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The Division 2 Episodio 3 – Coney Island: La Caccia | Recensione


Abbiamo provato in accesso anticipato The Division 2 Episodio 3 – Coney Island: La Caccia, l’ultimo dei contenuti gratuiti previsti nel primo anno di supporto al titolo. Lo sparatutto in terza persona di Massive Entertainment compirà infatti un anno di vita il 15 marzo, un lasso di tempo nel quale la strada non è sempre stata in discesa come invece l’ottima partenza faceva presagire. Non sarà neanche l’Episodio 3 a porre rimedio ai problemi strutturali che affliggono il titolo, infatti i grandi stravolgimenti sono attesi dopo la sua pubblicazione, ma il piano per ridare vitalità a The Division 2 è già stato tracciato e Coney Island: La Caccia farà da apripista a un nuovo anno di contenuti.

Come ogni episodio pubblicato fino a oggi, anche il terzo appuntamento con l’arricchimento narrativo si differenzia a seconda dell’acquisto o meno del Pass Anno 1. Tutti i possessori del Pass potranno giocare 1 settimana prima alle 2 missioni storia principali, sbloccare fin da subito la nuova Specializzazione e accedere anche a 2 Incarichi top secret. Non c’è mai pace neanche a Washington DC, dove i True Sons imprigionano civili e le Iene si sballano di Spezia in un nightclub. Chi è sprovvisto di Pass dovrà attendere un’ulteriore settimana per mettere le mani sui contenuti. Gli Incarichi top secret rimarranno invece un’esclusiva per gli utenti in possesso del Pass anno 1, mentre la Specializzazione numero 6, Firewall, è accessibile affrontando le sfide della Ricerca speciale. Prima di vedere i nuovi contenuti più nel dettaglio, facciamo un piccolo riepilogo sulla storia di The Division per capire perché Episodio 3 è un punto di snodo fondamentale.

Nelle puntate precedenti di Episodio 3…

Prima ci fu il terrore dilagante causato dal vaiolo Chimera: un virus potente, nato dai deliri di onnipotenza del virologo Gordon Amherst e creato in laboratorio col solo scopo di eliminare gran parte dell’umanità come soluzione per salvaguardare il pianeta. Nel pieno delle feste, durante gli acquisti sfrenati del Black Friday, le banconote infette passavano di mano in mano a una rapidità vertiginosa. Con solo 7 giorni di incubazione, i primi devastanti effetti iniziarono ben presto a comparire gettando la numerosa popolazione di New York – e il mondo – nel panico e nella disperazione. Mentre il veleno verde colpiva con ferocia, Manhattan diventava una città fantasma, inghiottita da una spirale di violenza che stritolava bellicosamente le strade semi deserte. Anarchia e psicosi si diffondevano più velocemente della pandemia e non sortivano nessun effetto né la legge marziale né le misure sanitarie in atto.

Con la Direttiva 51, tutte le persone infette vennero messe in quarantena nel centro di Manhattan. La zona di quarantena, ai posteri divenuta celebre come la nefanda Zona Nera, fu un immane disastro a livello di gestione che obbligò le forze spiegate alla ritirata. Mentre l’ordine era ormai perso e la Seconda Ondata di agenti della Divisione veniva resa operativa per sistemare la situazione, il virologo russo Vitaly Tchernenko, intrappolato all’interno del consolato russo a New York, stava conducendo delle indagini sul veleno verde per comprenderne le proprietà e trovare una cura che potesse fermare il virus. I nuovi agenti della Divisione, chiamati all’opera dopo il conclamato fallimento della Prima Ondata, non sono però riusciti a portare in salvo Tchernenko, rapito per ordine del primo agente traditore Aaron Keener.

Dopo essere stati richiamati a Washington per stabilizzare il potere centrale, dare speranza ai gruppi spontanei di cittadini organizzati in insediamenti e ricostruire pian piano una società non più sull’orlo del collasso, l’equilibrio è stato nuovamente scosso da un gruppo altamente militarizzato: i Black Tusk. L’organizzazione si è spinta, nell’arco di 2 episodi, fino al Pentagono, dove, nei laboratori DARPA, è nascosto il reattore di perfusione, uno strumento capace di sintetizzare degli antivirali. L’episodio 3 in arrivo a febbraio, ci porterà sulle tracce proprio dei Black Tusk e di Tchernenko. Con tutta la tecnologia acquisita e le offensive arrestate, è arrivato il momento per The Division di guardare avanti e concretizzare gli sforzi per realizzare una cura, nonché chiudere una ferita aperta fin dal primo capitolo che risponde al nome di Aaron Keener.

