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Un contratto per cambiare Internet, arriva #ForTheWeb


Tim Berners-Lee, considerato “il padre” del World Wide Web ha avviato una campagna mirata a contenere i problemi come discriminazione, manipolazione politica, linguaggio violento e altre piaghe che oggi avvelenano la comunicazione online. L’iniziativa, annunciata al Web Summit di Lisbona, porta avanti un discorso avviato dallo stesso Berners-Lee nel 2014.

Berners-Lee ha proposto un “Contratto per il Web“, che dovrebbero sottoscrivere aziende e utenti e che richiama il concetto di “Magna Charta del Web” che aveva espresso quattro anni fa. L’obiettivo è sempre lo stesso, vale a dire tutelare i diritti delle persone. La versione finale del documento è attesa per maggio 2019. Sono già più di 50 le società e le organizzazioni che hanno sottoscritto il documento e altre, si spera, si aggiungeranno nel corso dei prossimi mesi. Chiunque può aggiungere la propria voce alla campagna visitando la pagina dedicata e cliccando sul pulsante “Add Your Voice”. Alla campagna è associato l’hashtag #ForTheWeb.

Il Web libero e aperto affronta sfide reali. Oltre metà della popolazione mondiale non è ancora online. Per l’altra metà, gli innegabili benefici sembrano doversi bilanciare con fin troppi rischi inaccettabili: per la nostra privacy, la nostra democrazia, persino la nostra sanità mentale.

Intervistato da Ian Sample per The Guardian, Berners-Lee nota come la diffusione di Internet abbia portato troppi problemi. “L’umanità connessa tramite la tecnologia sta funzionando in modo distopico. Abbiamo abusi online, pregiudizio, preconcetto, polarizzazione, fake news, (il sistema) è danneggiato sotto diversi punti di vista. Questo è un contratto per rendere il web qualcosa che serva l’umanità, la scienza, la conoscenza e la democrazia”, ha detto.

Il contratto prevede che i governi assicurino ai cittadini accesso “tutta Internet” (un rimando alla net neutrality) e che la loro privacy sia rispettata affinché si sentano di poter andare online “liberamente, in sicurezza e senza paura”. Le aziende si impegnano a rendere i costi accessibili per tutti, nel rispetto della privacy e dei dati personali, e a sviluppare tecnologie mirate a garantire che il Web sia “un bene pubblico che metta le persone al primo posto”. La Magna Charta del Web riconosce agli utenti la responsabilità di creare contenuti che siano “ricchi e rilevanti”, di creare comunità che rispettino il dialogo civile e la dignità umana, e di lottare per un web che sia “una risorsa pubblica e globale per la gente di tutto il mondo”.  I principi su cui si sta costruendo il documento sono raccolti in questa pagina.

Tra i primi firmatari ci sono Gordon Brown (ex Primi Ministro UK), Google, Facebook, Richard Branson (Virgin), CloudFlare, W3C e molti altri.

Una rete non tutelata apre la strada alla sorveglianza indiscriminata, ancora peggio di quanto già accada ora.



Fonte articolo: https://www.tomshw.it/

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Updated: 6 novembre 2018 — 14:11
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