Star Wars Jedi: Fallen Order | Recensione


Chissà quanto deve esser stato stimolante per i ragazzi di Respawn Entertainment lavorare ad un progetto action ambientato nel mondo di Star Wars. Immagino molto, moltissimo: in primis perché la software house autrice della serie TitanFall – e non solo – si è sempre cimentata con giochi FPS, e poi perché Guerre Stellari da tempo ha bisogno di un degno rappresentante nella sua forma videoludica. The Old Republic e The Force Unleashed sono ormai abbastanza datati, e la recente incarnazione di Battlefront possiamo dire che abbia mancato l’obbiettivo.

Ecco perché, quando mi è arrivato il codice review di Jedi: Fallen Order, ho sentito un forte tremito nella Forza. Fortissimo, a dire il vero: nelle ultime settimane ho covato grande interesse in questa produzione, al netto di qualche dettaglio e/o elemento che non mi ha mai convinto nel corso della campagna di comunicazione pre-lancio. In più, aggiungiamoci il fatto che non ho mai avuto chance di provare il titolo prima dell’uscita e la ricetta è fatta: da grande fan del franchise e del genere action, speravo che questa nuova produzione EA fosse pane per i miei denti. Per fortuna, è andata proprio così: nonostante qualche difetto, Star Wars Jedi: Fallen Order mi ha divertito molto, mi ha fatto concentrare, arrabbiare e gioire. Insomma, è stato una bella sorpresa di fine anno. Concentratevi, sguainate le spade laser e seguitemi in questa recensione.

Canonico, ma non esaltante

La prima informazione che ha stuzzicato il mio interesse, da grande fan di Star Wars, è la canonicità della storia: le vicende di Cal infatti iniziano e s’inseriscono nel flusso di eventi ufficiali successivo a Episodio III. Dopo l’Ordine 66 i Jedi sono un lontano ricordo, l’Imperatore Palpatine, con l’aiuto di un giovane e ormai dannato Anakin Skywalker, ha sterminato ciò che era l’antico ordine di protettori della pace e il nostro protagonista è riuscito a fuggire, rifugiandosi su un pianeta lontano. Come Guerre Stellari insegna, però, i Jedi prima o poi sono chiamati ad affrontare le loro paure, ed ecco quindi che l’Impero si mette sulle tracce di alcuni combattenti sopravvissuti, tra i quali ovviamente c’è Cal. Il ragazzo, non avendo ancora completato l’allenamento che gli permette di utilizzare correttamente la Forza, scappa e trova asilo all’interno di un equipaggio con una missione molto ambiziosa: ricreare l’ordine dei Jedi, viaggiando per la Galassia alla ricerca di antichi manufatti.

Da qui parte l’evolversi di storia e personaggi che, al netto di tutta l’analisi che seguirà, è l’aspetto che mi ha convinto di meno. In primis la caratterizzazione di Cal mi è parsa poco incisiva, così come tutto il roster di co-protagonisti presenti. Più in generale, non sarebbe così azzardato dire che la storia è dimenticabile; la narrazione perde infatti più occasioni per prendersi qualche rischio in più, invece che puntare sul sicuro. Nonostante sia quindi godibile ed evocativa per quanto concerne l’universo di Star Wars, mi sarei aspettato qualcosa in più. Un viaggio, quello di Cal, piacevole e poco più: non arriverei a dire occasione sprecata, ma poco ci manca. Se siete appassionati della saga, capirete di cosa parlo strada facendo. Discorso diverso invece per il gameplay, per il quale spenderò parole ed elogi in più. Fallen Order è senza dubbio un action più che buono, che unisce, mischia e adatta elementi di altre produzioni famose – Souls e Sekiro su tutti. Vediamo come.

Le vie della Forza sono veramente infinite

C’era molta curiosità su “cosa fosse” questo Star Wars Jedi: Fallen Order, ebbene la risposta potrebbe non essere quella che vi aspettavate. Prendete un po’ di esplorazione, unitela a un combat system vicino a quanto visto in Sekiro e infine dategli una spruzzatina di backtracking e “falò” in stile Souls. Andiamo con ordine, perché non voglio rischiare di essere poco chiaro. In Star Wars Jedi Fallen Order avrete la possibilità di scegliere quattro diversi livelli di difficoltà, ognuno dei quali agirà principalmente sul sistema di combattimento, modificando danni subiti, danni fatti e tempismo della parata. Sostanzialmente, al livello massimo, l’esperienza di gioco ricorderà veramente quella affrontata in Sekiro.

Allo stesso modo, anche le mappe ricordano quanto visto nei titoli From Software: ogni pianeta sarà una macro-area esplorabile, fatta di shortcut, segreti e backtracking. Quest’ultimo è influenzato da abilità varie che verranno apprese nel corso dell’avventura. In mezzo a queste due anime, la personalizzazione di Cal, che a sua volta si divide nell’Albero delle Abilità e nella parte estetica. Per quanto riguarda le skill, si potrà scegliere d’investire i punti abilità guadagnati dalle uccisioni in tre rami: Forza, Difesa e Spada Laser. Per utilizzare questi PA dovremo meditare in luoghi prestabiliti, che rappresentano di fatto i Falò dei Souls. Morire vuol dire perdere i PA e partire dalla meditazione più vicina; per recuperare i punti abilità dovrete uccidere il nemico che a sua volta vi ha eliminato. La parte estetica si declina invece nelle variabili di colorazione e architettura delle spade laser: anche in questo caso, avrete molto opzioni.

Vi ritroverete insomma ad esplorare con gusto le diverse ambientazioni, usando tutte le abilità a vostra disposizione e cercando segreti a profusione. Ho amato le fasi puramente “free roaming” di Fallen Order, le ho trovate equilibrate e ben assortite, soprattutto per quanto riguarda il level design. Stessa cosa per il sistema di combattimento, basato su guardia, parate e contro attacchi. A livello basic è davvero elementare, ma a difficoltà massima avrete pane per i vostri denti. Se poi come me preferite le spade laser alle katane beh… il gioco è fatto. La curva di apprendimento mi ha aiutato a entrare in confidenza con il gameplay dopo 4/5 ore e, una volta acquisita padronanza di Cal e delle varie abilità, il gioco vi mette nelle condizioni di dare il meglio.

Non fate l’errore di dire “è tutto qua”, vi assicuro che Star Wars Jedi: Fallen Order da giocare è veramente appagante, con un bonus considerevole se siete amanti del franchise. Si poteva fare qualcosa in più forse nella personalizzazione del combat system, ma considerando che Respawn è alla prima esperienza con un game design simile, il risultato è più che buono.

Scricchiola invece il lato tecnico. Ho giocato su PS4 in modalità prestazioni e, oltre a fastidiosi cali di frame rate, anche i caricamenti fra un’area e l’altra lasciavano spesso a desiderare. Bene invece le animazioni, in particolare nei combattimenti. Se solo Cal avesse un aspetto più accattivante, sarebbe entrato di diritto nella classifica dei miei Jedi (Jedai è la pronuncia corretta, mi raccomando!) preferiti.



Fonte articolo: https://www.tomshw.it/

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Updated: 15 Novembre 2019 — 6:20
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