Coney Island: il parco divertimenti della morte

Non scenderemo ulteriormente nei dettagli delle missioni narrative che, alla difficoltà più blanda possibile, si completano sì e no in un’oretta, ma spenderemo ancora una volta qualche parola sull’abilità del team di creare delle ambientazioni davvero suggestive. Coney Island è nell’immaginario un luogo di relax e divertimento, una località che soprattutto in estate si riempie di vita e turisti. La Coney Island del gioco è deserta, le attrazioni sono mal ridotte e fuori uso e nella notte le uniche figure che si aggirano tra le auto scontro e le giostre sono quelle che compongono le ronde nemiche. Nonostante nel gioco i luoghi siano essenzialmente svuotati di ogni forma di vita, è come se evocassero un vissuto familiare attraverso gli oggetti. Le luci al neon crepitanti dell’insegna di un negozio di Arcade, l’imponente ruota panoramica che sovrasta ogni altro gioco del parco e perfino le urla e il fumo che simula la nebbia nella casa stregata.

Gli scontri che si consumano tra le giostre non hanno l’effetto sorpresa che si è avuto nel finale dell’episodio 2, ma non manca una dose di adrenalina causata da un insistente attacco di mortai che ci ha costretto a cambiare spesso riparo e ad aggredire i nemici nella nostra avanzata. Anche i livelli negli spazi stretti ci obbligano a non avere un atteggiamento passivo e ciò è senza dubbio pensato per poter sfruttare al meglio le abilità della nuova Specializzazione Firewall. Dotato di lanciafiamme come Arma Distintiva e fucile a canne mozze incendiario come arma da fianco, il Firewall è la soluzione perfetta per chi preferisce ingaggiare a corta distanza e per rendere pan per focaccia ai Purificatori che del fuoco come forma di pulizia hanno fatto il loro obiettivo di vita.

La mod abilità per lo scudo Aggressore permette di utilizzare alcuni tipi di armi anche quando è in uso, dando maggiore protezione e permettendo di rimanere più tempo in campo aperto rispetto a quanto avveniva con il Mitragliere. Inoltre, con l’aggiunta del Talento “Reazione d’orgoglio”, quando la corazza viene distrutta, tutti i nemici entro 5 metri prendono fuoco. La granata disponibile nell’albero delle abilità è la Granata a grappolo che lancia delle mini granate che esplodono coinvolgendo un’ampia area circostante. Sembrava logico anche qui aspettarsi una sorta di granata incendiaria, ma quella resta prerogativa della Specializzazione Sopravvivenza che, come il Firewall, è una scelta efficace contro gli effetti di stato.

L’elemento principe di questo aggiornamento è però solo il fuoco e non nascondiamo che è sempre stato molto soddisfacente dare alle fiamme i nemici. È stato divertente combinare la torretta incendiaria ai Guanti Cablati BT e decimare i nemici sotto i colpi di Piromane. The Division 2 è soprattutto un gioco dove in team si possono affrontare le sfide maggiori, anche se non abbiamo potuto valutare in modo approfondito la sinergia di Firewall con i compagni di squadra giocando sul server di test pubblico. Ciò che possiamo trarne, tuttavia, è che lo scudo Aggressore potenzia non solo i danni inflitti da chi lo usa ma anche i danni di tutti gli alleati che attaccano coperti dallo scudo, in proporzione al numero di nemici posti dall’altro lato. Con dei compagni in copertura sui fianchi, è più facile spezzare i tentativi di flank nemico mentre ci si apre una breccia nel cuore della difesa dando fuoco a tutto cioè che incontriamo sul cammino.





Fonte articolo: https://www.tomshw.it/

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Updated: 11 Febbraio 2020 — 21:16
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