tanto parlare, finalmente si assiste all’entrata in scena dell’Imperatore. Noto solo col suo titolo, questa figura appare sottoforma di ologramma durante uno scambio di battute con il suo braccio destro, Darth Vader. Per elaborare l’impatto visivo dell’Imperatore, il truccatore Rick Baker usò come cavia la moglie, Elaine, motivo per cui spesso viene erroneamente indicata Elaine Baker come interprete dell’Imperatore. In realtà, nel film sotto la cappa del Sith c’è Marjorie Eaton.

Per dare un tono inquietante e alieno all’Imperatore vennero sovrapposti al volto truccato della Eaton gli occhi di uno scimpanzé. Per il doppiaggio venne scelto Clive Revill, ma con l’uscita della nuova trilogia le battute di Palpatine venne ridoppiate da Ian McDiarmind, interprete del fu Senatore Palpatine e futuro imperatore.

 

Parte del misterioso passato di Han Solo viene svelato dall’entrata in scene di Lando Calrissian, ex contrabbandiere e ora padrone della città di Bespin. In principio, il nome del personaggio era Lando Kadar, e avrebbe dovuto essere uno dei pochi cloni sopravvissuti alla Guerra dei Cloni. Uno dei motivi per l’introduzione del personaggio era inserire un personaggio di colore in quella che sembrava essere una saga di soli attori bianchi, prima che iniziassero le accuse di razzismo. La scelta ricadde sull’attore Billy Dee Williams, che rese Lando uno dei personaggi più interessanti dell’intere saga.

Con la morte di Obi-Wan era necessario trovare una nuova guida per Luke alla scoperta delle vie della Forza. La tecnologia dell’epoca non era ancora ai livelli attuali, e per creare questo piccolo alieno si decise di utilizzare ancora dei pupazzi. Su consiglio di Jim Henson, Lucas affidò il compito a Frank Oz, considerato uno dei migliori interpreti di questa arte. OZ, che era stato cresciuto professionalmente da Henson e che era sotto contratto presso di lui, poté lavorare a L’impero colpisce ancora per maturare ulteriore esperienza, specialmente in una produzione ad alto budget.

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Cosa che tornò utile poco tempo dopo, quando realizzò assieme ad Henson quel piccolo capolavoro di The Dark Crystal. Oz lavorò in condizioni precarie, operando in un set (quello acquatico di Dagobah) costruito su un rialzo di quasi due metri, in modo da consentire i suoi movimenti, oltre a quelli dei suoi assistenti, che dovevano muovere le orecchie, gli occhi e la mano sinistra del vecchio Jedi. Ad Oz era stato anche presentato il copione delle battute di Yoda, con una rudimentale caratterizzazione della peculiare parlata del personaggio. Inizialmente era previsto che Yoda raramente cedesse al suo linguaggio, ma Oz decise di rendere questo suo elemento caratteristico più evidente, anche se nelle idee di Lucas la voce di Oz sarebbe stata sostituita in fase di montaggio. Fu solo in fase di post-produzione che Lucas decise di chiamare Oz a ridoppiare il personaggio, rendendo iconica la parlata di Yoda.

Nuova figura particolarmente importante è il cacciatore di taglie Boba Fett. In principio, Lucas avrebbe voluto inserire un’intera squadra di soldati, dotati di equipaggiamenti all’avanguardia, originari del pianeta Mandalore. Joe Johnston fu incaricato di crearne il look, ma questa idea venne accantonata, almeno sino a quando tutto il materiale preparatorio non fu utilizzato per la realizzazione di uno dei villain della saga, Boba Fett. Sarà poi il successo del personaggio a portare allo sviluppo dei Mandaloriani, che ha portato anche alla realizzazione della nuova serie di Disney+.

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Quando si trattò di riciclare il costume preparatorio dei mandaloriani a Boba Fett, fu necessario qualcuno che avesse il giusto fisico per entrare nell’armatura. Il produttore associato Robert Watts propose di provinare il proprio cognato, Jeremy Bulloch. Bulloch si ispirò alle posture di Clint Eastwood in Per un pugno di dollari, scelta che gli fruttò la parte. La voce di Boba Fett era invece di Jason Wingreen, ma venne ridoppiata con l’uscita della trilogia prequel dall’interprete di Jango Fett, Temuera Morrison

Padri, figli e mano mozzate

Abbiamo accennato alla celebre scena de L’impero colpisce ancora, quel famoso ‘Io sono tuo padre’ che è entrato nella storia del cinema. Le origini di questo momento centrale nel mito di Star Wars non sono mai state espressamente chiarite.

