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Lumix S1 e S1 R: primo contatto con le mirrorless Full Frame Panasonic


La prima impressione vedendo dal vivo le nuove mirrorless full frame Panasonic Lumix S è stata la stessa che ho avuto coi prototipi a Photokina 2018. Le mirrorless Lumix S1 e S1R sono grosse. E pesanti. Pensavo che questo sarebbe stato il mio pensiero fisso durante le varie sessioni di scatto che come giornalisti europei abbiamo avuto a disposizione dopo la conferenza stampa di presentazione dei prodotti che Panasonic ha tenuto settimana scorsa a Barcellona.

[HWUVIDEO=”2687″]Lumix S1 e S1R: arrivano le mirrorless full-frame di Panasonic[/HWUVIDEO]

In realtà entrambi i prodotti mi hanno decisamente stupito nelle poche ore di primo utilizzo. Parlando coi colleghi ho avuto la conferma che tale sia stata la sensazione che più ha interessato i giornalisti presenti. Nel loro essere grandi, Lumix S1 e S1R offrono un’ottima ergonomia, a partire dall’impugnatura, grossa e ben sagomata, con incavi profondi, che permette una presa molto salda. Le ampie dimensioni hanno permesso ai tecnici Panasonic di disseminare il corpo di pulsanti, creando un’interfaccia con la macchina che fin da subito risulta molto naturale e veloce. Solo alcune voci del menu (come la scelta dello spazio colore sRGB/AdobeRGB) sono difficili da raggiungere, ma generalmente ogni parametro di scatto importante ha una scorciatoia fisica o è accessibile dal quick menu (tasto centrale del joypad/ghiera): il fatto poi di poter operare direttamente sul touchscreen a schermo rende le cose ancora più facili. Piccola chicca, ma utile: non solo il pannello LCD sulla spalla è retroilluminato, ma lo sono anche i tasti, perfettamente visibili anche nelle riprese notturne. Queste ultime beneficiano anche della modalità Notte nel mirino e sullo schermo, che vira i colori del menu al rosso e abbassa la luminosità in modo da non creare eccessiva differenza tra le immagini nel mirino e quelle a occhio nudo.

Il mirino sulla carta è il migliore della categoria, con un pannello OLED da ben 5,76 milioni di punti. Lo è anche nella pratica e il fatto di poter cambiare l’ingrandimento nel mirino (modificando l’eye-point) permette anche a chi usa gli occhiali di poter inquadrare vedendo tutta la superficie inquadrata. Il mirino talmente buono che è possibile in molti casi mettere a fuoco manualmente senza l’ausilio del focus peaking. Il contrasto dichiarato di 10.000:1 fa certamente parte della bontà dell’esperienza del mirino. Al momento l’unica pecca è forse un tempo di black-out eccessivo dopo lo scatto, pari, se non superiore all’oscuramente del mirino delle reflex durante l’alzata dello specchio.

La messa a fuoco ibrida, che combina rilevazione del contrasto e tecnologia proprietaria DFD (Depth from Defocus), promette efficacia fino a -6EV. I miei esemplari in condizioni di luce scarsa hanno avuto qualche tentennamento in più di quelli che mi sarei aspettato, ma generalmente il comportamento è buono. Non abbiamo avuto modo/tempo di provare al meglio l’autofocus in modalità continua a inseguimento, sarà poi oggetto della prova completa quando avremo un esemplare in laboratorio. Mi ha colpito l’efficacia del riconoscimento dei volti e soprattutto degli occhi. Nelle sessioni con le modelle praticamente il sistema non ha sbagliato un colpo. Non è più necessario mettere a fuoco e poi correggere l’inquadratura: anche con il 50mm F1.4 a tutta apertura è sufficiente concentrarsi sul soggetto, il sistema autofocus fa tutto da solo. Mette a fuoco l’occhio più vicino, ma con una pressione del joystick è possibile cambiare molto velocemente passando all’altro occhio e viceversa. Il sistema non è certo una novità del settore, ma la sua efficacia è degna di nota.

Le sensibilità native possono essere utilizzate praticamente tutte senza patemi. Non solo la grana è molto contenuta, ma anche la gamma dinamica e la resa dei colori sono ottime, anche a 25.600 ISO nel caso di Lumix S1R (S1 si spinge a uno stop in più in termini di sensibilità nativa). Anche passando in modalità espansione, a 51.200 ISO, le immagini scattate da lumix S1 R restano sfruttabili per una ampia gamma di utilizzi. In particolare in questa prima fase la macchina sviluppa meglio le immagini ad alta sensibilità rispetto al software in SilkyPix Developer Studio 8 che Panasonic ha fornito in versione aggiornata in beta per gestire i RAW della fotocamera.


ISO 25.600: sotto al 100% a sinistra il file sviluppato con SilkyPix e a destra il JPEG di Lumix S1 R

Al momento della prova le fotocamere erano ancora etichettate come pre-produzione ed è stato chiaramente indicato di utilizzare le immagini scattate per le prime impressioni, ma di non prendere la loro qualità come definitiva. In molti aspetti posso già dire che la qualità delle immagini delle due Lumix S1 e S1 R è davvero elevata, con un livello di resa dei dettagli decisamente interessante. Buona anche la gamma dinamica dei JPEG, mentre i RAW (sommando software di sviluppo in beta e firmware preproduzione) non hanno brillato in prima istanza per possibilità di recupero di ombre e luci.

