NASA Curiosity e il mistero dell’ossigeno su Marte


A Giugno di quest’anno si diffuse la notizia che NASA Curiosity aveva individuato una maggiore concentrazione di metano su Marte. Tra le possibili cause non è stata scartata la possibilità che ad aumentare la concentrazione possano essere dei microorganismi, anche se gli scienziati propendono maggiormente per le cause geologiche.

NASA Curiosity Marte

In questi giorni è però giunta una nuova notizia interessante dal Pianeta Rosso. Sempre stando alle rilevazioni di NASA Curiosity è emerso un cambiamento nelle concentrazioni atmosferiche di ossigeno nella zona del cratere Gale aprendo nuove possibilità. Secondo quanto riportato dalla stessa agenzia, si tratta di un piccolo mistero che ancora non ha una spiegazione certa.

Il mistero dell’ossigeno marziano rilevato da NASA Curiosity

Che ci fosse ossigeno nell’atmosfera di Marte era cosa nota da tempo. Che ci potessero essere variazioni nella zona in cui si trova il rover della NASA è invece molto interessante anche se ovviamente non è direttamente collegabile con tracce di vita.

Grazie al laboratorio SAM (Sample Analysis at Mars) di NASA Curiosity sappiamo da tempo che l’atmosfera marziana è composta sostanzialmente dal 95% di anidride carbonica, 2,6% di azoto molecolare, 1,9% di argon, 0,16% ossigeno molecolare e lo 0,06% di monossido di carbonio. Grazie però al susseguirsi delle stagioni marziane i vari componenti dell’atmosfera si rimescolano e subiscono cambiamenti di pressione.

NASA Curiosity marte ossigeno

Analizzando i dati che arrivano da anni di test, si è potuto capire come azoto e argon abbiano cambiamenti di pressione ormai prevedibili. Questo però non ha avuto lo stesso esito per l’ossigeno: si è riscontrato infatti un aumento di circa il 30% durante la primavera e l’estate (marziana) con un ritorno a livelli considerabili “normali” durante l’autunno. Come concluso dalla NASA, sembra che una qualche reazione produca ossigeno e successivamente lo riassorba.

Il primo passo è stato quello di verificare la corretta funzionalità degli strumenti di NASA Curiosity. Sono stati quindi eseguiti dei test per verificare l’accuratezza di SAM senza però rilevare anomalie. Questo significa che le variazioni non sono un problema di misurazioni strumentali.

Una prima ipotesi ha “puntato il dito” verso l’anidride carbonica e l’acqua che reagendo nell’atmosfera marziana avrebbero potuto rilasciare ossigeno per un certo periodo di tempo. Questa possibilità è però stata scartata per via della poca quantità di acqua presente su Marte (per rendere credibile questa ipotesi bisognerebbe avere cinque volte più acqua sul Pianeta Rosso) mentre l’anidride carbonica reagisce in tempi troppo lunghi rispetto a quanto rilevato.

Inoltre, se si considera il fenomeno della riduzione della concentrazione di ossigeno, non si può indicare la radiazione solare come colpevole. Infatti se si pensasse a questa possibilità ci vorrebbero 10 anni per passare dal picco più alto alla normalità. Il fenomeno rilevato è invece più veloce.

In definitiva non c’è ancora una spiegazione certa su quello che avviene all’ossigeno marziano rilevato da NASA Curiosity. Uno dei punti fermi è la mancata ripetibilità stagionale: questo farebbe propendere per una fonte chimica ancora sconosciuta. Interessante è anche notare come l’andamento “particolare” affligga sia ossigeno che metano (come sottolineato in apertura) facendo pensare che i due elementi siano legati in qualche modo.


Non è stata ovviamente esclusa la possibilità di un’origine microbica ma non è comunque una certezza né la prima scelta. Purtroppo gli strumenti di NASA Curiosity non sono in grado di capire se gli elementi siano di origine biologica o geologica non permettendo quindi di dare una prima risposta.

Ricordiamo anche che già era noto da tempo che Marte è ricco di composti come l’acqua ossigenata (perossido di idrogeno) e di perclorati. Il merito è dei lander Viking che avevano dimostrato come calore e umidità potessero portare al rilascio di ossigeno dal suolo (ma non il suo consumo). Quello che sembra certo però è che queste non siano fluttuazioni dovute a reazioni nell’atmosfera quanto piuttosto a qualcosa che si trova sul/nel suolo. In attesa di risposte più concrete, gli scienziati continueranno a utilizzare NASA Curiosity e SAM per monitorare le varie concentrazioni di gas in attesa di novità.



Fonte: https://feeds.hwupgrade.it

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Updated: 15 Novembre 2019 — 9:39
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