Come è noto, inizialmente Darth Vader non era stato pensato come padre di Luke, visto che nelle idee di Lucas doveva esser il classico cattivo. Tutto cambiò dopo che Lucas e Kasdan, alla morte della Brackett, rielaborano il suo lavoro. Come sia nata l’ispirazione per questa incredibile rivelazione non è dato sapere, ma una teoria associa questo colpo di scena ad uno studio comparso sulla rivista Psychology Today nel febbraio 1978, intitolato Star Wars: Social Science Fiction e firmato da Conrad Kottack.

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In questo studio, le dinamiche del precedente capitolo di Star Wars venivano analizzate in modo accurato, appoggiandosi anche a The Use of Enchantment: The Meaning and Importance of fairy tales, uno studio redatto nel 1976 dallo psicologo infantile Bruno Bettelheim, che valorizzava l’impatto delle favole e dei loro significati nello sviluppo della percezione del mondo e della sfera emotiva dei bambini.

Kottack mette in relazione gli studi di Bettelheim al forte impatto avuto da Guerre Stellari, andando ad indagare nello sviluppo dei personaggi tipici delle favole

“Bruno Bettelheim rileva che uno strumento tipico delle favole è la separazione dei sentimenti contrastanti dei bambini riguardo ai genitori in due personaggi. Nel creare questa opposizione su due fronti, le favole consentono ai bambini di preservare la loro immagine dei genitori come sostanzialmente buoni, esteriorizzando le loro caratteristiche negative in un personaggio assolutamente malvagio.

In Guerre Stellari, gli aspetti positivi del padre di Luke sono rappresentati da una figura positiva morta (il padre del personaggio) e da un padre putativo vivo ma che ambiguamente muore al termine del film (Obi-Wan Kenobi).  Rimane invece viva la figura che incarna il male assoluto, che probabilmente comparirà in Star Wars II, Darth Vader, il cui stesso nome ha un’assonanza con Dark Father (in italiano suonerebbe Padre Oscuro, NdR).”

Se già qui sembra chiaro che Kottack abbia gettato un’interessante e premonitrice analisi del futuro colpo di scena de L’impero colpisce ancora, lo studioso si spinge oltre in un’analisi ancora più mirata

“Negli studi di Bettelheim, gli eroi maschili delle favole raggiungono la piena indipendenza distruggendo simbolicamente i propri padri cattivi e rimpiazzandoli”

Lucas non ha mai nascosto la sua passione per l’antropologia, considerata anche una delle basi per il suo sviluppo dell’universo di Star Wars. Questo può portarci a pensare che abbia letto uno studio simile, soprattutto se basato sul suo primo film, ma non è segno inequivocabile che siano state le valutazioni di Kottak e Bettelheim a dare vita a questa scena indimenticabile de L’impero colpisce ancora.

Quello che è certo è il modo in cui venne costruito l’impatto emotivo della rivelazione, ingannando in un certo senso gli stessi interpreti.

L’unico attore ad esser stato informato di questa svolta nel rapporto tra Luke e Vader fu Mark Hamill. Kershner lo svelò all’attore, obbligandolo a mantenere il segreto con tutti. Hamill stesso racconta spesso nelle interviste questo aneddoto, sostenendo che per lui fu una vera sfida non rivelare ai suoi colleghi questa bomba, soprattutto a Carrie Fisher, ma la cronica incapacità della Fisher di mantenere un segreto fu sufficiente a Hamill per non svelare nulla!

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Quando venne il momento di girare la scena, tutto fu studiato nei minimi dettagli. A David Prowse venne fornito un finto copione in cui era riportato che Darth Vader aveva ucciso il padre di Luke, mentre a Hamill venne chiesto di recitare conoscendo la verità senza badare alle parole di Prowse. Il fatto che il personaggio venisse ridoppiato aiutò nel piccolo inganno, e il resto degli attori scoprì la verità di questo colpo di scena solo alla prima del film. Hamill si diverte a raccontare questa storia nelle interviste, soprattutto imitando la reazione tra il sorpreso e l’arrabbiato di Harrison Ford quando assistette alla prima de L’impero colpisce ancora.