Nonostante metta a disposizione ben 47,3 megapixel di risoluzione massima, Lumix S1 R è una macchina sufficientemente veloce ed efficace. Durante il primo contatto a Barcellona abbiamo avuto a disposizione delle schede SDXC II U3 V90 per le prove, riscontrando un po’ di lentezza a scaricare il buffer, ma avendo a disposizione anche uno slot XQD questo tipo di prestazioni nell’uso dovrebbe migliorare.

Entrambe le fotocamere mettono a disposizione la modalità Super Resolution, mutuata da G9. Scattando 8 foto in sequenza, ognuna con il sensore leggermente spostato, andando così a coprire più pixel della matrice bayer. In questo modo si acquisiscono contemporaneamente più informazioni per ottenere una risoluzione maggiore, ma anche un’esposizione a tutte le componenti colore di ogni pixel. In questo modo Lumix S1 permette di ottenere immagini da quasi 100 megapixel e Lumix S1 R arriva a 187 megapixel. Naturalmente i soggetti devono essere perfettamente fermi, ma grazie a una modalità di interpolazione e fusione delle immagini avanzata è possibile scattare anche senza stativo. Sono due infatti le modalità di ripresa e fusione: la prima ‘pura’ permette di ottenere la massima risoluzione, ma richiede soggetto e macchina perfettamente immobili, la seconda invece sacrifica qualche pixel, ma riesce a compensare anche eventuali piccoli movimenti della macchina. Per riprendere le immagini la macchina scatta una raffica da 8 fotogrammi, in modo molto veloce, sfruttando l’otturatore elettronico. I risultati sono davvero ottimi, in entrambe le modalità. In studio, per foto di cataloghi e cibo, la macchina può competere con le medio formato.

La modalità Super resolution è utilizzabile anche senza treppiedi

Al momento la macchina scatta solo in RAW in modalità super risoluzione ed è necessario passare dal PC/MAC e dal software SilkyPix Developer Studio per ottenere l’immagine in JPEG o TIFF. I risultati, come potete vedere qui sopra, sono molto interessanti, soprattutto se dell’enorme file da 187 megapixel (1,04GB se salvato in TIFF 16 bit) si fa un resize alla risoluzione nominale del sensore. Nei particolari il 100% del file da 187 megapixel, il particolare al 100% del file ridimensionato e quello al 100% della foto immediatamente successiva a risoluzione normale.

La stabilizzazione a 5 assi sul sensore, alla base della tecnologia Super Resolution, ha come primaria funzione quella di controbilanciare il mosso nelle foto. In questa fase può lavorare in accoppiata al sistema di stabilizzazione O.I.S. nelle ottiche, offrendo fino a 7 stop di margine sui tempi di sicurezza, stando a quanto dichiarato da Panasonic. Nell’uso mi ha stupito soprattutto durante la registrazione dei video. Come potere vedere nel video di primo contatto che ho registrato direttamente a Barcellona (incorporato a inizio articolo), ho potuto usare l’ottica 70-20mm alla massima focale per filmare a mano libera, con risultati eccellenti.

Anche in ambito fotografico la stabilizzazione sembra molto efficace: a tre stop oltre il tempo di sicurezza l’immagine qui sopra offre soggetto in movimento e dettagli della via perfettamente nitidi.

In ambito video entrambe le fotocamere si inseriscono nel solco delle ammiraglie Lumix, con la possibilità di essere utilizzate per lavori professionali come vere e proprie cineprese. In particolare su Lumix S1 possiamo registrare in 4K a 60p/50p (QFHD 4K 3840×2160) utilizzando tutta la superficie del sensore. Nel caso di Lumix S1 i filmati 4K 30p/25p/24p non hanno limiti di tempo. Molto interessanti, su entrambe le fotocamere, le riprese ad alta velocità a 180 fps in Full HD, che permettono rallety 6x molto scenici. Troviamo poi le funzioni 4K e 6K Photo, che permettono di estrarre fotogrammi da raffiche a 60 fps, attivando anche funzioni come il pre-buffer per non perdere nessun scatto importante.

In sintesi il primo contatto con le nuove Lumix S1 e S1 R ha svelato due fotocamere che sanno essere decisamente efficaci nell’uso. L’uso ne fa emergere tutti i pregi, anche in termini di resa fotografica, davvero ottima. Ne fa anche sentire il peso (più di un chilo solo il corpo in ordine di marcia), ma chi arriva dal mondo reflex è già abituato. Chi invece aveva fatto l’abitudine alle piccole Micro Quattro Terzi dovrà rimettersi in allenamento per quanto riguarda bicipiti e muscoli del collo.

Per quanto riguarda i prezzi, si tratta di listini decisamente interessanti se confrontati con la concorrenza diretta, soprattutto per quanto riguarda l’ammiraglia. Lumix S1 avrà un listino di €2.499, mentre la sorella maggiore Panasonic Lumix S1 R si posizionerà a €3.699. Per i kit con l’ottica 24-105mm F4 sarà necessario aggiungere €900. Essa costa di listino €1.400, mentre sarà necessario mettere a budget €1.900 per il telezoom 70-200mm F4 e €2.500 per il fisso 50mm F1.4.



Fonte: https://feeds.hwupgrade.it

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Updated: 20 Febbraio 2019 — 16:04
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