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WhatsApp, in Italia non è reato usarlo per segnalare posti di blocco e autovelox: ecco perché


In queste ore si sta parlando parecchio della sentenza del gip di Genova, che ha assolto i quarantanove membri di un gruppo WhatsApp che erano stati denunciati lo scorso settembre per aver utilizzato il gruppo per informare i partecipanti della presenza di pattuglie e posti di blocco nella zona della Valle Scrivia. All’interno del gruppo erano presenti anche insulti espliciti rivolti alle forze dell’ordine, ma anche in questo caso non reato.

Il fatto: una chat di gruppo per evitare le pattuglie

Lo scorso settembre finita sotto agli occhi delle Autorit liguri una chat utilizzata principalmente da giovanissimi e pensata con lo scopo principale di informare tutti i partecipanti della presenza di, soprattutto, pattuglie e posti di blocco delle Forze dell’Ordine impegnati nei canonici controlli di rito. L’obiettivo era quello di evitare scomodi controlli all’etilometro dall’esito incerto, e non solo, in modo da ridurre ai minimi termini la possibilit di imbattersi in sanzioni.

Idea sulla carta molto interessante, ma all’atto pratico pericolosa. Hanno rischiato una grave ripercussione nella “vita reale”, infatti, i 49 denunciati per aver fatto uso attivo del gruppo WhatsApp. Le accuse: interruzione di pubblico servizio e favoreggiamento, vilipendio all’Arma. Nel gruppo, infatti, pare che non ci fossero limiti nell’uso di parole poco gradevoli rivolte nei confronti delle Forze dell’Ordine, un metodo per rendersi forti contro le Autorit.

Gli sviluppi: assolti tutti i partecipanti della chat

L’idea di formare un gruppo per evitare le pattuglie non neanche cos originale, tuttavia ha fatto forse ancor pi notizia l’esito del processo riportato nelle scorse ore da varie testate giornalistiche online. I 49 ragazzi denunciati sono stati difesi dagli avvocati Matteo Carpi, Nicola Scodnik, Alessandro Costa e Barbara Costantinio e, secondo il gip, la creazione del gruppo “non avrebbe comportato alcuna alterazione del servizio che sempre stato svolto regolarmente”, soprattutto in considerazione del “numero limitato dei partecipanti alla chat” in relazione al numero di utenti della strada.

Decadono anche le accuse di “vilipendio pubblico”, visto che comunque la chat di gruppo limitata a un numero circoscritto di utenti e tutte le conversazioni sono di natura privata. Insomma, l’esito del processo che in Italia non reato utilizzare dei trucchi per aggirare le “insidie” della strada provenienti dalle Autorit, a patto che siano fatte in luogo privato.



Fonte: https://feeds.hwupgrade.it

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Updated: 28 Gennaio 2020 — 17:42
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