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Team Vitality, un progetto per spingere il settore eSport



Siamo stati a Parigi per scoprire il progetto a lungo termine che il Team Vitality ha intenzione di attuare per affermarsi sempre più nel mondo eSport.

Giovani, determinati e con le idee chiare. Fabien Devide e Nicolas Maurer, fondatori del Team Vitality, vogliono diventare un punto di riferimento, avviando un processo che è destinato a cambiare il volto degli eSports europei. Un progetto al quale Rewired.GG crede fortemente visto l’investimento supplementare di 14 milioni di euro che arriva in seguito ai 20 milioni investiti a novembre dello scorso anno. Siamo stati a Parigi per capire più da vicino come prenderà forma questo ambizioso disegno, raccontandovelo anche attraverso le parole dei suoi protagonisti.

34 milioni di euro sono una cifra considerevole, il più alto investimento mai fatto fino a oggi per una squadra esportiva europea. Considerata la crescita esponenziale che gli analisti hanno previsto per gli eSports non è difficile immaginare perché attirino capitali, ma la prospettiva di guadagno da sola non basta. C’è chi ritiene che gli eSports siano una bolla pronta ad esplodere, ma non ne è convinto Tej Kohli, il principale investitore nel team Vitality. C’è molto hype, ma non credo che scoppierà. Gli eSports sono ormai in giro da più di 10 anni, ma solo ora stanno decollando. Quando l’industria decolla e tu ne sei già dentro, puoi convivere con la bolla, ci spiega Kohli. C’è una singolarità però: si fanno molti investimenti ma il valore dei fan è molto basso, molti di loro sono ragazzini che non hanno denaro da spendere, tuttavia quei fan un giorno cresceranno.

Molte persone non comprendono che l’eSport è un fenomeno legato alla tecnologia, per Rewired.GG infatti si tratta di un investimento nell’ambito tecnologico, una progressione naturale del loro business. L’interesse per il mondo sportivo non è nuovo, Kholi aveva provato già in passato ad acquistare dei team sportivi in senso classico senza però riuscirci. Paragono Fabien e Nicolas ai fondatori di Google, Larry Page e Sergej Brin. Ci racconta Kohli. Sono così intelligenti, così preparati e i loro valori non sono poi così distanti dai nostri. Questa combinazione è stata fatale. Avevano già ottenuto molto con poco e insieme sapevamo di poter fare di più.

Il forte sostegno si traduce in un centro d’allenamento fisico e mentale all’interno dello Stade de France e in una sede, chiamata V.Hive, aperta al pubblico nel cuore di Parigi. Quasi 1000 metri quadrati di spazio che ospiteranno i fan e le persone curiose di vivere un’esperienza eSport diversa e più vicina ai propri giocatori preferiti, ma anche eventi su vasta scala come masterclass, conferenze, bootcamp e strutture di produzione media e uffici. Questi però sono solo i primi passi di un piano che avrà bisogno di anni per maturare, perché l’ambizione è quella di attuare un vero cambio di paradigma e dare una notevole spinta al settore.

Non chiamateli solo “giocatori”

Il mondo degli eSports, anche se relativamente giovane, è già cambiato molto. Prima c’era un’attenzione particolare alle abilità del singolo giocatore, poi i videogiochi hanno iniziato a proporre sempre più esperienze di squadra dove per vincere devi saperti coordinare con gli altri, comprendere le prestazioni e l’andamento della partita in frazioni di secondo. Lo step successivo che eleverà la competizione si giocherà tutto sulla preparazione mentale e fisica dei suoi attori principali, ne è convinto Nicolas Maurer mentre ci illustra le strutture in cui si alleneranno gli atleti.

Si punterà moltissimo sull’allenamento della concentrazione e della prontezza, grazie alla capacità di rifocalizzarsi all’istante durante i match. Molte prove possono essere estenuanti trattandosi di partite in serie dove un calo di concentrazione può pregiudicare il risultato. La comunicazione stessa farà parte dell’allenamento. Insomma, sarà un processo, un cambio di cultura che richiederà del tempo e che Team Vitality è fiducioso porterà risultati già a partire dal prossimo anno.

