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torna il capolavoro che ha plasmato un genere


Diciotto anni sono tanti. Sono quelli passati dall’uscita del primo Shenmue su Dreamcast, la mai dimenticata ultima console di SEGA. Oggi vedremo la recensione di Shenmue I e II, una remaster per PC, PS4 e Xbox One che ci fa tornare indietro nel tempo. La serie di Shenmue non è stata un’opera qualsiasi: ha ridefinito un genere, quello degli action open world, un progetto estremamente ambizioso, anzi seminale, di Yu Suzuki, che all’epoca in molti non capirono a fondo. Se il terzo capitolo arriva dopo 20 anni, infatti, c’è un motivo, ed è il fatto che nessuno finora ha voluto investire di nuovo in una scommessa probabilmente fallimentare in termini di vendite, che però ha raccolto milioni di dollari da una campagna di crowdfunding su Kickstarter: sono i fan a voler vedere la fine di questa storia, non c’è dubbio.

Il terzo capitolo è quindi in sviluppo e uscirà nel 2019, per cui Shenmue I e II vengono offerti a un pubblico che magari non aveva avuto l’occasione di giocarli all’epoca, o addirittura ancora doveva nascere. Gli anni si sentono eccome: Shenmue ha messo sul piatto meccaniche per l’epoca estremamente innovative, ma non si può dire che graficamente sia invecchiato bene. SEGA non ha voluto effettuare un upgrade grafico come invece sta facendo per la serie Yakuza Kiwami, forse per una precisa scelta di investimento, forse per lasciare intatta l’identità della serie. Non lo sapremo mai, quello che resta è un capolavoro che in ogni caso va giocato, a prescindere dai miglioramenti tecnici accorsi negli ultimi decenni nel campo dei videogiochi.

Una vendetta non ancora conclusa

Protagonista dell’indimenticabile vicenda narrata in Shenmue I e II è Ryo Hazuki, un ragazzo esperto di jujitsu che vede assassinare il padre davanti ai suoi occhi da parte del temibile Lan Di. Ryo decide di vendicare il padre e partirà in una spasmodica ricerca di indizi prima nella sua città di Yokosuka, poi a Hong Kong, scenario dove si svolge il secondo capitolo. La storia come tutti sanno è stata poi troncata, ma vedrà finalmente la sua conclusione in Shenmue III.

Il giocatore controlla quindi Ryo in terza persona e dovrà innanzitutto scendere in strada e parlare coi passanti per ricostruire i movimenti di Lan Di. Potrà interagire con tutti, giocare ai videogiochi coin-op o altri minigame (cosa vista anche nella serie di Yakuza), il tutto senza mappe, percorsi o aiuti per il giocatore. Solo un taccuino dove il protagonista segnerà indizi ed eventi importanti.

Oggi i giocatori sono abituati ad essere portati per mano in un percorso a binari, anche in contesti open world. Qui è tutto diverso e in effetti più realistico: bisognerà guardare i cartelli, tornare dalle persone il giorno seguente se sono occupate, insomma Shenmue I e II possono essere visti anche come life simulator, con tutti i pro e contro del caso.

Sicuramente Shenmue II introduce elementi che più si avvicinano ai giochi moderni come la mappa, la possibilità di portare in avanti il tempo e scelte narrative più mature sia di inquadrature che di dialoghi, ma Shenmue nella sua interezza rimane comunque un’opera riflessiva e per questo emozionante. Ha uno stile unico e tutto suo, è la visione di un autore. E questo non è poco, in un mercato fatto molto spesso di derivati.

Presente e passato

Un’opera che, con i mezzi dell’epoca, aveva qualcosa di miracoloso: ciclo giorno/notte NPC che ravvivano la città, la sensazione di trovarsi davvero in un mondo in movimento. Certo i controlli, seppur modernizzati, sono un po’ legnosi, così come la telecamera durante le fasi di gioco. Inoltre Shenmue è tutto sommato una serie molto lineare e basata sulla storia: bisognerà farsi trovare in determinati posti a quell’ora del giorno, scovare determinate persone e parlarci, andare da un punto A a un punto B. Nel mezzo c’è di tutto, proprio come n una vera città, quindi missioni secondarie, segreti e scene alquanto bizzarre. I “nuovi” giocatori potrebbero giudicarlo lento e chiaramente risulta avere un andamento più pacato rispetto alle schizofreniche produzioni moderne.

Confrontate ad esempio il trailer del vostro film preferito, dell’ultimo periodo, con uno prodotto 20 anni fa: la differenza c’è eccome, non in termini di migliore/peggiore, ma per quanto riguard la velocità con cui oggi i mezzi di comunicazione di massa comunicano: estrema velocità.

Giocare a Shenmue invece significa prendersi del tempo, assaporare la storia, perdersi nei vicoli, cercare segreti e provare tutte le attività collaterali. Ryo potrà (anzi) dovrà lavorare per racimolare i soldi per il biglietto ad Hong Kong, ma questa saga ha anche portato con sé una meccanica utilizzatissima da molti titoli successivi: i Quick Time Event. Si tratta di sequenze cinematiche dove premere determinati tasti al momento giusto, pena la sconfitta. I combattimenti chiaramente sono molto presenti, con tanto di combo, ma chiaramente soffrono un po’ del tempo trascorso, anche risultando piuttosto godibili.

Cosa è migliorato?

Al di là di tutto di questa remaster di Shenmue I e II abbiamo un giudizio, per così dire, neutro. I due titoli sono imprescindibili per chi si vuole definire un appassionato di videogiochi, ma per queste “nuove” versioni sono stati migliorati i controlli, aumentato la risoluzione, introdotto il 16:9 nelle sequenze giocate (no, quelle di intermezzo sono state lasciate in 4:3), ma fondamentalmente sono gli stessi giochi di 18 anni fa.

Un bene, un male? Questo lo lasciamo giudicare a voi, noi vi diciamo che siamo felici di rivedere Shenmue I e II anche sulle attuali console e PC, ma non ci sarebbe dispiaciuto un vero miglioramento grafico, alla stregua di altri recenti remake (Crash, Spyro, Yakuza ecc, con le dovute differenza sia chiaro). Fanno piacere anche i dialoghi sia in giapponese che in inglese, ma il gioco non ha neanche i sottotitoli in italiano (ci sta però lavorando un gruppo amatoriale).

Shenmue I e II sono due perle e se non li avete mai provati consigliamo caldamente l’acquisto in vista del terzo capitolo, che sarà graficamente più moderno.

PRO

  • È Shenmue, questo è già un pro
  • Storia affascinante supportata da un’ottima colonna sonora
  • Una pietra miliare che ha ispirato generazioni di sviluppatori

CONTRO

  • Graficamente non è invecchiato bene
  • Remaster pigra, SEGA non si è sforzata più di tanto

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Fonte: http://www.optimaitalia.com/

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Updated: 3 settembre 2018 — 16:01
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