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Storie senza metodo: Richard Matheson, tre millimetri al giorno di paura


Ripartiamo da Stephen King. Anzi, da uno degli scrittori più importanti per lo Zio, cioè Richard Matheson. E, in particolare, da uno dei suoi romanzi più famosi e più fortunati: Tre millimetri al giorno. Ma prima di arrivarci, e di arrivare alla storia del suo protagonista, che si chiama Scott Carey e che, come indica il titolo del libro, diventa ogni giorno più piccolo di tre millimetri, è necessario fare una premessa: Richard Matheson è stato uno degli scrittori che ha influito più profondamente sull’immaginario della seconda metà del ‘900.

È stato un grande artigiano, un instancabile creatore di storie che sono confluite nei suoi libri, nei film per il cinema o e nelle serie tv – e che serie tv – a cui ha lavorato. Frammenti della sua immaginazione sono esplosi e si sono sparpagliati in ogni direzione, lasciando tracce durature in altri autori e, che ce ne accorgiamo o meno, nella nostra percezione del mondo.

L’orrore del quotidiano

Come ha fatto? Come spesso accade, in modo molto semplice: ha preso l’orrore e lo ha trasformato in qualcosa di quotidiano. O meglio, ha preso le nostre paure quotidiane e le ha portate alle loro estreme conseguenze, mostrandoci come la nostra vita di tutti i giorni, le cose che ci circondano, i pensieri che ronzano nella nostra testa prima di addormentarci, o quando ci svegliamo di soprassalto durante la notte, o persino quelli che si impossessano del nostro stato di veglia mentre siamo al volante o in fila al supermercato, siano potenzialmente in bilico sull’orlo dell’abisso.

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In questo modo, Richard Matheson è diventato uno degli autori decisivi nell’affermazione di un immaginario in cui il fantastico, l’orrorifico e il quotidiano sono strettamente intrecciati. Matheson, in altre parole, è stato uno degli scrittori e degli sceneggiatori più importanti del XX secolo, riconosciuto come tale da moltissimi autori altrettanto importanti, a partire da Ray Bradbury e Stephen King, per arrivare a Neil Gaiman e Anne Rice.

Ma prima di arrivare a Tre millimetri al giorno, partiamo da una doverosa premessa e domandiamoci: che tipo di autore era Richard Matheson?

Per rispondere ho pensato di partire da una recensione scritta nel 2013 – anno della morte di Matheson – dal grande Valerio Evengelisti. È un pezzo intitolato L’arte della concisione e inizia così:

“Richard Matheson esordisce nel 1950 sulla rivista The Magazine of Fantasy and Science Fiction con un racconto destinato a imprimersi per sempre nella mente di chi lo legge: Nato d’uomo e di donna. L’ispirazione è palese: si tratta in pratica del rifacimento di un racconto di Lovecraft del 1921, L’estraneo (Matheson opererà poi altre riscritture: il suo romanzo La casa d’inferno, 1971, richiama molto da vicino La casa degli invasati di Shirley Jackson).

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Che cosa distingue Nato d’uomo e di donna da un modello tanto illustre? Non è difficile scoprirlo. La storia di un ragazzo portatore di una mostruosità (ignota al lettore) così spaventosa da terrorizzare i suoi stessi genitori, era inserita da Lovecraft in un contesto tipicamente gotico: un castello con torri, corridoi interminabili e ali disabitate. Riusciva in fondo abbastanza naturale, in simile ambiente, la presenza di un mostro. L’effetto “orrore” era affidato solo al fatto che della natura precisa di quella mostruosità non si sapesse nulla. In Matheson l’ambientazione gotica scompare. Salgono così in primo piano gli stati emotivi dei personaggi, non dispersi dalla cornice. La prima frase è di quelle che sconvolgono: ‘Oggi mia mamma mi ha chiamato mostro’. Il paragone suonerà irriguardoso all’accademia, ma viene da pensare a Kafka e al suo Gregor Samsa. Il resto del racconto (di sole quattro pagine) non è però kafkiano. Prende direttamente alla gola e trascina il lettore in un vortice di angoscia. Il fatto è che non è straniante. Tutt’altro: concerne emozioni reali, che è impossibile non condividere a fondo. E, più le si condivide, più si è trascinati in un pozzo di cui non si scorge la fine.”

Emozioni reali’: sin dall’inizio è questo l’ingranaggio che fa funzionare il lavoro di Matheson. E girerà talmente bene da renderlo in pochi anni uno degli autori chiave del dopoguerra.

Le grandi storie di Matheson

Come dicevamo, Matheson ha esercitato una profonda influenza sugli autori attivi dagli anni ‘60 in poi, grazie ad alcune opere fondamentali e ancora notissime al grande pubblico.

Nel 1954, infatti, pubblica un romanzo destinato a finire sullo schermo ben quattro volte, basato su un’idea che venne allo stesso Matheson quando aveva diciassette anni e stava guardando Dracula. Stiamo parlando di Io sono leggenda.

Io sono leggenda

Poi, nel 1956 pubblica proprio Tre millimetri al giorno, che diventerà quasi subito un film di culto, e nel 1958 Io sono Hellen Driscoll. Alla maggior parte degli autori basterebbero questi titoli per entrare nella storia, ma per Matheson è solo l’inizio.

