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Sta arrivando il nuovo album della talentuosa e versatile Grimes: Miss Anthropocene


Penso spesso a quello che sto provando a fare con il mio mestiere. Non inizio da qui per un picco maniacale di egoriferimento. Lo faccio per questioni attinenti a quello di cui a breve andrò a parlare, partendo come sempre da una premessa che apparentemente nulla ha a che vedere con il cuore del pezzo, un po’ come succede in genere nelle puntate dei Simpson.

Penso spesso a quello che provando a fare con il mio mestiere, dicevo. E ci penso perché negli ultimi mesi, facciamo anche anni, ho progressivamente abbandonato quello che un tempo avrei definito il core business della mia scrittura, la critica musicale dura e pura, per passare a occuparmi del sistema musica. Un modo anche questo per parlare di canzoni, intendiamoci, solo un po’ meno diretto, anzi, spesso proprio trasversale. Il motivo di questo mio cambiamento non è casuale. E non è neanche stato del tutto volontario, diciamo più necessario. Il fatto è che il sistema è talmente cambiato, in negativo, negli ultimi tempi, che ha in qualche modo compromesso ogni possibilità di futuro per la musica in sé. Non guardare a quel che succede intorno alle canzoni rende il parlare di canzoni qualcosa di naif, come di chi si concentra sulla forfora di una testa mozzata dalla ghigliottina (cit.).

Per questo sono in qualche modo diventato una sorta di paladino della musica musica in un momento in cui la musica e basta è qualcosa di poco edificante. Ho intrapreso, inconsapevole inizialmente, più conscio poi, quello che ora mi appare chiaramente come un percorso verso le montagne sulle quali fare resistenza verso l’implosione, l’apocalisse, la fine di tutto. E l’ho fatto esattamente con la stessa attitudine con la quale finché mi sono dedicato anima e corpo a raccontare la musica nel senso delle canzoni, i dischi, i concerti, ho sempre fatto: radicalmente, senza mediazioni, senza filtri, libero.

Ho opposto resistenza, questo è chiaro, e nel farlo ho imbracciato il fucile, memore di resistenze passate.

Scrivendo in rete, e lavorando coi social, quindi in una maniera che mi sembra abbastanza contemporanea, sono finito per essere una via di mezzo tra un luddista e un antieroe di un romanzo steampunk. O magari, per parlare di figure che recentemente hanno occupato l’immaginario collettivo, sono quello che si arrampica su una sequoia secolare per evitare che venga abbattuta, lì in cima, con un sacco a pelo e una go-pro.

Non credo esistano altre possibilità, oggi, per chi fa il mio mestiere. Per questo mi muovo su questi solchi, parola questa sì steampunk in epoca di streaming e algoritmi.

Ora esce una notizia che mi sembra quantomeno coerente con questa mia visione del mondo, e la cosa mi riempie di gioia e commozione. Mi riempie di commozione perché l’artista legata a questa notizia, Grimes, è una tra le giovani leve che più ammiro. Nata in Canada con il nome di Claire Boucher, Grimes, questo il suo nome d’arte, è una di quelle che vede la forma canzone come qualcosa di non ascrivibile in una casella dei generi, e soprattutto fatica a guardare alla forma canzone come a un qualcosa di fine a se stesso, slegato dall’idea di arte che poi permea ogni singolo gesto, a questo punto vien da dire sia privato che pubblico, di chi la porta al mondo.

La notizia che vede Grimes come protagonista in questi giorni è che nel corso del 2019, si spera, vedrà la luce il successore del suo ultimo album, lo splendido e pregnantissimo Art Angels, ormai di quattro anni fa. Il nuovo lavoro, già anticipato dal singolo uscito qualche mese fa, We Appreciate Power, si intitolerà  Miss_Anthropocene. Un nome inventato da Grimes, che fonde due parole piuttosto attuali. Da una parte c’è Misantropo, una persona che odia e rifugge gli altri rappresentanti della razza umana, dall’altra Antropocene, una sorta di nuova era geologica, identificata ormai una quarantina di anni fa, in cui è l’uomo in prima persona a aver cominciato a influenzare coi propri comportamenti i cambiamenti climatici del pianeta. Insomma, qualcosa che suona davvero di oggi. Sarà, ci ha detto Grimes su Instagram, un concept album che ruota intorno alla figura dell’omonimo personaggio, “La dea antropomorfa del cambiamento climatico, un demone psichedelico abitante dello spazio. Regina della bellezza che assapora la fine del mondo”. Una fine del mondo imminente, ha poi spiegato, ma non apocalittica, bensì confortevole in virtù delle tante innovazioni tecnologiche che l’uomo ha creato.

Grimes, artista talentuosa e versatile, anche stavolta, si suppone, farà tutto da sola, o quasi. Scriverà, comporrà, arrangerà, suonerà ogni strumento, prevalentemente elettronico, anche se nel suo post parla di un genere che suona come “Nu Metal Etereo”, e ovviamente lo canterà. Nome di punta di questa nuova ondata di elettropop, nulla a che vedere con quello che sotto lo stesso genere ha imperversato per qualche tempo da noi, tranquilli, insieme a gente come Janelle Monae, Brooke Candy, ultimamente più votata all’arte visiva, e più recentemente Tove Lo, Halsey o Billie Eilish, magari più prettamente pop di lei, ma comunque sempre piuttosto dotate di personalità e di una poetica non esattamente canonica.

Che la musica, come la critica musicale, si mimetizzi, o magari semplicemente decida coscientemente o meno di andare a prendere le sembianze di quel che in questo momento è uno sguardo allarmato e al contempo incuriosito per le connessioni tra le scelte dell’uomo e quello che lo circonda, si tratti di ambiente o semplicemente del sistema musica, è qualcosa di naturale, seppur spesso poco frequentato per comodità o semplicemente per mancanza di mezzi intellettuali da parte di sedicenti artisti.

Grimes è solita alzare il tiro, ma lo fa sempre consapevole di avere dalla sua un talento per la musica raro, e finendo quindi per dotare le sue canzoni di una leggerezza impensabile a tavolino.

Appollaiati sui rami più alti di questa sequoia secolare che qualcuno vorrebbe abbattere aspetto che arrivi Miss_Anthropocene. Speriamo non finisca prima il mondo.

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Fonte: http://www.optimaitalia.com/

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Updated: 25 marzo 2019 — 16:25
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