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Pillars of Eternity II: Deadfire – Ultimate Edition | Recensione


La fama di Pillars of Eternity precede qualsiasi descrizione possibile, giustamente guadagnata dopo che Obsidian Entertainment ha di nuovo dimostrato di non vuole arrestare il forno creativo che produce quelle gustose e bellissime avventure RPG vecchio stampo. La campagna kickstarter di entrambi i capitoli del marchio è stata un successo spropositato, tanto che la pubblicazione unicamente su PC si è fatta fin troppo stretta per la voglia dei giocatori di mettere mano all’universo di gioco. E così, anche Pillars of Eternity II: Deadfire si unisce al mondo delle console con la Ultimate Edition in arrivo su PlayStation 4 e Xbox One, il corrispettivo della già esistente Obsidian Edition sulla piattaforma originale.

Questo pacchetto comprende infatti tutti gli aggiornamenti di gioco finora rilasciati, alcuni dei quali introducono numerosissime novità al gameplay e all’esperienza generale, insieme ai DLC “Seeker, Slayer, Survivor”, “Beast of Winter”, “The Forgotten Sanctum” e le collaborazioni sporadiche come quella con Critical Role. Tutto questo rende abbastanza bene l’idea del perché questa nuova versione si chiami Ultimate Edition, oltre a essere un’opportunità più che perfetta per tutte le persone che giocando solamente su console non hanno mai avuto occasione di continuare il viaggio iniziato con Pillars of Eternity, finora.

Sulla scia delle divinità

Come abbiamo avuto già modo di vedere nella nostra recensione all’uscita originale, Pillars of Eternity II: Deadfire presenta un’epica storia che ci porterà a solcare i mari all’inseguimento di una divinità colossale, intenta a minacciare sia il mondo dei vivi che dei morti, sul quale ormai vegliamo da tempo. L’inizio dell’avventura. Dopotutto, è posizionato a poca distanza dal nostro precedente percorso alla carica di Osservatore riconosciuto, permettendo quindi a chi lo volesse di importare il salvataggio precedente in modo da conservare le decisioni prese in PoE I come traghettatore di anime.

Per quanto possa essere considerata la più corta tra le due campagne, la trama di Pillars of Eternity II: Deadfire affonda le sue radici nel profondo della complicata lore dell’universo divino e terreno di gioco, trovando nel lato fantasy quasi un mero appoggio per affrontare temi più seri e, in un certo senso, più intimi. La sensazione che proverete sarà quindi la stessa che si ha quando si sfogliano le pagine di un libro immaginifico degli anni d’oro dell’editoria, ingiallito dal tempo e pregno di avventure in caverne scure, magia impossibile e mostri temibili. Non sarebbe poi un RPG Obsidian se non si potesse creare un alter ego fin nei minimi dettagli con l’aiuto una marea di opzioni per la personalizzazione, dandoci l’occasione di dare finalmente vita all’eroe che abbiamo sempre desiderato impersonare durante le nostre letture digitali o cartacee.

Nonostante l’importanza della costruzione individuale, il viaggio alla mano non si può davvero fare in solitudine e Pillars of Eternity II: Deadfire sottolinea come non mai la cura degli sviluppatori nel plasmare alcuni dei personaggi più sentiti e interattivi della saga. Molta della narrazione generale del gioco è infatti basata sulle dinamiche tra il nostro alter-ego e chi lo circonda, indulgendo in fazioni, relazioni sentimentali e dialoghi dalle infinite possibilità testuali. Pane per i denti di chi vive queste avventure per la qualità dei testi e delle interazioni, specialmente se si considera come l’introspezione, la geo-politica e la società fantasy si uniscono in una sola linea “dorata” verso il pittoresco scenario religioso del gioco, che i più esperti sapranno essere ben più di una semplice devozione intima ai margini del racconto.

Non si vive però di sole parole in Pillars of Eternity II: Deadfire, molto del lavoro di Obsidian si è infatti focalizzato nell’aumentare l’esplorazione di una nuova costellazione di isole sia via terra che via mare, dotando i giocatori di una personalissima nave con cui tracciare le mappe e combattere tra le onde. Quando si sbarca l’azione di gioco vi porterà tra città, foreste e numerosi luoghi o piani dell’esistenza, reclutando equipaggio per la vostra ciurma e affrontando numerose battaglie nella caccia al potere e al bottino, come il genere ormai ci insegna.