Dopo il successo dei primi anni, inizia a collaborare col cinema e con la tv. Alfred Hitchcock gli chiederà di lavorare alla sceneggiatura di Gli uccelli, ma la sua idea di non mostrare mai i volatili non piacque al regista britannico, che lo sostituì con Evan Hunter, alias Ed McBain. Negli stessi anni, però, inizia a scrivere alcuni episodi di una delle serie più importanti nella storia della tv, cioè Ai confini della realtà.

Matheson diventa uno dei principali fautori del successo della serie di culto, che porterà il mistero e l’orrore dentro le case degli americani e del resto del mondo, facendo spesso leva proprio sull’orrore quotidiano e più comune. Così come accadrà, anni dopo, in Duel, primo lungometraggio di Steven Spielberg, ispirato proprio a un racconto di Matheson, autore anche del soggetto e della sceneggiatura del film.

Dopo aver lavorato e aver fatto la storia della tv con Ai confini della realtà, l’autore americano lavora ad altre serie di straordinario successo come Alfred Hitchcock presenta e Star Trek, imprimendo ancora più a fondo il segno nel medium più popolare del XX secolo.

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Insomma, è chiaro a questo punto che l’immaginario prodotto da Matheson in oltre mezzo secolo di lavoro ha gettato le basi per la diffusione e l’affermazione della narrazione di genere – anche horror – in letteratura, alla tv e al cinema. Come ha scritto ancora Valerio Evangelisti,

“Siamo dunque di fronte a un autentico virtuoso dell’arte del narrare, capace di incursioni multimediali come richiede l’immaginario moderno, ma per riportare tutto a letteratura, cioè alla forma di racconto più antica e consolidata; salvo poi arricchire quest’ultima della visualità e della tecnica che in altri media hanno il loro dominio privilegiato”.

Una delle cose più curiose dei suoi primi due romanzi è che Matheson, a un certo punto della sua carriera, come racconta anche King in Danse Macabre, li vedeva come oggetti lontani, diversi da quello che era diventato nel corso del tempo. Li trovava interessanti, ma non eccezionali. E invece, come testimonia il loro successo lungo quasi settant’anni, sono due capolavori.

Tre millimetri al giorno, il capolavoro di Matheson

E così arrivo a Tre millimetri al giorno. Perché si tratterebbe di un capolavoro? Perché là dentro, in quell’innesco narrativo così semplice, e nella elaborazione che è stato capace di imprimere Matheson alla storia, c’è una vera e propria esplosione moderna, anzi contemporanea, in cui l’infinitamente piccolo e l’infinitamente grande della nostra psiche svelata dalla psicologia contemporanea si incontrano e deflagrano.

Scott Carey viene esposto a una nube radioattiva, cioè alla forma di energia che più ci ha terrorizzati – e continua a terrorizzarci – dal dopoguerra a oggi. Roba di tutti i giorni, quindi, sebbene enorme, misteriosa, di fatto sconosciuta a noi comuni mortali.

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Comunque, sembra sia filato tutto liscio, ma, a un certo punto, Scott si accorge che il suo corpo diventa ogni giorno più piccolo di tre millimetri. Che sono pochi, pochissimi, un’inezia, almeno all’inizio. Ma tutte le inezie, se trascurate, possono tramutarsi in una catastrofe. Lo sappiamo bene, anzi benissimo: ci capita ogni giorno, per i più svariati motivi.

Quindi, a quale destino è condannato il nostro anti-eroe? Con un vero colpo di genio artigianale, Matheson ce lo svela subito, perché ha deciso di montare la sua storia su due piani temporali molto distinti: l’inizio della vicenda e la fine. Anzi, quasi la fine.

In altre parole, assistiamo da un lato al rimpicciolimento di Richard – che diventa piccolo, sempre più piccolo, e fisicamente impotente rispetto alla moglie, che non può certo fare sesso con un uomo alto come un bambino che può tenere sulle ginocchia – e dall’altro all’enormità del mondo che lo circonda quando ormai è alto pochi centimetri e il ragno che abita la cantina in cui si è rifugiato è un mostro pronto a divorarlo. Sappiamo come è iniziato tutto e che vita infernale gli è destinata alla fine. E vogliamo sapere.

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Sapere cos’è accaduto in mezzo, se se la caverà, come ha fatto a fronteggiare il passaggio dalla potenza di un adulto sano, allo scoramento, alla depressione, alla eventuale rassegnazione. Tutte cose che ci capitano, ci spaventano e spesso ci terrorizzano. Tutte cose che segnano la nostra vita di adulti sbalorditi di fronte alla malattia, all’invecchiamento, alla morte e al progressivo e inesorabile rimpicciolimento delle nostre facoltà: ci inarchiamo, diventiamo più bassi, ci vediamo meno, le forze ci abbandonano e il mondo accelera, diventa enorme, incomprensibile, misterioso. La storia di Scott Carey, man mano che procediamo nella lettura, assume la luce sinistra di un avvertimento: forse anche noi siamo lui. Anzi, siamo lui.

Cosa succede, dunque, nel romanzo? Come se la cava Scott? Dovete leggere il romanzo di Matheson e scoprirlo. Come dice lo zio King,

“Fa parte dei pochi libri che consiglio alle persone, invidiando loro l’incredibile esperienza della prima lettura”.

Se volete scoprire la narrativa di Richard Matheson vi consigliamo la lettura di Tre millimetri al giorno



Fonte articolo: https://www.tomshw.it/

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Updated: 18 Luglio 2020 — 16:55
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