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Zombie: nei fumetti c’è un prima e un dopo Robert Kirkman


Occhio al cervello perché stiamo per parlare di zombi. La paura vi torce le budella a sentire quel nome, quella categoria di mostri che è di fatto inarrestabile. Non importa quanto correrete perché loro mai si stancheranno di cacciarvi: la fame li spingerà sempre verso di voi, almeno finché respirerete.

Il ritorno degli zombie

E di chi è la colpa di ciò? Di un virus, di un’apocalisse, di una qualche magia vuduista? No, ma bensì è di coloro che hanno riportato in auge quei dannosi lenti/veloci essere immortali. Perché, come in tutte le cose, c’è un prima e un dopo, un purulento spartiacque che di fatto ha permesso alle nostre paure di tornare a galla. C’è un prima George A. Romero, in cui gli zombi erano fantocci incantati haitiani, e c’è un dopo, in cui si inaugura l’immagine apocalittica di morti cannibali, lenti esseri mossi da un cieco e immotivato istinto all’estinzione della società civile. Grazie George, davvero. Ma se Romero sta agli zombi cinematograficamente parlando, allora in ambito fumettistico non possiamo non citare Robert Kirkman, il paladino della morte delle pagine inchiostrate.

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È proprio il fumettista del Kentucky che dobbiamo ringraziare se gli zombi sono tornati alla ribalta dopo un periodo di letargo forzato. Ricordandosi delle fatiche di Romero, ha scoperchiato di nuovo quella cripta nascosta e chiusa da anni. Ha rotto il sigillo della tomba infestata, rilasciando la nube di male su tutto il mondo, sotto forma di ottime serie a fumetti. E mentre lui sale nell’olimpo degli dei, con fumetti, spin off, serie tv, merchandising e il tutto esaurito alle fiere, a noi non rimane che gustarci la sua perversa e fantastica visione della morte.

The Walking Dead: fenomeno globale

Il tutto è partito però dalla carta stampata, nel 2003, con l’ormai pluri-discussa serie The Walking Dead, dove le creature dal passo lento fanno da sfondo alle vicissitudini di un gruppo di persone che cercano solo di salvarsi dall’invasione zombi. In questo caso, il pericolo morto è la miccia che scatena la storia, non è soltanto l’avvertimento costante da cui scappare. Prima di lui la scelta era semplice: in un’apocalisse zombi o scappavi o uccidevi, adesso invece sei costretto a conviverci. Da bravo sceneggiatore si concentra sui personaggi, li approfondisce al meglio in un ambiente del tutto ostile e nuovo. Un’idea niente male che non passa inosservata. La Case delle Idee lo nota, lo sente respirare e affamata di talento decide di divorarlo, offrendogli la possibilità di giocare con tutti i suoi personaggi. Uno spazio a sé, regole a sé, dove tutto è permesso, come in un negozio deserto perché il proprietario è fuggito.

Marvel Zombie: crampi della fame 

Nasce così Marvel Zombie (2005), una miniserie a fumetti, ambientata in una versione alternativa, Terra-2149, dove un’apocalisse zombi (chissà perché deve sempre trattarsi di un’apocalisse) ha fagocitato il mondo dei supereroi, trasformandoli in non morti assetati di carne umana. Il risultato è che gli uomini comuni dicono addio alla vita con una velocità senza pari e poi arriva il bello. Il punto di svolta è l’approccio che Kirkman usa subito dopo, raccontando quello che succede poi, quando la carne umana è finita e la fame non smette di farsi sentire. Abbiamo imparato ad amare i supereroi perché di fronte alle avversità non erano tipi da arrendersi. Stessa cosa, soltanto che non facciamo più il tifo per loro. Offre un nuovo punto di vista dei non morti, lontano dall’idea di critica al consumismo succube della società e zombificata dalla pubblicità (sempre i centri commerciali), umanizzandoli. Cosa non sarebbero disposti a fare i più grandi eroi della Terra per colmare i campi della fame? Un modo di vedere gli zombi del tutto innovativo, come scenari e come protagonisti, per quello che di fatto è diventato il maestro dell’oscuro del fumetto americano.

Se oggi fumetti, film, serie tv e videogiochi vedono il ritorno alla ribalta dei non morti più inarrestabili di sempre lo si deve anche a Robert Kirkman, e alla popolarità che ha generato intorno alle sue opere. Fattore ancora più importante: ha rielaborato originalmente quello che George Romero aveva reso un must. «Paura per l’estinzione del fumetto? No davvero. È un medium che non morirà mai, anzi ci sopravviverà» parole che ricordano tanto le sue creature predilette. Grazie zombie guy del fumetto americano.



Fonte: http://www.orgoglionerd.it

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Updated: 30 ottobre 2018 — 11:21
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