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Mercedes: la recensione del nuovo lavoro di Daniel Cuello


“Ottenebrati dal terrore. Assordati dall’avidità. Chiudemmo le strade. Abbattemmo i ponti. Innalzammo i muri. Persuasi che l’orrore sarebbe rimasto chiuso fuori. Convinti che il mondo fosse nostro. Ignorando il lamento del suolo che, in silenzio, reclamava rispetto mentre ardeva con crescente vigore.”

Si apre così il terzo libro di Daniel Cuello per BAO Publishing, ed è qualcosa che non mi sarei mai aspettato. Nonostante Residenza Arcadia fosse già un pugno nello stomaco, Mercedes è qualcosa, a mio parere, di ancora più forte.

Una storia apparentemente semplice

In un futuro distopico, il pianeta Terra sta cadendo a pezzi: crisi economica, diritti umani completamente ignorati, disastri ambientali e chi più ne ha, più ne metta. E pare che la colpa di tutto ciò sia di un’unica persona: Mercedes, una delle donne più potenti e ricche del mondo. Ma la rossa non è una persona facile, ne tanto meno arrendevole. Così, più per necessità che per orgoglio, convinta di essere nel giusto, decide di prendere i suoi averi e il suo staff e scappare verso il confine, perchè “Mercedes non si arrende! Mercedes non si consegna!“, un mantra che la protagonista ripeterà più e più volte.

Per quanto la protagonista sembri senza scrupoli e pronta a tutto pur di raggiungere i suoi obbiettivi, nel corso delle vicende si ha come una sorta di redenzione della donna, un viaggio per espiare le proprie colpe ed affrontare le conseguenze delle sue scelte sconsiderate, che l’hanno portata ad essere una figura molto influente, ma in grado di essere malleata dai potenti come meglio credono. E così, un viaggio che era iniziato come una fuga dalle proprie responsabilità, diventa invece una ricerca della libertà e, soprattutto, di se stessi.

Un po’ fantasia, un po’ realtà

All’interno di Mercedes vi sono numerosi riferimenti autobiografici, cosa che l’autore Daniel Cuello fa spesso con le sue opere, siano esse strisce comiche o libri. Soprattutto per quanto riguarda i luoghi, l’autore prende a piene mani dalla realtà, integrandoli perfettamente con la storia e dandogli un senso, pur non trovandosi esattamente lì: un esempio è l’inserimento di una piccola chiesa, appartenente al paese d’origine dei nonni dell’autore; un pezzo di ricordi d’infanzia brillantemente inserito nella narrazione.

Ma non solo i luoghi. Anche le persone sono, in un certo senso, “rubate” alla realtà: Daniel è una persona a cui piace osservare molto, per strada, in metro, al bar e alcuni degli individui che più lo hanno colpito, vengono inseriti nelle storie, diventando parte integrante del suo universo. La stessa Mercedes, infatti, nasce in questa maniera, quando nel 2015 l’autore si imbatte in questa signora di una certa età, prototipo di quello che sarà poi diventata la donna protagonista del racconto.

Un senso di Deja-vu

Abbiamo parlato di un futuro distopico, all’inizio, come se gli eventi narrati in Mercedes potessero accadere se fatte le scelte sbagliate. In realtà, tutto quello che vediamo nell’opera è già accaduto, magari in maniera diversa, ma sono tutti eventi che, bene o male, l’umanità ha già vissuto: un Partito in un regime totalitario che detta legge, disastri ambientali e incendi che hanno devastato il pianeta, falde acquifere inquinate e chi più ne ha, più ne metta. Il tutto crea un incredibile e alquanto inquietante senso di deja-vu.

Quello di Cuello vuole essere quasi un avvertimento, una sorta di avviso, come a dire:”Guardate che è già successo. Non è niente di nuovo! E potrebbe succedere ancora!“. Per questo Mercedes è “un pugno nello stomaco“, come detto in precedenza, perchè ti attira, sembra un qualcosa, ma poi si rivela essere altro e non lo fa con delicatezza, perchè mano a mano che leggi l’opera realizzi che, in un certo senso, ci siamo già dentro. Che forse non è così poi tanto lontano dalla realtà.

Uno stile inconfondibile

Il tratto di Daniel Cuello è molto riconoscibile e per quanto sembri essere molto semplice, in realtà vi è dietro uno studio molto accurato, soprattutto quando si parla di colori e ombre. La fotografia sembra sbiadirsi sempre più, mano a mano che ci si avvicina al finale, così come i colori inizialmente sgargianti addosso alla protagonista, diventano sempre più spenti mano a mano che perde letteralmente pezzi di se (i suoi collaboratori, le valigie e i capelli).

Il contrasto della serietà della storia con, alle volte, l’eccessiva caricaturalità dei personaggi non da fastidio, ma sfocia in una specie di grottesco che però non stufa mai, ma anzi riesce a trasmettere l’angoscia che si respira per tutta la durata della vicenda e non stancando mai la lettura, ma anzi rendendola dinamica e mantenendo alta l’attenzione del lettore.

In Conclusione

Mercedes non è un libro per tutti, o meglio, non lo è per chi conosce l’autore Daniel Cuello solo ed esclusivamente le sue strisce ironiche. Questo libro è una storia che parla di libertà, degli errori che abbiamo commesso e delle ripercussioni che possono avere sul nostro futuro e su quello degli altri. Ma parla anche di redenzione, di riscatto, di far valere le proprie ragioni e dell’umanità che le persone possiedono. O non possiedono.



Fonte articolo: https://www.tomshw.it/

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Updated: 3 Febbraio 2020 — 16:37
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