Inquietanti vicini di set

Per girare L’impero colpisce ancora venne stimato un budget tra i 18 e i 25 milioni di dollari, cifre sostanziose per l’epoca. Come location, si decise di tornare nel set inglese degli Elstree Studios di Borehamwood, dove era stato girato anche Guerre Stellari, con delle esterne in Norvegia, dove iniziarono le riprese nel marzo del 1979. A dirigere una delle due troupe, la seconda unità che si occupava delle riprese di dettagli e scene minori, fu chiamato John Barry, già scenografo del primo Guerre Stellari. Barry non completò il suo compito, stroncato da una meningite nel maggio 1979, sostiutito da Harley Cokeliss.

Durante le riprese, Kershner fece valere il suo accordo con Lucas, e mise pesantemente mano alla sceneggiatura, rallentando anche la lavorazione de L’impero colpisce ancora. La figura di Yoda inizialmente era introdotta come seria e arcigna, ma Kershner decise di darle maggior carattere ed utilizzarla come un elemento simpatico, a partire dal primo incontro con Luke,  presentandolo come un esserino dispettoso.

A rendere più complicate le riprese negli studios di Borehamwood ci si mise un’altra produzione in corso: Shining. Kubrick, in seguito ad un incendio che distrusse il suo set, chiese a Lucas di poter utilizzare parte del suo set per completare le riprese. Richiesta accolta senza batter ciglio, visto che Lucas colse al volo la possibilità di sfruttare il ritardo per girare nuovamente alcune scene di cui non era convinto. Questa ennesima debacle portò alla decisione di Gary Kurtz, uno dei produttori, ad abbandonare i lavori di L’impero colpisce ancora, stanco dell’atteggiamento dispotico e poco collaborativo di Lucas.

Ispirazioni eccellenti

Consci del successo avuto dai mezzi visti in Guerre Stellari, Lucas e soci decisero che per realizzare le nuove attrezzature di L’impero colpisce ancora avrebbero dovuto lavorare ancora più duramente. Ralph McQuarrie e Joe Johnston furono nuovamente coinvolti, e Lucas affidò loro immediatamente il compito di realizzare i mezzi che sarebbero nella Battaglia di Hoth.

E qui si parla anzitutto dei colossali camminatori AT-AT.

Inizialmente, il design per questo mezzo imperiale era decisamente diverso. Come per molte delle creazioni del primo Guerre Stellari, il reparto incaricato dello sviluppo dei mezzi si sbizzarì con bozzetti ed idee, prima di arrivare alla visione finale. Il risultato a cui Lucas voleva arrivare è espresso dallo stesso autore nei contenuti extra del bluray de L’impero colpisce ancora

“La fonte di ispirazione principale per i camminatori erano i mezzi marziani descritti ne La Guerra dei Mondi, quando i marziani invadono la Terra come giganteschi ragni. Volevo trovare un modo per dare un tocco diverso a questa battaglia, insolito, senza inserire di nuovo carri armati e classiche attrezzature militari, e decisi di utilizzare giganteschi camminatori”

Il risultato finale è stato sicuramente impressionante, anche se visto come alla fine venivamo abbattuti rimane da valutarne la valenza tattica. Ma è un film di fantascienza, non badiamo alle sottigliezze, quello che conta è come si è arrivati alla loro ideazione.

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Seguendo l’indicazione di Lucas, Johnston e McQuarrie iniziarono a lavorare su alcune idee, soprattutto tenendo presente la copertina di un’edizione de La Guerra dei Mondi, su cui campeggiava uno dei tripodi marziani.

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Difficile non vedere una certa somiglianza con il primo bozzetto di camminatore imperiale, battezzato 108, realizzato da Johnston.

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A contribuire alla creazione del design finale dei camminatori imperiali di L’impero colpisce ancora fu, indirettamente, l’illustratore Syd Meade. Se il nome non vi dice niente, sappiate che questo signore ha avuto un ruolo nel creare l’immaginario visivo di opere come Blade Runner, Tron, Aliens – Scontro Finale e Star Trek. Robetta, insomma.

È però una sua illustrazione apparsa in suo lavoro del 1969, US Steel – Portfolio of Possibilities, che influenzò in particolare Johnston, al punto che il concept artist lavorò a L’impero colpisce ancora con una copia del lavoro di Meade sempre a portata di mano. All’inizio si era pensato di adattare dei vecchi carri armati dell’esercito norvegese, inserendo elementi che li rendessero futuribili ed alieni. Quando Johnston vide una vecchia immagine promozionale di U.S. Steel realizzata da Meade, però, capì che quella era la strada giusta per realizzare i camminatori imperiali. Johnston contattò Meade, che consentì di utilizzare il proprio mezzo come base per lo sviluppo degli AT-AT.

