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Stampa 3D alla velocità della… luce: fino a 100 volte più veloce grazie all’uso di due fonti luminose


Secondo i ricercatori dell’Università del Michigan che hanno messo a punto il nuovo procedimento, siamo dinanzi alla prima, vera stampa tridimensionale. Col metodo classico che utilizza filamenti di resina sovrapposti infatti l’oggetto acquista la sua tridimensionalità attraverso la sovrapposizione di diversi livelli bidimensionali. Col nuovo metodo, che utilizza due fonti di luce per decidere dove la resina si solidifica e dove resta fluida, è invece possibile stampare oggetti tridimensionali in un unico passaggio, accelerando l’intero processo di circa 100 volte.

Ma qual è il vantaggio? La stampa 3D convenzionale ha liberato al fantasia non solo degli appassionati del fai da te ma anche dei professionisti. Attualmente però i tempi di stampa, dovuti appunto al modo di procedere, non consentono un’economia di scala davvero vantaggiosa a livello industriale, perché per produrre, diciamo, 10mila pezzi identici di uno stesso oggetto, bisognerebbe avere migliaia di stampanti 3D, o impiegare tantissimo tempo.

Il metodo messo a punto dall’Università del Michigan invece abbatte di 100 volte questi tempi di produzione e consente anche due vantaggi strutturali: la possibilità di realizzare oggetti più spessi e resistenti, nonché con pareti lisce. Questo non è solo un vezzo estetico ma strutturale, perché ovviamente gli oggetti prodotti col metodo convenzionale tendono a mostrare debolezze strutturali lì dove i filamenti sovrapposti si toccano.

Ma come funziona il nuovo procedimento? Tutto parte sostanzialmente dalla chimica della resina. La stampa tridimensionale tramite l’uso della luce infatti di per sé non è una novità, ma fino ad ora, utilizzando una sola fonte luminosa, la resina solidificava all’istante nelle parti in cui era esposta alla luce, tendendo quindi ad attaccarsi alla finestra di esposizione, bloccando così il processo di stampa in vasca non appena questo iniziava.

I ricercatori hanno dunque realizzato un nuovo tipo di resina che reagisce in maniera diversa a seconda della lunghezza d’onda della luce che la colpisce. In questo modo è possibile controllare in maniera molto più precisa le zone in cui far solidificare la resina e quelle in cui resta resta liquida, consentendo di stampare a velocità elevatissima, in un unico blocco man mano che la resina cola e senza pericolo che si attacchi al vetro della finestra di esposizione.

Il tema di ricerca ha già provveduto a coprire tramite brevetto l’intero processo e anche la produzione della resina e il direttore della ricerca, Timothy F. Scott si appresta ad avviare una startup. Ora dunque la palla passa come sempre al mercato, l’unico giudice in grado di decidere il successo o l’insuccesso di una tecnologia.



Fonte articolo: https://www.tomshw.it/

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Updated: 14 gennaio 2019 — 16:03
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