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Open innovation per un’azienda su tre: crescono i budget Ict


Antonello Salerno

Le aziende italiane puntano sull’innovazione digitale, e per il terzo anno consecutivo investono nel settore, con un aumento del budget Ict che per il 2019 si prevede in crescita in media del +2,6%, privilegiando la dematerializzazione dei documenti, i big data analytics e i sistemi Erp. 

Allo stesso tempo si registra un fermento che porta alla crescita delle attività di open innovation e a un rapporto più stretto con le startup: il 33% delle imprese ha infatti già in atto iniziative di Open Innovation e il 24% ha in programma di realizzarle a breve, mentre oltre metà delle aziende guarda alle startup come fonte di innovazione: il 33% ha già attivato una forma di collaborazione e il 21% ha in programma di farlo.

Questi dati emergono dalla ricerca degli Osservatori Digital Transformation Academy e startup intelligence della School of Management del Politecnico di Milano (www.osservatori.net)*, in collaborazione con PoliHub, realizzata con le risposte di 250 tra Chief Innovation Officer e Chief Information Officer, e 45 interviste dirette.

“La costante crescita della spesa ICT per il terzo anno consecutivo e la presenza di investimenti digitali anche in unità aziendali diverse dall’IT sono ottimi segnali di maturità da parte delle aziende italiane – commenta Mariano Corso (nella foto), Responsabile Scientifico dell’Osservatorio Digital Transformation Academy -. Ma incrementare le risorse dedicate all’innovazione non è sufficiente: per gestire la velocità e la pervasività con cui il digitale sta rivoluzionando ogni settore e attività professionale, è necessario ripensare completamente i propri modelli di business, sperimentando nuove forme organizzative che coinvolgano tutte le linee di business. Le imprese più lungimiranti si stanno attrezzando: circa un terzo delle imprese ha già adottato concretamente iniziative di Open Innovation, accogliendo e integrando stimoli di innovazione da nuove fonti finora poco utilizzate ma in crescita, come startup, università e centri di ricerca”.

“Un terzo delle aziende analizzate è già oggi impegnato in iniziative di Open Innovation ed un ulteriore quarto si appresta ad avviare a breve iniziative in proposito – sottolinea  Stefano Mainetti, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio Startup intelligence e Ceo di PoliHub -Questi dati confermano una tendenza positiva. Sono per ora iniziative prevalentemente affrontate con pragmatismo e grande prudenza e, nella maggior parte dei casi, si registra un approccio estemporaneo dal quale stenta ancora ad emergere una reale azione sistematica. Le aziende stanno oggi sperimentando l’utilizzo di un ampio spettro di azioni di Inbound Open Innovation, con una predilezione per le attività più tradizionali e consolidate, che implicano minori investimenti e rischi, ma anche risultati di minore impatto. Nel caso dell’Outbound, invece, le imprese tendono a utilizzare quelle azioni che consentono di mantenere internamente la proprietà intellettuale o che favoriscono la riduzione del rischio imprenditoriale”.

“La strada per avviare in modo efficace collaborazioni con Startup è disseminata di ostacoli e non tutte le imprese decidono di percorrerla – dice Alessandra Luksch, Direttore degli Osservatori Digital Transformation Academy e Startup Intelligence -Ma l’interesse per queste realtà rimane alto per la possibilità di spunti di innovazione, l’apporto di una nuova cultura imprenditoriale e di modalità di lavoro più agili. Per cogliere queste opportunità, però, è necessario che entrambi gli attori siano disposti a mettere in discussione le proprie metodologie e le proprie abitudini, agendo con maggiore flessibilità e riuscendo così a trovare un punto di incontro per la nascita di una relazione che porti vantaggio e valore aggiunto ad entrambi gli attori in gioco”.

Giornalista dal 2000, dopo la laurea in Filologia italiana e il biennio 1998-2000 all’Ifg di Urbino. Ho iniziato a Italia Radio (gruppo Espresso-La Repubblica). Poi a ilNuovo.it, tra i primi quotidiani online nati in Italia, e a seguire da caposervizio in un’agenzia di stampa romana. Dopo 10 anni da ufficio stampa istituzionale sono tornato a scrivere, prima su CorCom, nel 2013, e poi anche per le altre testate del gruppo Digital360. Mi muovo su tutti i campi dell’economia digitale, con un occhio di riguardo per cybersecurity, copyright-pirateria online e industria 4.0.



Fonte: https://www.bigdata4innovation.it/

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Updated: 30 novembre 2018 — 15:02
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