Ci siamo seduti a parlarne con Raynald Crochet, preparatore atletico, e Andre Pisani, mental coach, del team, entrambi molto curiosi ed eccitati all’idea di iniziare questo percorso. Questo è l’inizio di qualcosa di straordinario. Avere la possibilità di trovarsi in questo ambiente e imparare nuove cose e trasferire le nostre conoscenze a questo movimento. Dopo una carriera nell’esercito addestrando piloti di caccia e soldati delle Forze Speciali, nonché allenando atleti impegnati nelle competizioni maggiori, si troveranno a sviluppare le capacità dei giocatori professionisti insegnandogli prima di tutto a seguire uno stile di vita sano.

Un aspetto da non trascurare è la prevenzione, con esercizi posturali mirati per proteggere collo e spalle. I giocatori passano molte ore seduti, spesso mantenendo una posizione non corretta che nel lungo periodo può portare a diverse problematiche. Un altro tipo di intervento invece è incentrato sulla stimolazione cognitiva, in particolare del rapporto percezione-azione, mediante l’uso anche di software come NeuroTracker. Una preparazione mentale forte ha l’obiettivo di aiutare i giocatori a gestire e controllare le emozioni, ma prevede anche esercizi di respirazione e insegnamenti su come dormire bene ed essere riposati.

I giocatori iniziano a fare più tesoro delle loro risorse personali e anche se il gioco cessa di esistere o la loro carriera finisce, il lavoro individuale che hanno fatto su sé stessi lo ritroveranno al di fuori del gioco e potranno riutilizzare le proprie risorse nella vita di tutti i giorni. L’identità dell’individuo non è legata a un titolo particolare, e questo è un aspetto che a volte sfugge e sul quale si è lavorato meno fino a oggi.

Una casa per gli eSports

Vogliamo che i giocatori abbiano le loro case, la loro vita privata e che qui vengano per lavorare, racconta Maurer. Negli ultimi anni ha preso piede il concetto di Gaming House, che Maurer non ritiene essere molto sano, ma con un centro di allenamento all’interno dello Stade de France sposa un’altra concezione che nel tempo potrebbe addirittura trasformarsi in qualcosa di più grande: un’arena per le competizioni dentro la struttura di Saint-Denise. Il futuro sembra andare nella direzione di tornei basati sul modello delle franchigie, con Overwatch e League of Legends in testa, mentre la League di Call of Duty debutterà nel 2020 proprio ospitando le Home Series nelle città a cui sono legate le squadre.

L’insediamento all’interno dello Stade de France ha un duplice significato: per i francesi è un simbolo, d’altro canto avvicina gli eSports agli sport tradizionali. Da incognita e sorpresa stanno diventando sempre più la normalità, e in quanto a popolarità nel corso degli anni potrebbero arrivare a parlare un linguaggio ancora più universale del calcio. La strada è ancora lunga, ma i passi che si stanno muovendo sono importanti, soprattutto se analizzati alla luce di quella che è la particolarità di uno stadio come quello di Francia.

Costruito nel 1998, per i mondiali che hanno incoronato campioni del mondo i “galletti” per la prima volta nella loro storia, lo Stade de France ha una capienza di circa 80.000 posti – qualcosa in più di San Siro – ed è utilizzato soltanto dalle nazionali. Il modello di business è pertanto molto specifico e si basa principalmente su partite della nazionale di calcio, nazionale di rugby e grandi concerti ed eventi. Tutto ciò però non è sufficiente per reinvestire, per questo l’organizzazione si è imbarcata il rischio finanziario di organizzare, ospitare e promuovere altre attività come il Rockin’ 1000 o produrre un’opera. Interrogandosi e guardandosi intorno, gli eSports sono sembrati quasi una risposta ovvia per uno stadio come quello.

La prospettiva futura è quella di avere un’arena all’interno dello stadio – magari dopo i Giochi Olimpici – di cui ancora è presto per stabilire una capienza, ma che sarà costruita appositamente per gli eSports e diventerà la casa dei Vitality quando ci saranno da ospitare tornei basati sul modello delle franchigie. Quando i Vitality saranno impegnati altrove, potrebbe essere aperta a persone dall’esterno. Si configura come un modo per permettere agli eSports di crescere ulteriormente in Europa, non solo in Francia. È un modo per essere più vicini alle squadre e ai giocatori che avvicina gli eSports alla professionalità che si riconosce ad altre discipline, anche se in questo campo c’è ancora tutto il discorso delle regolamentazioni dei tornei da affrontare.

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Fonte articolo: https://www.tomshw.it/

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Updated: 12 Novembre 2019 — 12:49
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