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Altra storia interessante riguarda le sonde spie imperiali viste nelle primissime scene de L’impero colpisce ancora.

Quando si parla di fumetti di fantascienza, bisogna assolutamente citare The Long Tomorrow, (disponibile su Amazon) un’opera che ha avuto un forte impatto su gran parte dell’immaginario fantascientifico successivo, cinematografico e letterario. Da Blade Runner a Neuromante, sono tanti gli autori che si sono lasciati suggestionare da questo fumetto di 15 pagine creato da due nome eccellenti, Dan O’Bannon e Moebius.

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I due autori realizzarono questa storia a fumetti durante la lavorazione del mai completato Dune di Alejandro Jodorowsky, una produzione fallimentare che divenne uno dei miti del mondo del cinema, ma che consentì la nascita di due incredibili fumetti: The Long Tomorrow e L’incal. Ce ne fossero di fallimenti così!

In The Long Tomorrow comparivano una gran serie di dettagli tecnologici e di edifici, realizzati da Moebius con il suo solito talento. Questo universo colpì molto Lucas, che quando si ritrovò a dover realizzare Star Wars II (il futuro L’impero colpisce ancora) diede ai suoi due concept artist, Joe Johnston e Ralph McQuarrie, alcune idee. Tra cui quella di un droide spia, che ricordava molto uno dei robot realizzati da Moebius per The Long Tomorrow.

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Inizialmente fu McQuarrie ad elaborare il modello del Probot, che non risentiva particolarmente dell’influenza di Moebius. Johnston, invece, sembrava esser particolarmente suggestionato dal lavoro del disegnatore francese, al punto di realizzare anche alcuni bozzetti dello storyboard imitando lo stile di Moebius.

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Di sicuro, alla fine Johnson arrivò al punto di rendere il Probot molto simile al droide spia disegnato da Moebius in The Long Tomorrow. La leggenda che avvolge L’impero colpisce ancora vorrebbe che lo stesso Moebius abbia autorizzato la produzione ad utilizzare questo suo disegno per sviluppare il Probot, ma non ci sono prove a supporto.

Il nuovo Millennium Falcon

Per L’impero colpisce ancora venne ridisegnato anche il modello di un pezzo fondamentale del successo del primo Guerre Stellari: il Millennium Falcon!

In Guerre Stellari, la nave di Han Solo aveva solo tre appoggi di atterraggio, due posteriori ed uno anteriore, centrale. Piccolo problema: i modelli della nave non erano stabili. Per ovviare a questo problema, nelle scene dell’hangar a Mos Eisley e nella Morte Nera venne realizzato un apposito supporto, coperto da una pretestuoso tubo di rifornimento. Se avete presente la scena in Star Wars in cui vediamo Han staccarsi dal Millennium Falcon prima di presentarla a Obi-Wan e Luke, allora avete visto questo trucchetto!

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Il ritorno in scena del Millennium Falcon in L’impero colpisce ancora rendeva necessario trovare una soluzione più efficiente al problema. La soluzione fu eliminare il singolo piede di appoggio anteriore, che venne sostituito da due nuovi appoggi, posti ai lati della sezione a disco, simili a quelli già presenti a poppa del Millennium Falcon.

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Da flop a capolavoro

All’uscita, L’impero colpisce ancora ricevette poche critiche positive. Il paragone con Guerre Stellari, la paura principale di Kershner nell’accettare l’incarico, si rivelò impietoso, e la maggior parte della stampa di settore non gradì L’impero colpisce ancora.

Furono i passaggi in televisione e la diffusione in home video che ribaltarono questo apparente insuccesso. L’atmosfera più cupa e il suo ruolo di capitolo intermedio di una saga vennero riabilitati, finendo per essere esaltati nel 1997, con l’uscita della Special Edition nei cinema, al punto da diventare presto il capitolo più amato della Trilogia Classica di Star Wars.

L’impero colpisce ancora è anche il primo capitolo della saga ad avere ispirato, nel 1982, il primo videogioco ambientato nell’universo di Star Wars, Star Wars: The Empire Strikes Back,  per Atari 2600, in cui veniva ricreata la Battaglia di Hoth, con i giocatori impegnati ad abbattere i camminatori imperiali.

Se ancora non avete L’impero colpisce ancora nella vostra collezione di film, potete provvedere acquistando la Trilogia Originale in formato bluray



Fonte articolo: https://www.tomshw.it/

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Updated: 26 Novembre 2019 — 14:54
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