Il numero di abilità, classi e combinazioni tra esse è letteralmente infinito, semplificato per chi è qui per la storia o estremamente complesso e difficile per chi vorrà modificare le impostazioni per destreggiarsi in statistiche, bonus/malus o handicap preimpostati. A fronte dell’unico neo delle battaglie navali non proprio convincenti nel ritmo e struttura, Pillars of Eternity II: Deadfire è l’espressione massima e comoda del gameplay da gioco di ruolo isometrico, attestato che ben si sposa quando si sprofonda nella comodità del divano e con solo un controller a gestire facilmente così tante opzioni.

Al suo nucleo più centrale, Pillars of Eternity II: Deadfire Ultimate Edition rimane sorprendentemente con la stessa filosofia della sua versione PC, tradotta però in un sistema che possa adattarsi a tutti i tipi di giocatore senza essere né pesante o ingombrante. Non c’è certo l’immediatezza di altri giochi più d’azione, ma se si considera quanto il genere alla mano si basi anche sulla gestione di inventario, statistiche, mappe e personaggi, allora la conversione casalinga è più che eccellente, tenendo in considerazione anche i numerosi aspetti legati all’accessibilità come l’ingrandimento dei testi e i ridimensionamenti eventuali dell’interfaccia.

Aiuta anche la visuale centrata sul party (comunque possibile da muovere con gli analogici) e i diversi selettori radiali assegnati ai dorsali, specialmente utili durante i combattimenti sia nella modalità originale che in quella inedita della turnazione standard, totalmente inedita per i cRPG e protagonista della nostra nuova prova su console. Il giudizio, anche su questo aspetto, è tremendamente positivo soprattutto perché permette a chi non è abituato di familiarizzare con le abilità, il posizionamento e le combinazioni senza per forza affannarsi e mettere in pausa il gioco ogni due secondi.

Un quadro in contemplazione

Oltre il lato pratico, anche dal punto di vista tecnico e grafico Pillars of Eternity II: Ultimate Edition rimane saldamente ancorato agli standard del PC, regalandoci ancora una volta scorci mozzafiato che sembrano essere usciti direttamente da un dipinto d’artista. I modelli dei personaggi soffrono un po’ di una qualità parziale quando si parla degli elementi tridimensionali, ma se questo aspetto può essere giustificato dalla distanza della telecamera, lo stesso non si può dire dei problemi tecnici che questa edizione si è portata direttamente dalla pubblicazione originale.

Fin dalla sua uscita, uno degli aspetti più criticati di Pillars of Eternity II è stato il lungo tempo di attesa tra i numerosissimi caricamenti da un’area all’altra. Un difetto che si ripresenta anche nell’Ultimate Edition e che varia nelle tempistiche in base alla versione della propria console, rimanendo però sempre troppo lungo per gli standard odierni, specialmente se si considera che i caricamenti avvengono quando ci si sposta in qualsiasi area del gioco, interni inclusi. Più andrete avanti, più i tempi di attesa di allungheranno per via della mole di oggetti su schermo da dover caricare, rovinando inevitabilmente quel coinvolgimento che si ha nelle lunghe sessioni di gioco e, in particolare, nelle visite alle città.

Il gioco ha inoltre diversi problemi di framerate e in alcune occasioni arriva anche a bloccarsi con l’utilizzo di determinate abilità, chiedetelo ai maghi e ai loro cloni illusori. Non si tratta neanche di errori sporadici, non c’è stato un singolo utilizzo di alcune skill che non abbia comportato il freeze di diversi secondi del gioco, tanto da far insorgere la sensazione di aver crashato l’applicazione. Ma a parte questi due inciampi del motore, non c’è davvero nient’altro che si può recriminare a Pillars of Eternity II nella sua esposizione.

Ogni luogo appare con una magia unica, forte di una colonna sonora mai banale e dalla qualità estrema. Un punto di lode deciso va anche al doppiaggio, eseguito alla perfezione in ogni sua parte e narrato con trasporto dalla voce fuori campo che accompagna le parti più descrittive e importanti. Sotto questo aspetto Obsidian ha dimostrato di aver messo l’audio sul piedistallo più alto, portandoci a consigliare vivamente di ascoltare i suoni del gioco con delle buone cuffie. Non ne uscirete affatto delusi.

A margine, vogliamo inoltre sottolineare come il gioco sia totalmente localizzato in italiano nei suoi testi, pur segnalando alcuni minori problemi di traduzione che affiorano veramente di rado nelle migliaia di pagine che costituiscono lo script del gioco.



Fonte articolo: https://www.tomshw.it/

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Updated: 29 Gennaio 2020 — 15:50
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